Mercoledì comincia la maturità con la prova scritta. Analizziamo l’importanza della scrittura per l’apprendimento e il nostro benessere psicofisico.
La maturità 2022 è ormai alle porte, e mercoledì si partirà dalla prova scritta. Parlando di scrittura, al giorno d’oggi questa è spessa trascurata, nonostante i benefici di questa attività possano essere riscontrati non soltanto nell’apprendimento, ma anche nella nostra salute psicofisica.
Scrivere ed imparare
L’impatto che la scrittura ha sul nostro apprendimento è molto più forte di quello che potremmo pensare. Per quanto riguarda la sfera dell’apprendimento però, come evidenziato da diverse ricerche, la scrittura a mano è molto più efficace.
La scrittura manuale infatti ha tre diverse componenti:
- motoria, ossia il movimento da parte degli arti superiori per disegnare le lettere;
- visiva, quindi osservare quello che si sta scrivendo;
- cognitiva, quindi richiamare dalla memoria informazioni e dati, acquisiti in precedenza.
Prendendo appunti, tramite la scrittura riusciamo ad analizzare le informazioni ricevute recentemente, categorizzarle, distinguere le parti ed i dettagli importanti per poi riportarli in una forma più chiara ed accessibile a noi. Possiamo dire che venga compiuto un lavoro di “scrematura”.
Comprendendo, come già detto, diverse componenti, la scrittura richiede uno sforzo mentale maggiore e, di conseguenza, più concentrazione ed immersione nell’argomento che si sta affrontando, il che porta a risultati più qualitativi.
La scrittura a mano, rispetto al semplice digitare su una tastiera, è un’attività che richiede più tempo, perciò il soggetto tende ad essere più selettivo e attento prima di cominciare a scrivere, pensando strategicamente a ciò che conterrà la frase. In questo modo è possibile sviluppare il pensiero critico.
Quando inoltre si scrive qualcosa di proprio, anche se partendo da informazioni già presenti, si può osservare il cosiddetto “effetto di generazione” (“Generation effect”), un fenomeno osservato nella psicologia cognitiva in cui le persone tendono a ricordare meglio le cose quando hanno partecipato alla loro generazione, piuttosto che leggerle passivamente.
Benefici fisici e mentali
Come afferma James Pennebaker, professore statunitense di psicologia sociale, la scrittura può contribuire al benessere psicofisico dell’individuo. Pennebaker organizzò un esperimento per confermare questo, chiedendo a due gruppi di partecipanti di scrivere per 20 minuti 4 giorni di seguito. Ad un gruppo venne chiesto di scrivere riguardo ad esperienze traumatiche vissute in passato, mentre all’altro (gruppo di controllo) riguardo argomenti neutrali.
I risultati furono molto significanti: nel periodo immediatamente successivo alla scrittura, lo stato mentale degli individui del gruppo che doveva scrivere dei traumi sperimentati parve quasi peggiorato, ma dopo alcuni giorni furono evidenti non soltanto i benefici a livello psicologico, ma anche a livello fisico. I soggetti mostrarono infatti, tra le altre cose, una maggior quantità dei linfociti t-Killer (particelle del sistema immunitario deputate al riconoscimento delle cellule tumorali o infettate da virus e alla distruzione delle stesse) e dei CD-4 (globuli bianchi la cui funzione fondamentale è quella di mantenere inalterata la funzione vigilante del sistema immunitario). Gli stessi effetti non vennero evidenziati nel gruppo di controllo.

Come scrivere ci aiuta
Scrivere può avere un effetto “catartico”, quindi liberatorio, permettendo quella che nell’ipnosi psicoanalitica viene chiamata abreazione, una scarica emotiva grazie alla quale accedono al conscio vissuti conflittuali intrapsichici.
Inoltre, come già sopracitato, mettere i nostri pensieri su carta permette di riorganizzare e rielaborare questi ultimi, avendo quindi un effetto raziocinante e aiutando a ragionare non soltanto soggettivamente, ma anche più obiettivamente. Di conseguenza, si verifica una semplificazione del ricordo, che permette ad un evento di essere archiviato nella memoria a lungo termine o richiamato volontariamente, ossia il contrario di quanto avviene nel disturbo da stress post-traumatico, dove i ricordi sono confusionari e caotici.
Alcuni psicologi ritengono inoltre che la scrittura in questo senso abbia un effetto simile a quello dell’abituazione, permettendo quindi al soggetto di esporsi all’evento vissuto, estraniando i suoi effetti negativi.