Certe sentenze hanno dell’incredibile. L’ultima vicenda ha luogo in Indonesia, più precisamente in un piccolo centro, Jambi, nella regione di Sumatra. Qui, una giovane di quindici anni, successivamente ad aver denunciato di aver subito violenza sessuale da parte del fratello maggiore, è stata giudicata colpevole dalla giuria. Il motivo? A seguito di una delle aggressioni, la giovane dichiara di aver portato a termine un aborto che, in India, è assolutamente illegale, salvo casi in cui la vita della madre è a rischio. Una vera e propria vessazione quella della corte in questione e che, molto tristemente, non ha alcunché di nuovo.

Vittimizzazione secondaria

Sempre più spesso, i casi di violenza sessuale rischiano di diventare delle vere e proprie torture per le vittime. Processi infiniti, assalto dei giornalisti, notizie che girano il mondo, insulti, rabbia, vergogna. E ancora, molto spesso, la culla di questo interminabile girone dantesco è proprio l’aula di tribunale. Se già il consueto negazionismo operato dalla miriade di giudici che, ancora oggi, fatica a ritenere in buona fede una donna vittima di stupro è materia di gravissima pericolosità, i recenti fatti indonesiani hanno dell’assurdo. In un paese in cui solo ultimamente movimenti femministi forti e numerosi sembravano aver cominciato a tracciare un nuovo sentiero per i diritti delle donne, oggi tutto quanto sembra congelato ad una sentenza ridicola. Certo, tali movimenti non hanno tardato a muovere guerra al giudice in questione, cercando quantomeno di veicolare la sentenza sull’effettiva necessità dell’operazione in merito ai rischi di salute della quindicenne.

Iltirreno

Se tali proteste avranno o meno un esito, positivo o negativo, potranno dircelo soltanto le prossime ore. Ciò che, però, ci rimane, è senz’altro una ferita profondissima nell’anima femminile del paese. Non solo il diffuso senso di giustizia e fede nelle istituzioni cala drasticamente (rinforzando così i timori di chi, di denunciare uno stupro, ha timore indescrivibile) ma il tutto sembra anche un chiaro messaggio rivolto proprio a quei gruppi femministi che tanto minacciano i diritti del maschio.

Crisi della mascolinità

E’ proprio su questo argomento che ci si dovrebbe soffermare. Quale giustificazione può mai esser presa ad esempio da un giudice per riuscire a condannare una ragazzina di quindici anni? Gli episodi di stupro ai suoi danni da parte di suo fratello non sono forse abbastanza? Evidentemente no. Il magistrato in questione ha effettivamente applicato la legge vigente nello Stato, seppur questa non sia stata minimamente introdotta all’interno del contesto materiale del caso. Dunque, è giusto tacciare il giudice di semplice giustizialismo? Di nuovo no.

Lei – Excite Italia

Il fatto di cronaca che abbiamo qui davanti non è in alcun modo classificabile, se non come il risultato di un sentimento che, tanto in India quanto nel resto del mondo, occidente compreso, colpisce sempre più uomini, dagli adulti ai ragazzi più giovani. Si tratta ovviamente di un processo, che la storica Joanna Bourke ha definito crisi delle mascolinità. In questo caso, esso non ci serve tanto a spiegare il movente che spinge un ragazzo di diciassette anni a violentare ripetutamente la sorella minore (vicenda in cui, molto probabilmente, concorrono i sintomi della crescita in una società urbana molto violenta di per sé), ma ci è oltremodo essenziale per definire il comportamento riprovevole del giudice. Secondo la Bourke, la crisi della mascolinità nasce nel momento in cui alcuni esponenti del genere maschile hanno iniziato a percepire i moderni movimenti femministi e i diritti che questi hanno conquistato a favore delle donne, soprattutto nubili, come un insulto alla loro mascolinità. Essi vedono nelle conquiste di questi movimenti, nei cambiamenti che il ruolo della donna ha assunto nella società, e soprattutto nella libertà che esse conquistano giorno dopo giorno una vera e propria minaccia alle loro qualità di maschi. Donne nubili, in carriera, libere di sperimentare la sessualità. Tutti fattori che sanciscono l’inizio del un declino della dominazione maschile perdurata nei secoli. E’ inevitabile purtroppo notare come moltissimi uomini si sentano frustrati, se non addirittura sconvolti, da queste nuove libertà concesse alle donne. Dietro il dito accusatore dell’immoralità, spesso invocata dai loro detrattori, si nasconde un’insicurezza che definiremmo primordiale. Se la Bourke vedeva in esso la causa di moltissimi casi di stupro, è innegabile che, inevitabilmente, esso colpisce anche uomini all’interno delle istituzioni. Ciò che si evince da tali riferimenti è piuttosto chiaro: ha senso continuare a precludere determinate posizioni pubbliche alle donne?  Se a qualcuno può sembrare ormai scontato, c’è da sottolineare che nel resto del mondo (nella maggior parte, ndr) non è assolutamente così. Cambiare da un giorno all’altro la mentalità di una nazione è quantomeno impossibile, figuriamoci quella dell’intero pianeta. Tuttavia, cambiarne le basi può significare abbracciare una nuova, fondamentale evoluzione. Evoluzione che oggi, purtroppo, sembra troppe volte frenata di proposito.

 

Lorenzo Di Salvatore