Il Doppelgänger è il nostro gemello cattivo, la parte malvagia di noi che reprimiamo e non mostriamo ma che non è riuscita a scappare alla crudele rappresentazione di Stevenson e Hitchcock.

L’incontro con il proprio Doppelgänger di cui sono intrise storie, romanzi e film ha impressionato e spaventato moltissime generazioni, c’è chi dice di averlo incontrato per davvero, chi si lega all’aspetto più filosofico, ma è senza dubbio un tema che, ancora oggi, spaventa ed incuriosisce.
“Lo strano caso del dottor Jakyll e del signor Hyde”
Ma che cos’è il Doppelgänger? In letteratura è stato affrontato nelle maniere più diverse, una delle più interessanti ed esplicative avviene nel romanzo “il dottor Jakyll e Mr Hyde”. Il Doppelgänger ovvero, il gemello cattivo, ha origine dal conflitto interiore che da sempre affligge l’essere umano. Tutti infatti siamo dominati da una parte più inconscia, legata agli istinti più animali e malvagi dell’animo. Con la nascita della società, delle regole, del buon costume nasce anche la repressione e la costruzione di apparenze, è quindi durante l’epoca vittoriana, periodo in cui l’apparenza vince sull’essenza che nasce questo romanzo.Nella borghesia subdola e incattivita che salva la facciata ma che è fatta di superficialità e di pochezza morale, nel 1886, dalla penna di Robert Louis Stevenson nasce il personaggio del dottor Jakyll.
Il dottor Jakyll è un chimico distinto, un uomo sempre in ordine e ben vestito che gode di una buona reputazione e di stima da parte degli altri cittadini ma che scopre una pozione che lo trasforma in Hyde, un essere brutto e sgradevole che rappresenta la sua parte più istintiva, quella parte della sua personalità che è sempre esistita ma che era stata fortemente repressa.
In questo capolavoro gotico, la visione del Doppelgänger è molto chiara: Hyde e il dottor Jakyll sono la stessa persona, l’uno non si aliena mai rispetto all’altro. Hyde non è semplicemente il gemello cattivo ma bensì fa parte della sua vera natura, l’uomo continuerà a fluire da una personalità all’altra senza riuscire a farne prevalere una. Il protagonista non è né l’uno e né l’altro ma sarà sempre entrambi.

“La donna che visse due volte” di Alfred Hitchcock
Nella cultura moderna il tema del doppio viene affrontato anche da Hitchcock, una personalità eccentrica considerata “il re del brivido”. Nel film del 1958 “La donna che visse due volte” il cui originale titolo era “Vertigo” il protagonista è Scottie, un poliziotto vittima di acrofobia, la paura dell’altezza, avuta in seguito ad un incidente durante un inseguimento. Da un vecchio amico viene incaricato per sorvegliare la moglie, Madeleine, una donna che sembra stia sviluppando strane ossessioni. Scottie comincia a seguirla e sorvegliarla e tutto lascia pensare che sia vittima del fantasma della bisnonna, una donna che impazzì dopo aver dato alla luce un bambino che le venne tolto. Madeleine in questi momenti perde coscienza di sè: parla e si comporta esattamente come avrebbe fatto Carlotta Valdès, la donna da cui viene tormentata.
Il tema del doppio qui è affrontato in maniera molto diversa, Madeleine è completamente alienata da Carlotta Valdès, sono due persone molto diverse e ogni volta che l’ava prende possesso del suo corpo Madeleine non ricorda nulla.Hitchcock dimostra di saper dominare magistralmente anche il tema del doppio rappresentando molte scene in cui è presente il riflesso della protagonista, sono una presenza costante gli specchi ed è iconica la scena in cui Madeleine fissa un quadro dell’ava Carlotta e dimostra incredibili somiglianze con essa.

Lo spettatore del doppio
Per farci percepire la follia del Doppelgänger entrambe le opere si servono di uno spettatore: nel caso del dottor Jakyll è l’avvocato Utterson che si interfaccia con la terribile scoperta. Utterson è il custode del suo testamento ed è attraverso i suoi occhi che percepiamo l’orrore, lui è lo spettatore che sente tutto il peso del doppio. La mente umana non è abituata a percepire due personalità così differenti perchè è stata abituata dalla società a farne prevalere con la forza solo una sull’altra, la percezione del doppio crea confusione, disorientamento; ed è proprio questa sensazione che porta Utterson a provare orrore di fronte a una simile scoperta e a portare Scottie, nel film di Hitchcock alla follia, Scottie impazzisce e finisce in psichiatria, non riesce più a distinguere realtà e illusione e comincia ad essere tormentato da visioni e sogni deliranti, magistralmente rappresentati dall’effetto “vertigo”, un effetto cinematografico sperimentato dal regista in grado di dare un effetto di vertigine nauseante. La mente umana non può percepire la dualità; ha bisogno di percepire il primato di una personalità sull’altra e quando questo non avviene i personaggi delle nostre storie cadono nella follia.