Il Superuovo

Anche i linguisti dilettanti possono creare lingue nuove: un esempio è l’Esperanto dell’Isola delle Rose

Anche i linguisti dilettanti possono creare lingue nuove: un esempio è l’Esperanto dell’Isola delle Rose

Uno stato libero e indipendente, creato dal nulla, ha bisogno di una lingua libera e indipendente creata (quasi) dal nulla: è quello che probabilmente ha pensato l’ingegnere Giorgio Rosa, nella scelta di dare alla sua neoformata Repubblica Indipendente dell’Isola delle Rose come lingua ufficiale l’Esperanto. 

L’Isola delle Rose come era realmente
(La Stampa)

Oggi vi racconto una storia che fa sognare. Anzi, ve ne racconto alcune. Vi racconto la storia di Giorgio Rosa, che con qualche amico ha costruito dal nulla la sua Isola delle Rose, la cui storia è raccontata in un film appena uscito. Vi racconto la storia dell’Esperanto e del suo ideatore, Ludvik Zamenhof, che sognava di donare al mondo una lingua libera ed internazionale. Insieme a lui, tra Ottocento e Novecento, sono stati tanti i “non addetti ai lavori” che, con impegno straordinario, hanno contribuito in modo significativo al mondo della cultura.

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose

Negli ultimi giorni ha avuto molto successo l’uscita su Netflix di un nuovo film italiano, L’incredibile storia dell’isola delle Rose, prodotto da Groenlandia sotto la direzione di Sidney Sibilla, con Elio Germano nei panni di Giorgio Rosa. La storia narra una versione un po’ romanzata di una vicenda realmente accaduta nella Rimini del ’68: Giorgio Rosa, giovane ingegnere bolognese, decide di costruire insieme a qualche amico una piattaforma a largo nel mare, a 500 metri dalle acque territoriali italiane. L’isola così formata, che prende il nome di Isola delle Rose (o Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rosoj), accoglie di giorno in giorno decine di curiosi e si organizza come uno Stato, rilasciando anche qualche passaporto e una serie di francobolli. L’impresa di Rosa sarà ostacolata dalle autorità italiane, che nel 1969 ne ordinano la distruzione, ponendo fine al sogno, ma non alla leggenda, della micronazione.

L’inizio del Vangelo secondo Giovanni in Esperanto.
(in sua favella – blogger)

L’Esperanto: una lingua per tutti

Un elemento che forse non emerge molto dal film rende questa vicenda ancora più particolare. L’Isola delle Rose aveva adottato come lingua ufficiale l’Esperanto, non volendo riconoscere come lingua ufficiale una lingua di un altro Stato. Ma cos’è l’Esperanto, e come è nato?

L’Esperanto è una lingua artificiale, formata sulla base delle lingue indoeuropee e pensata, in origine, come lingua internazionale. Nel progetto del suo ideatore, l’obiettivo dell’Esperanto era dare un linguaggio internazionale e indipendente da tutte le altre lingue, senza sostituirsi a nessuna lingua all’interno delle singole Nazioni. La sua struttura è intuitiva e si presenta con una grammatica estremamente regolare, molto semplice da imparare e basata su una serie di radici, a cui si possono aggiungere una quarantina di affissi per formare un gran numero di parole, il che la rende una lingua estremamente produttiva, ovvero capace di formare con facilità molti neologismi. Nonostante non l’Esperanto non abbia raggiunto la diffusione sperata dal suo inventore, è ora possibile impararlo anche tramite piattaforme online (tra cui lernu!, che offre anche molte informazioni in più sulla lingua e la sua storia), e sono ancora presenti quasi in tutto il mondo associazioni esperantiste, che oltre a offrire corsi mantengono viva la tradizione della lingua.

Zamenhof, Schliemann, Ventris: la passione per la cultura nasce lontano dai banchi di scuola

Come ho anticipato, l’idea dell’Esperanto nasce da Ludvik Lejzer Zamenhof (1859-1917), oftalmologo polacco appassionato di lingue. Cresciuto nella città di Białystok, caratterizzata dalla presenza di molte realtà linguistiche differenti, si pone in opposizione all’individuazione di una lingua nazionale da utilizzare in ambito internazionale: nel 1887, sotto lo pseudonimo di Dottor Esperanto, Zamenhof pubblica la sua invenzione e dà inizio alla vita di una lingua che continua tutt’ora.

Tra l’Ottocento e il Novecento, Zamenhof non fu l’unico uomo “comune” (e con questo intendo una persona non appartenente al mondo accademico della linguistica, nel caso di Zamenhof) a coltivare profondi interessi culturali. Ad esempio possiamo ricordare la figura dell’imprenditore Einrich Schliemann (1822-1890), che mosso da un interesse forte verso i poemi omerici intraprese una ricerca archeologica sulla sponda asiatica dello stretto dei Dardanelli, presso la collina di Hissarlik, ritrovando i resti delle mura della città di Troia, fino a quel momento considerata poco più di una città di fantasia. Restando nell’ambito della storia greca, dobbiamo al giovane architetto Michael Ventris (1922-1956) la decifrazione delle tavolette in terracotta scritte nella grafia Lineare B, riconducibili alla civiltà micenea.

Chi ha detto, insomma, che il proprio contributo alla cultura si possa dare solo dai banchi di scuola?

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