Il Superuovo

“Imparate a ridere”: Nietzsche e Joker ci mostrano cos’è la follia

“Imparate a ridere”: Nietzsche e Joker ci mostrano cos’è la follia

Che cos’è la follia? Un qualcosa da accantonare in assoluto, oppure una parte della nostra vita? 

il filosofo Friedrich Nietzsche

Una semplice scintilla in una società alienante e conformista, o forse qualcosa in più, uno spiraglio che ci porta nel cuore della realtà. Joker e il filosofo Nietzsche ci raccontano della follia e della loro visione tragica del mondo. 

The Joker

Arthur Fleck è un cittadino di Gotham City che sogna di diventare un cabarettista, ma la vita e la società continuano a rifilargli soltanto delusioni: soffre di un disturbo che gli provoca improvvisi e incontrollabili attacchi di risate, tali da farlo sembrare un folle agli occhi degli altri. É  costretto a lavorare come clown per guadagnarsi da vivere e mantenere sua madre, l’anziana Penny, con la quale convive. All’inizio del film viene malmenato e persino licenziato dopo che un collega lo incastra in una situazione spiacevole. La situazione esplode quando, truccato ancora da clown, viene attaccato in metropolitana da tre persone infastidite dalla sua risata, ma egli stavolta reagisce e le uccide. 

Solo successivamente si scopre che i tre erano membri dell’azienda di Thomas Wayne (sindaco della città, nonché padre del futuro Batman), simbolo del potere dei ricchi sulla stragrande maggioranza di cittadini poveri, e molti di questi cominciano a identificarsi con il misterioso giustiziere vestito da pagliaccio. Ma cosa c’è alla base del personaggio di Arthur, diventato Joker? Il filosofo Friedrich Nietzsche farebbe partire la sua origine da molto lontano. 

Apollineo e dionisiaco 

Nella sua prima opera, La nascita della tragedia, Nietzsche teorizza i due impulsi che animano e vivificano il mondo e che hanno contribuito a costruirlo così come lo conosciamo: questi sono forze artistiche che hanno avuto origine nella Grecia antica. Da un lato abbiamo uno spirito razionale e armonioso, simboleggiato dalla figura di Apollo, e dall’altro uno spirito impulsivo e dirompente simboleggiato da Dioniso. Tutta la storia è caratterizzata da una continua lotta fra queste forze: lo spirito apollineo raccoglie la realtà attraverso la ragione, la fiducia nella scienza, l’ottimismo, quello dionisiaco guarda al mondo differentemente. Nietzsche dice che l’apollineo cerca di consolare l’uomo creandogli un mondo di illusioni, mentre il dionisiaco vuole comprendere la realtà senza costruzioni fasulle o artifici: esso capisce che il mondo è contraddittorio, doloroso, tutt’altro che razionale, e cerca di entrare nel suo cuore attraverso l’intuizione, l’ebbrezza, la musica e la follia.

“Che significato ha quella follia da cui si sviluppò sia l’arte tragica che l’arte comica, la follia dionisiaca? Come? Forse la follia non è per forza sintomo di degenerazione, di declino, di civiltà troppo tarda?”

La follia è ciò che entra nel cuore delle cose senza bisogno delle mediazioni e dei concetti razionali che l’apollineo impone, e Joker ne è una espressione moderna. La società che è stata costruita nei secoli è frutto dello spirito apollineo: è un mondo che ammette solo forme nette, precise, un’unica verità nella quale bisogna rispecchiarsi, nella quale il folle è considerato un emarginato. Joker si dimena, sgomita contro gli schemi che una città come Gotham gli impone.

Joker

Imparate a ridere

Ma Joker non ha in comune con il dionisiaco solo la follia, porta con sé un significato che entra nelle profondità del pensiero nietzschiano e rivolge a noi la visione tragica del mondo. Se l’apollineo ci ha avvolto nel suo ottimismo, il dionisiaco ci supplica di guardare la realtà per com’è davvero, senza il filtro delle illusioni. Per quanto possiamo convincerci che il nostro è il migliore dei mondi possibili e che, alla fine, siamo tutti razionali ed equilibrati, ci sarà sempre uno come Nietzsche che ci butta giù dalla nostra calma e tranquilla barchetta. E allora cosa possiamo fare? Essere tristi? Rassegnarci? La risposta è no. Egli ci chiede di guardare con coraggio la realtà anche nei suoi aspetti più dolorosi, di gettare via con forza le consolazioni e le illusioni, di dire sì alla vita nelle sue contraddizioni, a tutto ciò che l’esistenza ha di problematico e ignoto, e di ridere:  

“Questa corona di colui che ride, questa corona intrecciata di rose: a voi, fratelli, getto questa corona! Io ho santificato il riso; uomini superiori, imparatemi – a ridere!”

La risata è il nostro modo di dire sì alla vita in tutti i suoi aspetti: Joker prima ride in maniera forzata, ma quando acquisisce consapevolezza di chi fosse e di come fossero fatti gli altri intorno a lui, il suo diventa un riso libero: 

“Sai cos’è buffo? Cosa mi fa veramente ridere? Ho sempre pensato che la mia vita fosse una tragedia, ma adesso mi rendo conto che è una commedia.”

Joker non ride perché qualcuno lo ha consolato, ma perché ha guardato in faccia il dolore e adesso non gli fa più paura. Ci chiedono di amare la vita, non perché sia bella e razionale, ma perché è folle come noi. 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: