Invocare una dea per parlare degli uomini: l’inno a Venere di Lucrezio e De Gregori

De Gregori e Lucrezio invocano la dolce Venere per delineare la propria visione del mondo oltre le apparenze.

S. Botticelli: “La Nascita di Venere”; fonte: studenti.it

L’invocazione alla dea dell’amore e della bellezza trasporta il lettore in una dimensione mitologica e poco reale. De Gregori e Lucrezio, però, ricorrono alla madre del mondo per affrontare tematiche ben più profonde e concrete.

De Rerum Natura; fonte: maremagnum.com

Venere secondo Lucrezio

All’interno del De Rerum Natura, poema didascalico in esametri, Lucrezio pone in chiave d’apertura un’invocazione a Venere che funge da proemio all’intera opera. La dea viene concepita come musa ispiratrice delineando il carattere programmatico della sezione incipitale: infatti l’invocazione racchiude contenutisticamente gli aspetti centrali, tra cui il verso 25 che dà il titolo all’opera, e manifesta la volontà dell’autore di delectare il lettore nonostante la materia prettamente tecnica di cui parla. La prima parte del trattato è dedicata alla divinità, descritta come genetrice degli Eneadi, come responsabile del popolamento della terra e del mare e del piacere degli uomini e degli dei. È grazie a lei che gli esseri, una volta nati, prendono vita e guardano per la prima volta la luce del Sole; è per lei che la dedala terra offre fiori e che il cielo risplende al termine della tempesta. Dopo mare e terra, i primi ad annunciarne l’arrivo sono gli uccelli, seguiti dagli altri animali. La natura programmatica dell’incipit viene esplicitata dalla richiesta a Venere di diventare sua “socia”, di accompagnarlo nella stesura dell’opera: l’inno è basato sulla bipolarità, sulla volontà di trattare di fisica ma allo stesso tempo sul desiderio di allietare il lettore e ciò gli è possibile invocando colei che ha la capacità di donare fertilità, letizia e leporem, piacere. Lucrezio riprende l’immagine di Venere che riesce a placare i conflitti abbracciando fisicamente il dio della guerra Marte, esortandola ad agire poiché proprio a causa degli scontri armati il suo protettore Mennio, destinatario del poema ed eccellente in tutte le cose per volere della stessa dea, è lontano. L’abbraccio tra le due divinità costituisce una sezione a sé stante che avrà molto successo nella letteratura e nelle arti in senso stretto. Il De Rerum Natura è basato sul l’epicureismo e sulla teoria democritea per cui potrebbe apparire contraddittorio invocare una divinità. In realtà Lucrezio inserisce l’inno a Venere per giustificare la sua opera, per costituire un genere indipendente in cui spiegare in versi la teoria filosofica, in cui mostrarsi abile nel trattare di fisica conferendo al libro uno spessore artistico al livello dei principali poemi epici.

Copertina Rimmel; fonte: significato canzoni.it

Dolce Venere di Rimmel

In Rimmel De Gregori affronta una tematica innovativa rispetto al modello di storia d’amore cantata negli anni 70 dal secolo scorso, narrando della fine della relazione. La copertina dell’album è caratterizzata da un forte contrasto cromatico tra l’alternanza di righe verticali bianche e nere dello sfondo e il volto di donna che predomina al centro, ulteriore riferimento alla rottura con la tradizione. La canzone si apre con la congiunzione “e”, come se il cantautore stesse riprendendo un concetto espresso in precedenza. Tra le pagine chiare e le pagine scure, tra i ricordi positivi e quelli oscuri rimane un qualcosa che resterà per sempre nella mente dei due amati. Oramai non ha più senso valutare alibi e ragioni, considerare di chi sono le colpe, che irrimediabilmente si confondono reciprocamente. Il loro amore era stato predetto da uno zingaro che ne aveva deliberato un futuro roseo in realtà mai concretizzato. Nella canzone è centrale il concetto di “trucco“: il titolo dell’intero album è un riferimento al cosmetico, mentre le parole del cartomante non sono altro che un trucco, parole fittizie e senza fondamento. Inoltre, c’è una metafora relativa ad un poker d’assi che si specifica essere di un unico colore a sottolineare l’imbroglio, immagine che verrà ripresa con la frase come quando fuori pioveva, come allusione ad un’espressione che viene usata dai giocatori per ricordare la sequenza dei semi. Ora le sue labbra possono essere spedite ad un indirizzo nuovo e la sua faccia essere sovrapposta a quella di un’altra persona: il loro amore è finito, è tempo di andare avanti. Una vecchia foto in cui la donna ha lo sguardo nel vuoto e un dolce sorriso stampato sul viso è l’unico ricordo materiale del loro passato insieme. È centrale l’invocazione alla dolce Venere di Rimmel: l’immagine topica della dea è accostata al nome di un cosmetico, forse come allusione ad una dolcezza eterea, venerabile, amabile come la divinità dell’amore, ma allo stesso tempo dissimulatrice come un trucco che copre la verità. Rimmel è un nostalgico inno alla memoria dei tempi andati e di un amore passato e consapolmente concluso ma che continua a vivere nei loro sporadici ricordi. De Gregori, servendosi della metafora amorosa, allude alla volontà di portare alla luce la verità celata sotto le fittizie apparenze della vita quotidiana fatta di momenti più o meno positivi.

Punto di contatto tra Dio e l’uomo nella “Creazione di Adamo” di Michelangelo; fonte: Wikipedia.org

Divinamente umano

I due artisti ricorrono ad un’immagine mitologica per parlare di tematiche concrete come la ricerca della verità al di sotto dei trucchi, delle costruzioni e costrizioni sociali e come il desiderio di conferire dignità ad un nuovo genere affinché esso venga ben accolto dal pubblico. L’invocazione alla dea diventa un modo per conferire una veste aulica a quelle che sono problematiche esistenziali e prettamente terrene: c’è il ricorso ad una divinità per affrontare questioni più umane che mai. 

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