Itachi Uchiha e le parole di Ungaretti: la morte si sconta vivendo

Itachi, fratello di Sasuke, è uno dei personaggi più malinconici ed affascinanti di Naruto

Vita e morte coesistono in lui come due binomi inscindibili, come due facce della stessa moneta, è come un corvo appeso ai fili del suo triste destino, un corvo in gabbia, costretto ad indossare i panni del traditore con gli occhi sempre gonfi di sangue. Dentro il suo sguardo la vita si sgretola e l’illusione diventa un mantello da indossare per sopprimere il peso del passato.

Itachi Uchiha

Itachi ha scelto il suo destino, si è trovato dinanzi a un bivio ed ha percorso la strada della morte e dell’odio. Ha sterminato il clan Uchiha, ha ucciso la madre e il padre con gli occhi in lacrime e il volto sporco di sangue. Ha ucciso per il bene del villaggio e per garantire la vita a suo fratello minore Sasuke, per proteggerlo da un’ingente fine. Se non avesse sterminato i membri del suo clan probabilmente ci sarebbe stata una guerra civile tra quest’ultimi e il villaggio della Foglia. Itachi sceglie la via del sangue per arrivare alla pace, sceglie la sua morte per dare un futuro al fratello. Indosserà la pesante maschera di traditore e vivrà lontano dal villaggio, nell’ombra, nel rancore. In questa figura  apparenza e esistenza contrastano. Itachi è costretto ad indossare e nutrire un’immagine di sé diversa da ciò che veramente è. Lui è un’anima nobile avvolta dal dolore, dal desiderio impossibile di essere se stesso. Sceglie la strada lastricata di sofferenze e di menzogne che lo porta ad essere odiato e ad essere visto come un nemico. La grandezza e la forza di Itachi non si possono misurare, accetta la via che ha intrapreso e la percorre fino all’ultimo passo, resta coerente, senza rimpianto immerso nel mare dell’odio e del silenzio. Prende sulle spalle il peso della sua scelta e va avanti camminando tra i fiori della morte, volando sopra i campi di grano, vivendo dentro un’illusione che lo divora, dentro una luna rossa tanto bella quanto irreale.

La morte si sconta vivendo

La poesia Sono una creatura di Ungaretti parla degli effetti disumanizzanti della guerra sul proprio essere, la lirica è costruita su una similitudine tra il poeta e la riduzione della sua anima a pietra. Le sofferenza e il dolore prosciugano la vita e lasciano l’io del poeta insensibile. Il pianto non trova modo di potersi esprimere e l’esistenza intesa come movimento continuo è assente. Davanti al dolore l’uomo ha un istinto naturale a rinchiudersi dentro il suo castello di illusioni, in una stasi soffocante che porta alla non vita. Le lacrime sono finite, il pianto non si vede, resta solo la stanchezza del dolore, una stanchezza che non porta più ad essere sensibili dinanzi alla sofferenza. La morte si sconta vivendo, la morte è una liberazione dal male della vita, la morte è un porto sicuro, è la pace tanto sognata che sottrae l’uomo dal dolore e dall’angoscia vitale. La morte è parte integrante della vita e ci accompagna per mano fino alla fine.

Lo sguardo di Itachi e il nostro

Ogni giorno moriamo, il tempo ci corrode. La vita non deve essere subita, non dobbiamo rinchiuderci nelle mani della morte. Itachi sceglie il suo destino, è padrone di se stesso. Molte persone oggi vivono senza consapevolezza del tempo che passa, le cose fatte sono fini a se stesse, le decisioni sono sempre evitate, queste persone lasciano che la vita scelga al posto loro. Tutto viene procrastinato e giunti al dunque gli uomini sentono di non aver vissuto abbastanza, vorrebbero altro tempo. Cosa divide la vita della morte? Cosa distingue una persona da una pietra? L’uomo a differenza degli oggetti ha la possibilità di scegliere, scegliere in che prigione abitare, scegliere di accettare il peso del futuro nell’inconsistenza del presente. Restiamo coerenti con le nostre decisioni, diamo peso ai nostri passi verso l’avvenire. Nutriamoci della sofferenza, della felicità, rimaniamo appesi alla vita, con gli occhi svegli, fulminei. Che volto abbia la fragilità nemmeno noi lo sappiamo, spesso viene nascosta dietro maschere di fumo. Solo attraverso il dialogo e l’incontro si crea vita, il male sgorga dalla nostra bocca e rimane solo una dolce voglia di vivere appieno, di non sprecare nemmeno un silenzio della nostra esistenza. Se Itachi avesse cercato un dialogo con il fratello, il suo destino sarebbe cambiato?

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