Spesso soffocati sempre dagli stessi impegni, alla ricerca di una routine stabile dove tutto si incastri tutto alla perfezione, si perde il valore delle cose che ognuno ha attorno. Il quotidiano, che inevitabilmente diventa abitudine, finisce per appiattire tutto ciò che c’è di bello in un indistinto caos. Una confusione dalla quale si cerca di fuggire, che si tenta di risolvere in un percorso il più possibile lineare. Non si considera però che questo caos, quasi irritante, è fatto di oggetti, azioni e soprattutto persone che troppo spesso, sbagliando, diamo per scontati. La bellezza di amare chi si ha accanto, di fare con passione ogni piccolo gesto, si perde facilmente, l’abitudine inghiotte la novità. La ricerca di una serena stabilità è causa dell’alienarsi dell’individuo. Questo processo, che sembra quasi normale nel percorso di vita di ciascuno, ha spesso caratterizzato il modo di vedere e affrontare la realtà dell’uomo.

Il tempo ha nomi diversi perché ha valori diversi

Nell’antica Grecia il tempo era percepito in tre modi diversi e aveva altrettanti nomi. Il tempo cronologico era chiamato “χρόνος” (chronos), il periodo che indicava un’annualità era denominato “ἐνιαυτός” (eniautos), l’eterno era indicato col termine “αἰών” (aion) e, infine, vi era “καιρός” (cairos). Questa era la forma di tempo più importante, quella che aveva il significato più importante. Kαιρός è traducibile come “il momento opportuno” o “l’attimo supremo”, è il tempo che ha significato. Sono quegli istanti che si differenziano dagli altri perché contano, perché sono vissuti a pieno. Per questo motivo ciascuno deve definire il proprio tempo, deve capire quali sono gli attimi degni di essere definiti con questo termine. Sono i momenti indelebili, che, nel bene o nel male, mai potremmo dimenticare e che ci hanno segnato. Forse, grazie a questi, possiamo sopportare il resto del tempo, quello che scorre via veloce e spesso sfugge quando ci si distrae. Quei pochi secondi sono ciò di quanto più personale esista, è un qualcosa che tocca direttamente l’animo di ciascuno. Il καιρός è così carico e pieno di vita che coincide completamente con una parte dell’essere della persona che lo vive.

L’invito di Orazio a cogliere il vero valore del tempo

Il poeta latino Quinto Orazio Flacco (Venosa, 8 dicembre 25 a.C- Roma, 27 dicembre 8 a.C) in una nelle sue “Odi” giunge all’espressione, breve quanto efficace, “carpe diem“. Con essa, in un dialogo con Leuconoe, invita la ragazza a non confidare nel domani, a non cercare di capire ciò che va al di là delle sue possibilità, vivendo invece a pieno il presente. Il poeta insiste sull’oscurità e l’incertezza del domani, sulla precarietà dell’esistenza, riassumendo nella sua locuzione i dettami della filosofia epicurea e della “teoria del piacere”, ovvero esplica la necessità di vivere il presente dando importanza ad ogni attimo senza interrogarsi sul futuro. Ed è forse questo tutto quello che si può fare, si può vivere il tempo dando ad ogni attimo una significato, in modo tale da renderlo imperituro. Ciò è però possibile solo se si accettano quelle che sono le tappe fondamentali a cui ogni uomo deve necessariamente andare incontro, come il momento della morte, e si annulla l’ansia che queste causano.

Dum loquimur fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.

Momenti di trascurabili felicità: il tempo secondo Pif

Pierfrancesco Diliberto (Palermo, 4 giugno 1972) è il protagonista del film “Momenti di trascurabile felicità” (di Daniele Lucchetti uscito il 14 marzo 2019), film in cui si affronta il tema della fugacità della vita. Pif interpreta il ruolo di Paolo, un ingegnere palermitano sposato e con due figli, un uomo normale con una vita normale, con le sue abitudini e incapace di instaurare rapporti autentici, neanche con la sua famiglia. Tutto cambia quando un giorno sbaglia nel compiere una di quelle azioni che faceva sempre uguali, e  muore investito mentre attraversava un semaforo per lui rosso. Finisce quindi in una sorta di purgatorio dove il suo angelo custode, a causa di un errore nel conteggio del tempo che doveva essere concesso a Paolo da vivere, gli concede di tornare in vita per un’ora e trentadue minuti. Il palermitano, tornato sulla Terra, inizia a rendersi conto che un’ora e mezza sia molto tempo e, cercando di riunire la moglie e i figli a casa per passare il tempo con loro, si concentra su tutti quei piccoli dettagli a cui non aveva mai fatto caso. Quella che potrebbe quindi apparire come una perdita di tempo è la presa di consapevolezza che ogni piccola cosa attorno a lui ha un valore ed un significato, che  la sua vita forse non era così piatta e mediocre, semplicemente Palo non si rendeva conto della bellezza che lo circondava. Nel breve tempo che gli viene concesso, attraverso piccole azioni, prende coscienza del suo ruolo di marito e padre, e di come la sua famiglia sia la cosa più preziosa che abbia. Attraverso questa paradossale storia, in cui Paolo capisce che la cosa più importante e bella che possiede è la stessa da cui cercava di fuggire, si può capire come realmente si sottovaluta ogni cosa e che spesso ci si accorga di ciò quando ormai è troppo tardi.

Claudia Sabatino

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