Il 3 giugno 1924 muore Franz Kafka, uno dei più grandi ed enigmatici scrittori di tutti i tempi.

In occasione del 98° anniversario della sua scomparsa parliamo di uno dei suoi racconti meno noti: “Nella colonia penale” in cui viene narrata l’esecuzione di un soldato.
La sua vita in breve
Franz Kafka nasce a Praga nel 1883 da una famiglia abbiente di origine ebraica. Studia Legge, nonostante la sua disapprovazione, rispettando il volere del padre, con il quale avrà un rapporto complicato per tutta la vita. Dopo la laurea, durante il giorno si dedica al lavoro di ufficio e la notte alla scrittura. Nel 1917 si ammala di tubercolosi e, in seguito a una ricaduta, muore. Era il 1924 e aveva solo 44 anni.
Tra le sue opere, le principali sono: “America”, “Il processo” e “Il Castello”. Ha scritto, poi, innumerevoli racconti, come “La metamorfosi”, “Nella colonia penale”, “un digiunatore”, “un medico di campagna”, “la condanna”, “il fochista”, “meditazione”…
Infine, una “Lettera al padre” mai spedita; qui Kafka mette a nudo le sue paure, le sue insicurezze e “condanna” l’autoritarismo del padre.

I personaggi kafkiani
I personaggi dei suoi libri sono figure complesse che incarnano perfettamente la crisi esistenziale dell’uomo del Novecento.
Spesso, i protagonisti kafkiani vogliono evadere dalla loro monotona vita, abolire la noiosa routine quotidiana, iniziare un nuovo percorso, lontano da occhi e orecchie indiscrete, lontano dalla rigidità dei canoni istituzionali o familiari.
L’analisi della psicologia dei personaggi è centrale e i temi maggiormente affrontati sono: la colpa e la conseguente condanna, il peccato e la remissione, l’isolamento e il senso di non appartenenza. In un’atmosfera quasi surreale, dominano l’alienazione, l’impotenza e l’angoscia, tematiche tipiche della letteratura primo-novecentesca.
La caratterizzazione dei personaggi, la scelta e soprattutto il modo con cui i temi vengono trattati, ha dato origine alla neo-coniazione di un aggettivo: “kafkiano”, per l’appunto. Il termine indica fenomeni enigmatici e assurdi, a tratti inquietanti e spaventosi, e anche qualcosa di illogico e fuorviante; e, ovviamente, rimanda alle situazioni folli e irreali dei testi dell’autore.
Per fare un esempio dell’irragionevolezza tipica dei racconti di Kafka, potremmo citare “La metamorfosi”, in cui il protagonista Gregor Samsa una mattina, si risveglia nel corpo di un enorme insetto e questa sua irreversibile mutazione lo costringe a un isolamento assoluto, a una solitudine che schiaccia e che condanna all’incomprensione e all’incomunicabilità.

Nella colonia penale
“In der Strafkolonie” (=Nella colonia penale) è un breve racconto di Franz Kafka, scritto nell’ottobre del 1914 e pubblicato nell’ottobre del 1919.
Con una manciata di pagine, Kafka è stato in grado di rivoluzionare la coeva trattazione dei temi della colpa e della giustizia.
Il racconto è ambientato in una colonia penale, ove il protagonista – un grande studioso e viaggiatore- si trova per assistere all’esecuzione automatizzata di un condannato a morte. Un soldato è stato, infatti, punito perché si era addormentato durante il suo turno di guardia.
A occuparsi formalmente dell’esecuzione c’è un ufficiale, erede del vecchio comandante della colonia e inventore della macchina torturatrice, perché, sì, l’esecuzione dei condannati avviene tramite un complesso apparato di tortura quasi automatico che prevede l’incisione di una scritta con aghi affilati sulla pelle del colpevole. L’ufficiale illustra al viaggiatore il funzionamento della macchina nei minimi dettagli (tanto che metà racconto è costituito da tale aberrante descrizione).
Il viaggiatore, nonostante l’accurata spiegazione dell’ufficiale, ha intenzione di denunciare l’inumana pratica punitiva. Per tutta risposta, l’ufficiale -che già non aveva più sostenitori per le esecuzioni di questo tipo- decide di sottoporsi egli stesso al supplizio, salvando e lasciando vivere il soldato che aveva disubbidito agli ordini. L’ufficiale si fa incidere volontariamente sul proprio corpo la frase “sii giusto”. Una specie di monito, di avvertimento che si nutre della speranza che, prima o poi, arriverà il giorno in cui la macchina del vecchio comandante venga apprezzata e utilizzata senza timore, né rimorso.
Alla fine, la macchina non incide perfettamente le parole prestabilite e trafigge da parte a parte il corpo dell’ufficiale, mandando “in rovina” il martirio dell’ufficiale: la macchina (a livello pratico) e la tipologia di esecuzione (a livello più astratto) si sono auto-sabotate e sono andate perdute.
Il sacrificio dell’ufficiale lascia tutti sbigottiti, anche l’esploratore che tra orrore e incomprensione, fa visita alla tomba del vecchio comandante e lascia la colonia.