Il tronco comune in alternativa al solito test d’accesso a medicina?

A distanza di circa un anno, la proposta di legge in materia di accesso programmato alle facoltà di medicina ed odontoiatria, con lo scopo di eliminare il tanto temuto test d’accesso in favore del “tronco comune” al primo anno, verrà messa ai voti

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Il test di accesso permette la programmazione del numero di studenti che, in previsione, devono laurearsi in tempo sopperendo al numero di specialisti andati in pensione.

Secondo i portavoce della proposta, a tutti gli studenti sarà data la possibilità di iscriversi al primo anno di facoltà quali medicina odontoiatria, al termine del quale, in base al numero di crediti formativi maturati e a un ulteriore test di valutazione, verrà decisa la sorte di ciascuno.

I termini del disegno di legge

Secondo la proposta legislativa, ormai completata, tutti gli studenti potrebbero teoricamente iscriversi senza test a tutti i corsi di laurea dell’area sanitaria (es. farmaciabiotecnologiemedicinaodontoiatria, ecc…), il cosiddetto tronco comune. Gli individui che avranno maturato un certo numero di CFU, saranno ammessi poi ad un test valutativo finale basato sugli argomenti trattati durante il primo anno accademico. In base ai risultati finali verrà stilata una graduatoria finale che segnerà il destino di tutti gli studenti che, per un anno, hanno studiato le stesse materie in sedi diverse. A tutti coloro che, malauguratamente, non riuscissero ad avere il punteggio minimo per immatricolarsi a medicina o odontoiatria, viene data la possibilità di sfruttare i CFU maturati ottenendo delle convalide nei restanti corsi di laurea disponibili.

1. A partire dall’anno accademico 2021/2022, gli studenti che richiedono l’iscrizione ai corsi di laurea in medicina e chirurgia, in farmacia, in odontoiatria e protesi dentaria, chimica e tecniche farmaceutiche, scienze biologiche, biotecnologie sono iscritti per il solo primo anno accademico ad un’area comune sanitaria che prevede identici corsi ed esami finali.

2. L’ammissione al secondo anno dei corsi di laurea di cui al comma 1, è autorizzata dagli atenei previo superamento di un’apposita prova di verifica, unica per tutti i corsi di laurea e di contenuto identico nel territorio nazionale, sulla base del programma degli studi effettuati nell’area comune sanitaria svolti durante il primo anno accademico, volta ad accertare l’attitudine alle discipline oggetto dei corsi medesimi, con pubblicazione del relativo bando almeno sessanta giorni prima del loro svolgimento. La comunicazione degli esiti della prova comune avviene entro i quindici giorni successivi.

3. Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca determina, con proprio decreto, le modalità e i contenuti delle prove di ammissione nonché le modalità di prenotazione, senza ulteriori oneri per il bilancio dello Stato.

4. L’ammissione alla prova di cui al comma 2 è condizionata all’acquisizione di un numero minimo di crediti formativi conseguiti attraverso il superamento degli esami dell’area comune sanitaria. Apposito regolamento è adottato con decreto del Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

5. I requisiti di ammissione nonché la percentuale di risposte esatte minima per il superamento del test di accesso a soglia svolto in modalità informatica per l’iscrizione ai corsi di laurea in medicina e chirurgia, in odontoiatria e protesi dentaria, biotecnologie, chimica e tecniche farmaceutiche e scienze biologiche, sono stabiliti mediante regolamento adottato con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, emanato entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

6. Qualora il numero di idonei sia inferiore al fabbisogno stimato, si procede allo scorrimento fino a copertura dei posti rimasti vacanti.

7. Gli studenti che, non avendo raggiunto il punteggio minimo di accesso, non sono ammessi ai corsi di laurea di cui al comma 4, possono utilizzare i crediti ottenuti in tutte le facoltà di area scientifica per i quali non è previsto l’accesso programmato.

8. All’esito delle prove è formata una graduatoria nazionale in base alla quale i vincitori sono destinati ai corsi di laurea prescelti e alle sedi prescelte, in ordine di graduatoria preventivamente indicate dai candidati.

9. Non possono partecipare coloro che, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda, sono stati dichiarati non idonei in tre concorsi per l’ammissione ai corsi di cui all’art. 1 della presente legge.

10. La prova di ammissione ai corsi di lingua straniera è predisposta direttamente nella medesima lingua.

Proposta di testo unificato PDL C.334, XVIII Legislatura, Art.3, Modalità di accesso ai corsi di laurea di area sanitaria a numero programmato

Imbuto formativo e test d’accesso

La laurea magistrale a ciclo unico di medicina e chirurgia, al pari di altri corsi complessi e ugualmente lunghi quali odontoiatria, presuppone che al termine degli studi sia venuta a maturare la figura di un medico, un po’ inesperto da un punto di vista pratico ma sempre medico. Raggiungere un obiettivo talmente ambizioso prevede che la qualità delle lezioni e degli insegnamenti sia al di sopra dei normali standard di un comune corso universitario.
Il principale problema di una risoluzione così drastica come quella proposta dal testo precedentemente citato è l’impossibilità di accogliere in plessi universitari maree di persone che, nel tentativo di accedere alla facoltà dei loro sogni, riempirebbero come sardine anche il più recondito anfratto delle aule. La qualità del corso di studi si paga anche in termini di selezione degli studenti, dell’effettivo numero di immatricolati che si trovano di fronte allo studio di materie in cui il rapporto diretto con il professore durante le lezioni frontali è importante tanto quanto l’acquisizione di basi cliniche durante i tirocini formativi svolti presso le aziende ospedaliere convenzionate.
Non comprendo inoltre quale sia l’effettivo vantaggio del tronco comune vista la variopinta rosa di facoltà implicate nello stesso. Perché uno studente deve studiare assiduamente delle materie prettamente mediche per un anno intero se poi è possibile che finisca per immatricolarsi ad una facoltà del tutto diversa? Avrebbe perso del tempo prezioso, ma perlomeno questa è la mia modesta opinione. In più, si rimanderebbe soltanto ad un anno dopo il problema che adesso si palesa solitamente agli inizi di settembre, un test di accesso unico. Anche lì ci ritroveremmo nella stessa condizione: troppi candidati, pochi posti, punteggio minimo, graduatoria nazionale, assegnazione delle sedi sul territorio nazionale. L’unica differenza sta in un impoverimento della didattica per tutti quegli studenti che passeranno il test e che si ritroveranno ad aver affrontato un primo anno assieme a migliaia di altre persone, con ricadute non indifferenti sulla qualità delle lezioni e sugli esami.
Altra questione è quella dell’imbuto formativo che coinvolge i neo-medici, alle prese con il concorso di specializzazione. Anche qui, troppi candidati, poche borse a disposizione. Dov’è il problema? O meglio, da dove si è originato? Da stime che non devono basarsi sul numero di medici che vanno in pensione annualmente per decidere i posti per il test di ingresso a medicina, ma sul numero effettivo di medici che escono formati dalle scuole di specializzazione. Soltanto allora si potrebbe sperare in una crescita del servizio sanitario nazionale, o perlomeno in una sua benefica omeostasi, evitando che migliaia di neo-laureati rimangano a bocca asciutta senza completare il percorso accademico per cui già si sono sacrificati per sei anni. Potreste obiettarmi: ma se facessimo entrare tanti studenti al primo anno quanto quelli che si specializzano, il numero finale di medici pronti a lavorare non soddisferebbe di certo il bisogno sanitario nazionale. Ed io vi risponderei tranquillamente così: o iniziamo ad ammalarci di meno, o aumentiamo le borse di specializzazione!

Roberto Parisi

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