Tra Interstellar e Kant: il Sublime come premessa alla realtà

Da cosa dipende la percezione che si ha della realtà? A volte l’incertezza è una guida migliore della certezza

Kant ci insegna come un sentimento a noi tanto sconosciuto come quello del Sublime può rivelarci la via per la verità.

Il dubbio come unica costante

Senza alcun dubbio Interstellar ha rappresentato una delle pellicole più discusse dell’ultima decade. Oltre ad essere stato premiato con il premio Oscar per i migliori effetti speciali, è anche un film ricco di riferimenti alle scienze naturali, alla religione, alla filosofia e all’amore. È stato allo stesso tempo croce e delizia di milioni di persone che hanno colto, chi più chi meno, i tantissimi messaggi che Christopher Nolan ha deciso di inserire all’interno del lungometraggio. Praticamente fin dalla sua uscita, la critica ha cercato di estrapolare tutti i possibili richiami scientifici presenti nel film. Abbastanza espliciti sono quelli riferiti alla fisica di Einstein e alla relatività, ai vari concetti di “tempo” esposti da Bergson, altri hanno individuato anche delle allusioni alla fenomenologia Hegeliana.

Interessanti accenni potrebbero essere rivolti però anche a Kant e alla sua concezione del “Sublime”. Esso rappresenta un tema molto discusso e dalla difficile definizione, che però, soprattutto nel finale del film, sembra trasparire come “fil rouge” della vicenda, con il completamento di un viaggio all’interno dell’intersoggettività dei protagonisti, intrapreso da Cooper e dalla figlia Murph. Tutto il film risulta essere poggiato sul sentimento del Sublime, che risulterà essere il grimaldello per scassinare la serratura della realtà così come siamo abituati a concepirla. La sensazione comune di chi si approccia alla visione di Interstellar è proprio quella dell’uomo intento alla contemplazione di tale fenomeno, così come Kant lo intendeva, e come Nolan ha deciso di trasferirla sul grande schermo.

Immanuel Kant

Il sentimento del Sublime secondo Kant

All’interno della sua terza critica, Kant, dopo aver definito il sentimento del “bello”, definisce il Sublime come: “Ciò la cui sola possibilità di essere pensato dimostra la presenza di una facoltà dell’animo nostro che trascende ogni misura sensibile”. Secondo Kant l’uomo, di fronte alla grandezza e alla magnificenza della Natura, prova dapprima un senso di smarrimento e di frustrazione, ma riconosce poi grazie all’esperienza del Sublime la propria superiorità in quanto unico essere del creato capace di un agire morale, egli è collocato al di sopra della Natura stessa e della sua grandiosità. Il filosofo distingue tra sublime dinamico e matematico: al primo tipo appartengono fenomeni quali gli uragani, i maremoti, le voragini senza fine nella terra, al secondo tipo i luoghi sterminati del deserto, dell’oceano e del cielo. Contemplando tale spettacolo, la mente è portata a prendere coscienza del proprio limite razionale e a riconoscere la possibilità di una dimensione sovrasensibile, da esperire sul piano puramente emotivo, abbandonando momentaneamente la concezione classica di uomo a cui si è abituati.

Continua Kant: “Il Sublime dunque non sta in nessuna cosa della Natura, ma solo nell’animo nostro, in quanto noi possiamo riconoscerci superiori alla natura”. Davanti al fenomeno del sublime, nell’uomo sorge un sentimento per il quale è privato momentaneamente delle sue forze vitali, seguito da un secondo atto in cui è pervaso da una loro esaltazione più intensa. Tale fenomeno è individuabile praticamente in ogni sequenza del film. Gli eventi che si susseguono destano sia nei protagonisti che negli spettatori un continuo circolo di sentimenti che smuovono l’animo umano scaraventandolo in basso per poi riportarlo più in alto di prima. L’esempio per eccellenza di tale fenomeno è individuabile nel momento in cui Cooper entra all’interno del buco nero. Un’esperienza del genere non è comunemente vissuta dall’uomo, e proprio per questo desta una sensazione di stupore mista ad angoscia che poi risulterà essere determinante nelle logiche della pellicola.

La chiave per l’interpretazione della realtà

Nel momento in cui Cooper si lascia inghiottire dal buco nero, nello spettatore è forte un sentimento di incertezza. Poi viene catapultato nel “tesseratto”, un non-luogo in cui il rapporto di spazio e tempo non sussiste, tant’è che il protagonista è capace di modellarlo a suo piacimento. Questo luogo è rappresentato come una serie infinita di immagini speculari alla stanza della figlia nella quale da piccola percepiva delle anomalie che essa stessa riconduceva alla presenza di un presunto fantasma. Il rapporto tra padre e figlia si gioca in questo caso proprio sull’amore reciproco tra i due. Cooper, essendo stato travolto dal sentimento del Sublime ora percepisce dentro di lui un accrescimento anormale delle sue energie vitali, è divenuto cosciente della limitatezza della propria mente, alla luce degli eventi appena vissuti. Riconosce l’esistenza di quella realtà sovrasensibile, in cui le coordinate di spazio e tempo (che infatti per Kant sono a priori dai sensi) non sussistono. Tale sensazione è esprimibile dal protagonista solo sul piano emotivo, ovvero, in questo caso, attraverso l’amore per la figlia.

A questo punto comunica le informazioni da lui ricevute a Murph, che si farà portavoce della vittoria dell’uomo sulla Natura. La mente umana che si sente in grado di superare gli ostacoli della vita e della fisica. Il futuro della vita che dipende dalla consapevolezza del passato. Dopo aver comunicato con la figlia, Cooper viene riportato indietro attraverso il tunnel temporale e si risveglia in un letto d’ospedale, a settantaquattro anni terresti di distanza dalla sua partenza e ritrova la figlia invecchiata ma vittoriosa, poiché capace ora di portare in salvo la razza umana. Il Sublime ha permesso a Cooper di farsi carico delle proprie perplessità nei confronti dell’ignoto e di agire guidato dall’amore per la figlia. Egli ha preso atto della sublimità, che non risiede in nessuna cosa della natura, ma solo nell’animo umano. L’uomo trascende il proprio essere piccolo e insignificante e trova il proprio posto nel cosmo, come essere pensante e mente del cosmo stesso. Il Sublime diventa la chiave di accesso alla stessa realtà.

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