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Spazio, ultima frontiera del cinema e ultimo destino dell’umanità

Il 18 dicembre 2019 esce nelle sale di tutto il mondo Star Wars: The Rise of Skywalker, l’entusiasmo è letteralmente alle stelle.

Molto tempo fa in una galassia lontana lontana il 25 maggio 1977 una pellicola sperimentale veniva distribuita solo in un numero limitato di sale cinematografiche, oggi dopo 42 anni quel esperimento è diventato parte della nostra cultura e ha cambiato per sempre il mondo.

Guerre Stellari, il fenomeno culturale della civiltà postmoderna

Nel 1977 la NASA aveva concluso ormai da 5 anni le ultime missioni umane sulla luna e la corsa allo spazio era già storia ma l’entusiasmo per l’esplorazione spaziale sembrava tutt’altro che affievolito, era l’era del postmoderno e il futuro immaginato dai grandi cineasti pareva radioso e affascinante, tra di questi v’era George Lucas il quale però ci presentò uno spazio diverso, una galassia totalmente nuova, senza terra, senza Stati Uniti, una galassia estranea al mondo della Guerra Fredda ma comunque ricco di particolari politici, da un lato un Impero, totalitario e autoritario che distrugge interi pianeti per eliminare la “minaccia ribelle” e dall’altro la Resistenza, appunto i ribelli, combattenti per la libertà e servitori del lato chiaro della forza, un plot semplice, buoni contro cattivi, effetti speciali mai visti prima e il piatto è servito, la ricetta perfetta per il successo, Star Wars da quel 1977 è subito diventato un fenomeno culturale, una space opera degna delle migliori rappresentazioni teatrali con i suoi eroi, antagonisti e principesse da salvare; tutto ciò che era parte integrante del film, dagli stormtrooper ad Han Solo divenne immediatamente cult, festival e raduni nacquero a migliaia in tutto il mondo e lo stile di vita Jedi venne interpretato e vissuto come una vera e propria religione, quello che in principio non era altro che un film ora rappresentava i sogni di una generazione e ne plasmava le future, imprimeva nella società un topos culturale che ha ineluttabilmente cambiato le fondamenta della stessa.

Bologna, statua di Yoda di fianco a quella di Padre Pio

Fantascienza cinematografica e realtà, quanto sono collegate

L’uomo non mette piede sulla superficie lunare da 47 anni, da quando le missioni Apollo sono finite molti sono stati i progetti per future missioni con equipaggio, tuttavia tutti scartati o archiviati per infattibilità economica e spesso anche tecnica, ma gli anni ’20 di questo XXI secolo potrebbero vedere qualcosa di nuovo, o meglio, qualcosa di già visto, si chiama Space Launch System -SLS-  e sarà il razzo più grande e potente mai costruito, anche più del celeberrimo Saturn V (il vettore che portò sulla Luna l’Apollo 11); l’SLS, il quale volo inaugurale (senza equipaggio) è fissato per Giugno 2020 ha richiesto circa 9 anni di lavoro e test, dei quali l’ultimo (un fallimento controllato) condotto l’8 dicembre di quest’anno si è rivelato un successo oltre ogni aspettativa con una capacità di serbatoio maggiore del 260% per oltre 5 ore prima dell’esplosione; insomma l’uomo -anzi una donna, stando a quanto programmato dalla missione Artemis– sembra pronto a ritornare sulla Luna a distanza di 50 anni; un parallelismo curioso prendendo in considerazione la saga di Star Wars, il primo capitolo uscì nelle sale 5 anni dopo la conclusione delle missioni Apollo e oggi l’ultimo capitolo vede la luce 5 anni prima del ritorno programmato dell’uomo sulla Luna; il cinema è lo specchio della società e della cultura, quindi che la fantascienza, e in special modo quella spaziale, abbiano trovato un rinnovato interesse da parte delle masse non è una coincidenza, circa 2 anni fa Elon Musk mostrava a tutto il mondo come un’azienda privata potesse creare un razzo potentissimo e farlo decollare senza problemi, oggi torniamo sulla luna ma per restarci e utilizzarla per spingerci oltre, forse una scintilla si è accesa.

Rendering dello Space Launch System

Oblio o eternità, distruzione o prosperità, come sarà il futuro?

Quando pensiamo alle opere fantascientifiche, che siano fumetti, libri o film, possiamo dividere il genere in due categorie ben distinte, il distopico (apocalissi nucleari, invasioni aliene, catastrofi naturali ecc…) e l’utopico (colonie spaziali, inquinamento annullato, governi planetari), molto raramente questi due sottogeneri si incontrano e spesso assistiamo a opere estreme in ambo i casi, si pensi a La guerra dei Mondi da un lato e al blasonato Star Trek dall’altro, con Star Wars utopia e distopia si uniscono creando un mix dove abbiamo un’integrazione pressoché perfetta tra migliaia di razze aliene, abbiamo governi planetari e uno stato galattico, ma vi sono anche i pianeti distrutti e l’oppressione di un regime filo-fascista, Lucas ha sicuramente creato un altro universo, ma forse non molto diverso dal nostro, dove povertà e ricchezza convivono, dove miseria e opulenza si incontrano, dove ottimismo e pessimismo si scambiano opinioni ma non le condividono e così come nel cinema, il futuro è dipinto in modo drasticamente diverso da i diversi punti dal quale lo si osserva; ci sarà sempre chi vedrà il bicchiere mezzo pieno anche se è totalmente vuoto e viceversa, l’autodistruzione e l’oblio certo non sono futuri auspicabili e con i tempi che viviamo sono spaventosamente vicini, ma l’umanità cambia, il pensiero e la cultura cambiano influenzando il cinema che a sua volta influenza la società; il pensiero (decisamente ottimistico) di chi scrive questo articolo è che il genere umano possa migliorare, spingendosi oltre quella fase di adolescenza nella quale vive.

 

Star Wars sta per concludersi, ma il suo retaggio rimarrà indelebile nella storia del cinema; ci ha insegnato quanto il futuro possa essere sia utopico che distopico e che le nostre scelte sono importanti affinché la nostra specie sopravvivi, ma la domanda che maggiormente solleva è “meritiamo di sopravvivere?”.

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