Il tema della “porta” nella letteratura latina: tra Catullo e Tertulliano

La porta (in latino “ianua”) è un oggetto molto discusso dalla tradizione latina. Sono diverse, però, le connotazioni che i vari autori gli hanno attribuito.Risultati immagini per porta disegno

In questo breve percorso saranno 5 gli autori su cui ci concentreremo: Catullo, Properzio ed Ovidio, molto simili fra loro, e ancora Plauto e Tertulliano, una “voce fuori dal coro”.

La porta nell’elegia di Catullo

I Romani, nel I secolo a.C., “importano” la poesia leggera greca, il cui massimo esponente era stato Callimaco, e con questa il cosiddetto “paraclausithyron“. Si tratta di un leitmotiv che consiste nel discorso tra un poeta e la donna amata, la quale si cela dietro la porta. Il poeta, in realtà, si rivolge il più delle volte alla porta stessa o a chiunque la sorvegli. La porta è motivo di ispirazione poetica perché rappresenta il confine fra i due amanti, un po’ come la leopardiana siepe. Il primo poeta elegiaco a riprendere il tema della porta chiusa, a Roma, è Catullo, che nel carme 67 dialoga con la porta di un certo Cecilio. L’oggetto animato racconta di come la moglie del suo padrone sia stata posseduta carnalmente dal suocero e di come abbia commesso adulterio con almeno altre tre persone. Sono numerose le funzioni svolte dalla “ianua“, dall’essere complice dell’innamorato all’impedire le visite degli amanti; a volte, secondo le parole del poeta, è mero strumento al servizio della crudeltà dell’amata.

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Il “Liber” di Catullo

 

La porta in Plauto, Properzio e Ovidio

A dire il vero, il tema della porta era stato utilizzato anche in età arcaica da Plauto, nonostante non fosse per nulla presente la componente amorosa. Fedromo, uno dei protagonisti della commedia “Curculio“, si rivolge all’ostacolo affinché si apra e faccia comparire Planesio, un altro protagonista. In Properzio, invece, è solamente la porta a parlare, precisamente nella XVI elegia del I libro. Le parole del poeta sono riportate solo attraverso ciò che ode la porta. Il monologo è pieno di elementi patetici e fungerà d’ispirazione per gli “Amores” ovidiani.  In questa raccolta di elegie, Ovidio dialoga con un servo messo a guardia dei “chiavistelli”. Questa volta, a colpirci, è la pungente ironia dell’autore, che ringrazia sarcasticamente gli impedimenti che si frappongono fra lui e l’amata poiché fanno sì che si accenda maggiormente la loro passione. Risultati immagini per porta disegno

La donna come “diavoli ianua”

In ultima istanza, compiendo un piccolo salto temporale, ritroviamo il termine “ianua” in Tertulliano, scrittore cristiano del II secolo d.C. e autore dell’ “Apologeticum”. La prospettiva amorosa si rovescia e la porta non è più un oggetto concreto, ma una metafora. Tertulliano attribuisce alla donna la definizione di “diaboli ianua“, ossia “porta del diavolo”. Difatti, le sue posizioni sono state definite più volte, dalla critica moderna, come misogine. Tale pensiero risale al peccato di Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden. La colpa sarebbe da attribuire solamente ad Eva, tentatrice, che con il suo gesto ha condannato definitivamente il genere femminile, senza alcuna possibilità di redenzione. Ovviamente, quella della donna è una porta sempre aperta alle visite del suo ospite preferito.

 

La porta continua ad essere, anche oggi, utilizzata dai mezzi di comunicazione. In “Porta a porta” (programma televisivo condotto da Bruno Vespa), ad esempio, viene sfruttata nella scenografia per riprodurre un ambiente ospitale e creare un clima che favorisca i colloqui spontanei.

È pazzesco pensare che un oggetto apparentemente senza valore come questo abbia dato ispirazione a così tanti autori…È quindi la conoscenza della letteratura ad aprire tutte le porte o la porta ad aprire il cassetto della creatività alla letteratura?

                      Mattia Vitale

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