Indossa la tua maschera: “Black Mirror” ci racconta l’uomo-ingranaggio di Pirandello

Una delle serie più acclamate degli ultimi tempi ci riporta alla maschera e all’umorismo pirandelliani. 

Luigi Pirandello: vita, stile, opere & Audiolibri - Libro Parlato

L’attualità intramontabile di Pirandello rinasce in “Black Mirror”, alle prese con la neonata dimensione dei mass media, dei social e dell’agorà telematica; tra finzione e realtà, apparenza e sostanza, il pensiero pirandelliano assume una nuova forma. Vediamo come le opere più famose di Pirandello siano collegate alla serie tv inglese.

Chi è Luigi Pirandello?

Luigi Pirandello (1867-1936) è uno dei maggiori scrittori italiani del ‘900. Egli dà avvio al modernismo in prosa e rinnova i canoni della letteratura tradizionale. Nasce a Caos (Ag), in Sicilia, da una famiglia agiata, compie i primi studi a Palermo, si sposta poi a Roma ove si iscrive alla Facoltà di Lettere e, poi, si trasferisce in Germania, presso l’università di Bonn; qui nel 1891 si laurea. Pirandello nasce come poeta e pubblica le sue prime raccolte di versi, successivamente emergerà soprattutto come “romanziere” e “capocomico”. Nel 1894 sposa Maria Antonietta Portulano, poco dopo fonda una rivista e ottiene la cattedra presso l’Istituto Superiore di Magistero femminile a Roma. Nel 1904 pubblica “Il fu Mattia Pascal”, la sua opera più nota, e nel 1908 il saggio “L’umorismo“. Si dedica, poi, al teatro e fonda la compagnia del Teatro d’Arte nel 1924; dieci anni dopo, proprio grazie al successo clamoroso delle sue opere teatrali, vince il Nobel per la Letteratura. Pirandello muore a Roma nel 1936 a causa di una polmonite.

La poetica pirandelliana

Pirandello ha scritto davvero tanto, tra romanzi, saggi e opere teatrali. Per capire la sua poetica è fondamentale dare un’occhiata al saggio del 1908 “L’umorismo”. La prima parte, di taglio accademico, è incentrata sulla letteratura umoristica; nella seconda, l’autore esprime la sua poetica vera e propria ed è qui che definisce l’umorismo. L’umorismo ha un campo di azione specifico costituito dall’uomo, dai suoi atteggiamenti, dai suoi comportamenti nella società.

Pirandello distingue l’umorismo dal comico: mentre il comico suscita il riso ed è dovuto a un’osservazione superficiale, nell’umorismo al riso subentra la riflessione, all’avvertimento del contrario subentra il sentimento del contrario, vi è qualcos’altro. Lo si può osservare nel famoso esempio della vecchia con i “capelli ritinti” e nei tratti particolari dei protagonisti dei suoi romanzi: Mattia Pascal è strabico (del già citato “Il fu Mattia Pascal”), Serafino è muto (dei “Quaderni di Serafino Gubbio operatore“), Vitangelo ha il naso storto (de “Uno, nessuno e centomila“). L’io scoppia dopo la rivelazione, dopo la presa di coscienza del dramma vissuto, il personaggio viene schiacciato e prende consapevolezza grazie all’epifania, alla presa di coscienza che rivela l’oltre del personaggio.

Umorismo e non solo

Nei “Quaderni” Pirandello sposta l’attenzione sul mondo del cinema (in un’ottica più moderna e matura) e, tramite il personaggio di Serafino, “studia gli atteggiamenti umani”, critica la meccanicizzazione dell’arte, analizza le caratteristiche dell’uomo asservito alla macchina, sostituito da essa. Difatti, l’uomo in quanto macchina della modernità, l’uomo ingranaggio è il protagonista della storia.

In “Uno, nessuno e centomila” Pirandello mette in campo il relativismo conoscitivo, il contrasto tra vita e forma, tra realtà e finzione, tra volto e maschera; analizza il modo in cui l’uomo vede se stesso e il modo in cui si mostra agli altri, non per come è davvero, ma per come dovrebbe essere, secondo i canoni della società che impone tacitamente l’adozione di una o più maschere e che costringe a comportarsi in un determinato modo. Pirandello parla di “recita del mondo”, di attori che indossano quotidianamente una maschera, di un eterno conflitto tra essere e apparire.

Black Mirror (serie televisiva) - Wikipedia

Un’amara riflessione

I temi dell’umorismo, dell’uomo- ingranaggio, dell’alienazione, del relativismo filosofico, della maschera affiorano anche nella famosa “Black mirror”.

Di produzione inglese, ideata da Charlie Brooker, anno 2011, “Black Mirror” è una serie tv molto complessa, labirintica e terribilmente lungimirante. La si potrebbe definire fantascientifica, distopica, ma anche drammatica: è, infatti, ambientata nel futuro ed è incentrata sui risvolti (per lo più negativi) della nuova dimensione tecnologica. Ogni episodio è a sé, in qualche modo slegato dagli altri, unico filo conduttore è il rapporto tra l’individuo e la società digitale, l’io e lo sviluppo crescente delle tecnologie. In maniera brillante (e quasi spaventosamente realistica) “Black mirror” offre uno spaccato sull’uso (e l’abuso) dei social, sull’assenza di eticità nella navigazione, sul culto dell’apparenza, sulla soddisfazione del gradimento altrui, sugli uomini ridotti a “macchine da presa”.

La serie suscita, spesso e volentieri, il cosiddetto “sentimento del contrario”, l’amaro riso pirandelliano, perché ci porta attivamente a ridere e poi a riflettere. Ma è una risata smorzata che si tinge di amarezza ed è costretta a convivere con il pianto, come direbbe Pirandello ci porta a “ridere amaramente di questa povera natura umana inferma di tante debolezze“.

Dalla visione di “Black Mirror” emergono tutte le problematiche legate all’uso smodato delle nuove tecnologie che, senza una corretta “educazione”, da un lato lasciano emergere l’ipocrisia e la meschinità degli uomini o possono atrofizzarlo, dall’altro rischiano di “tagliare fuori” gli uomini dalla vita vera. E questo ci riporta, ancora una volta, al drammatico destino di Serafino Gubbio (uomo-ingranaggio) e Mattia Pascal (che, nonostante l’adozione di una maschera, alla fine resta fuori dalla vita).

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