Il 19 marzo si celebra San Giuseppe, scopriamo il ruolo che egli ricopre nell’arte rinascimentale, in particolare nelle opere dei grandi Michelangelo e Raffaello.

San Giuseppe, padre “adottivo” e putativo di Gesù e sposo di Maria, secondo la tradizione, sarebbe morto il 19 marzo. Nel 1871 la Chiesa lo proclamò protettore di tutti i padri di famiglia. Nell’arte acquisì un ruolo più importante nel XVI, quando si diffuse maggiormente il suo culto.
San Giuseppe nell’arte
In genere nell’arte medievale San Giuseppe compare soltanto nelle “Adorazioni dei Magi” o nelle “Natività”, è infatti la Vergine ad assumere un ruolo privilegiato perché la si ritrova anche nella Crocifissione, nella Deposizione di Cristo e, ovviamente, nelle rappresentazioni in trono, nella “Madonna maestà” con bambino.
L’importanza di San Giuseppe cresce nel periodo rinascimentale e, soprattutto, nel Tardo Rinascimento; difatti, risalgono a questo periodo molteplici rappresentazioni della Sacra Famiglia, inserita in un contesto diverso da quello della Natività o dell’Adorazione dei Magi.
Senza considerare le raffigurazioni seicentesche -e dunque più tarde- in cui riscontriamo soltanto San Giuseppe (vd. San Giuseppe con bambino di Guido Reni e quello di Giambattista Tiepolo; Sogno di San Giuseppe di Daniele Crespi), del periodo tardorinascimentale, invece, ricordiamo, in particolare, il Tondo Doni di Michelangelo e la Pala Canigiani di Raffaello.

San Giuseppe nel “Tondo Doni”
Insieme al David, al cartone per la battaglia di Càscina e al Tondo Pitti, il Tondo Toni forma il gruppo di opere fiorentine di Michelangelo Buonarroti (1475-1564).
Il Tondo Doni venne realizzato tra il 1505 e il 1506 su commissione della famiglia Doni. Si tratta di un dipinto a tempera grassa su tavola, inserito in una cornice intagliata rappresentante Cristo circondato da profeti e sibille, tra elementi vegetali.
In primo piano è raffigurata la Sacra Famiglia con un impianto piramidale, al cui vertice si trovano Gesù Bambino e San Giuseppe, alla base -invece- i piedi e il mantello della Vergine.
San Giuseppe, dall’alto, passa il Bambino alla Madonna che con una forte e tensiva torsione si volta per afferrarlo. Il giro della Vergine su se stessa è straordinario: l’artista descrive il movimento reso nella posa serpentinata in maniera plastica e approfondisce la volumetria della corporatura della Madonna, grazie a un accurato studio anatomico.
San Giuseppe incarna il perno dell’intera struttura piramidale, sostiene attentamente il bambino e teneramente lo passa alla Madonna, suggellando un’armonica unione familiare. Anche il volto di San Giuseppe è sapientemente delineato e trattato in maniera scultorea.
I colori dell’ambiente naturale e, soprattutto, delle vesti dei personaggi in prima linea sono accesi e vivaci, luminosi e cangianti. Tra il primo e il secondo piano troviamo San Giovannino, simbolo dell’avvento della cristianità, in quanto battezzatore dell’umanità. In secondo piano un gruppo di nudi di cui, ancora una volta, sono ben visibili le muscolature. Sullo sfondo un paesaggio naturale con la presenza di un lago e di una montagna, le cui tonalità tendono all’azzurro (vd. sfumato e prospettiva aerea di Leonardo).
San Giuseppe nella Pala Canigiani
Contemporanea del Tondo Doni e realizzata da Raffaello Sanzio (1483-1520), la Pala Canigiani o Sacra famiglia Canigiani (1507) venne dipinta su commissione del nobile Domenico Canigiani.
La tavola presenta anch’essa una composizione piramidale con al vertice San Giuseppe, poggiato su un bastone di legno, che con sguardo sereno veglia sulle figure sottostanti: la vergine e sant’Elisabetta con in grembo, rispettivamente, Gesù Bambino e san Giovanni Battista.
Sullo sfondo un paesaggio urbanizzato e delle montagne, in alto, su nel cielo, due cori di angeli sospinti da nuvolette. I toni appaiono sereni e brillanti.
Ancora una volta, San Giuseppe dall’alto sorveglia paternamente la scena, dominata da un gioco di sguardi concatenati e di corrispondenze: San Giuseppe fissa Sant’Elisabetta che ricambia lo sguardo, la Madonna poggia lo sguardo su san Giovannino che, a sua volta, guarda Gesù, i cui occhietti vispi si fermano sul coetaneo.
La figura di San Giuseppe chiude il cerchio, funge da arco portante e completa il sacro dialogo in un abbraccio avvolgente. L’intera composizione richiama la solennità religiosa e, al contempo, la dolcezza intima e familiare, costruita su quel complesso di sguardi e gesti abilmente intrecciati.