Il Superuovo

L’eleganza del riccio e Fosco Maraini ci insegnano ad apprezzare il significato latente delle cose

L’eleganza del riccio e Fosco Maraini ci insegnano ad apprezzare il significato latente delle cose

Scavare nel profondo o fermarsi all’apparenza? Spesso, dietro tutto ciò che non diciamo, si nasconde qualcosa di bellissimo.

La città incantata (Pinterest)

“Madame Michel ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.”

Il Riccio, film 2009 (Pinterest)

L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, conosciamo le protagoniste

Al numero 7 di Rue de Grenelle vive Paloma, una ragazzina di 11 anni e mezzo, ricca perché i suoi genitori sono ricchi e, elemento che discorda con la sua età, infinitamente triste. Apparentemente strana (per i canoni dell’altolocata elìte francese), è completamente abbandonata a sé stessa di fronte allo spettro famigliare di una sorella isterica, una madre depressa ed un padre con il naso sempre fuori casa. Quoziente intellettivo superiore alla media, passione per i libri e la cinepresa: il tutto ignorato ed involontariamente inespresso a causa di un contesto che le affibbia l’etichetta di diversa. Decide che, nel giorno del suo dodicesimo compleanno si toglierà la vita, perché incompresa e alienata. La portinaia di questo palazzo si chiama Renée Michel: scapola grassoccia e rude, randagia come i gatti che raccoglie e profondamente sola. Chiunque passi dalla portineria la deride e la disprezza. È diversa da loro, non incline alle regole del buongusto, strana, impossibile da decifrare. Quindi da allontanare. Presto avviene l’agnizione tra le due protagoniste, scoprono di avere in comune tutto ciò che reprimono: la curiosità motrice, l’intelligenza acuta, un mondo latente che si manifesta attraverso i loro incontri. Una scoperta che cambierà le sorti e salverà la vita ad almeno una di loro.

La poesia metasemantica: Fosco Maraini

La Metasemantica è una tecnica letteraria teorizzata da Fosco Maraini nella sua “Gnòsi delle fànfole”. Consiste nel reinterpretare la semantica, ovvero quella parte della linguistica che si occupa del significato delle parole, e inventare delle parole prive di significato vero e proprio, ma create sulla base delle regole morfologiche e sintattiche della lingua (nel caso specifico, l’italiano), tanto da renderle familiari all’orecchio dell’ascoltatore e portarlo a scorgere significati arbitrari e puramente soggettivi all’interno di esse. È una forma ostica che a primo impatto ci fa quasi sorridere. Non la capiamo e difficilmente ne veniamo a conoscenza se non in un ambito prettamente scolastico: di certo non troviamo i “pitànfori supigni” nella descrizione di un post sui social! Nel contesto degli aforismi contemporanei e delle ‘frasi frecciatina’ , un autore come Fosco Maraini è considerato strano. Eppure tanta genialità si nasconde dietro le sue finte parole e dietro tutto ciò che non vogliono dire.

Fanfolando, guadabecco di fine discorrenza: cosa hanno in comune Fosco, Paloma e Renèe?

Paloma e Renèe, proprio come Fosco Maraini, hanno a che fare con persone che non si impegnano a decifrarle e vivono in un contesto in cui il loro modo di esprimersi (o di non esprimersi) entra in conflitto con i canoni a cui la società è approdata. Solo se non si ci ferma alla prima e superficiale incomprensione si arriva a godere degli infiniti significati che si nascondono dietro parole senza senso o atteggiamenti restii. La capacità di sapersi ricredere arricchisce il vocabolario dell’uomo ed il suo mondo interiore. Il primo sguardo a volte spaventa, ma il secondo unisce: spesso si legge un articolo che ci appare noioso, ma forse, si spera, alla fine, se ne ricava qualcosa.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: