Ilva, cosa è successo, cosa succederà: una breve guida alla comprensione del problema

Diecimila persone che rischiano il lavoro, una città che rischia ogni giorno nuovi malati, e oltre un punto e mezzo percentuale di PIL che potrebbe svanire da un momento all’altro 

Quando una storia dura a lungo quanto quella delle acciaierie di Taranto è difficile ricordare tutti i dettagli, e in una storia così discussa, da così tante persone, con così tanti punti di vista contrastanti, la realtà dei fatti, come il diavolo che è, tende a nascondersi proprio nei dettagli all’apparenza più insignificanti. E da uomo che ben comprende la pigrizia insita nell’animo umano, oggi sono qui  per fornirvi un breve riassunto degli ultimi eventi, cercando di dipingere un quadro della situazione abbastanza chiaro e definito, da evitarvi la tediosa ricerca di informazioni tra i giornali delle ultime settimane, che io ho dovuto fare per scrivere questo articolo.

Cosa è successo?

Partiamo dall’inizio, dall’inchiesta del 2012 quando la magistratura di Taranto dispone il sequestro dell’acciaieria per “gravi violazioni ambientali”. La misura viene intrapresa a seguito di seri problemi di inquinamento della città collegati alla sua area industriale e l’elevato numero dei decessi per tumore registrati nella zona. Il GIP scrive che: “L’impianto è stato e continua a essere causa di malattia e morte” perché “chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato in tale attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza“. A maggio 2013 il GIP Patrizia Todisco dispone un ulteriore maxi-sequestro da 8 miliardi di euro sui beni e sui conti del gruppo Riva (gli allora proprietari dell’Ilva) e avvia le procedura di commissariamento dell’azienda. Il commissariamento dura fino al 2016, cambiando per svariati motivi tre volte i leader dell’amministrazione straordinaria, quando viene aperto il bando di vendita. L’appalto viene vinto dopo alcune controversie minori il 5 giugno 2017 da ArcelorMittal.

Cosa sta succedendo?

Le controversie sopracitate generano a luglio 2018 la richiesta da parte del ministro dello Sviluppo Economico del primo governo Conte, Luigi Di Maio, all’Autorità nazionale anti-corruzione di indagare sulle regolarità della procedura di gara. L’inchiesta chiarisce che esistono criticità nell’iter della gara per la cessione dell’Ilva, ma che uno stop della procedura può essere valutato solo dal Ministero dello Sviluppo nel caso in cui, come prevede la legge, esista un interesse pubblico specifico all’annullamento. Di Maio parla di gara “viziata”, ma non annullabile perché “è in corso di verifica la questione dell’interesse pubblico” Il 15 settembre scade il termine del commissariamento dell’Ilva e inizia la gestione da parte di ArcelorMittal. A inizio novembre di quest’anno ArcelorMittal, dopo lungo tira e molla con il governo annuncia la volontà di lasciare lo stabilimento e resistuirlo allo Stato italiano: tra le ragioni della decisione pesano soprattutto il ritiro dello scudo penale e le decisioni dei giudici tarantini che, secondo l’azienda, “renderebbe impossibile attuare il suo piano industriale”.

Scudo Penale: cos’è e perché ha rovinato l’accordo

Il cosiddetto scudo penale era un accordo tra lo Stato Italiano e ArceloMittal, che prevedeva un periodo di transizione tra l’acquisto e l’ammodernamento dell’impianto, in cui l’azienda non sarebbe stata responsabile per i danni causati dalla precedente amministrazione che si sarebbero perpetuati nel periodo di nuova gestione. In parole povere fino al 2023 le responsabilità penali per i danni all’ambiente, agli operai e ai cittadini di Taranto sarebbero ricaduti sotto la vecchia gestione, in ragione del fatto che ArcelorMittal avrebbe avuto bisogno di tempo per “aggiustare” gli impianti, ma nel frattempo, su richiesta dello stato Italiano non avrebbe dovuto lasciare gli impianti spenti e gli operai in cassa integrazione. L’Ilva infatti da sola rappresenta l‘1.5% del Prodotto Interno Lordo italiano e impiega oltre 10000 operai, quindi era semplicemente impensabile lasciare il tutto chiuso per 5 anni.

Accordo Crollato

Quando il primo governo Conte ha annullato lo scudo penale ha permesso ad ArcelorMittal di attivare una clausola di rescissione del contratto secondo la quale se il piano normativo del paese fosse cambiato, ArceloMittal avrebbe potuto ritirarsi da ogni accordo precedentemente sottoscritto.

La questione va molto più affondo di così tra le preoccupazioni degli operai, degli ambientalisti, degli industriali preoccupati per il prospetto di dover importare l’acciaio da fuori l‘Unione Europea con conseguenti dazi, ma quanto detto fin ora dovrebbe garantire un quadro iniziale della situazione abbastanza preciso.

 

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