Il paradosso del 2+2=5: ecco come è stata utilizzata questa locuzione da Orwell

2+2=5. È assurdo dire che due più due fa cinque e negare che due più due fa quattro?

Sebbene matematicamente il calcolo non sia corretto, più volte in letteratura ricorre questa strana locuzione, assurda e paradossale. Non è tanto il calcolo in sé, infatti, l’oggetto della discussione, ma ciò che ne consegue dalla sua affermazione.

2+2=…?

Quattro, ovviamente, seguendo un processo logico, ma non è sempre così. Negare un fatto o negare l’evidenza è un atteggiamento tipicamente umano, tipico di chi è incline all’errore o alla suscettibilità. Questo piccolo calcolo porta con sé grandi verità e conduce a una serie di riflessioni utili non solo a comprendere determinati meccanismi, ma a sventrarne altri, collegati – in maniera sottile, ma anche tanto evidente – all’abuso, al potere e alla privazione.
Lo stampo matematico di questa locuzione, inoltre, non deve ingannare. Per secoli è stata discussa: durante il Medioevo, nel XVIII sec. e lo stesso Fibonacci se ne occupò in prima persona; punti di vista. Quel che interessa portare a galla è, però, in questo caso, la lecita verità che si nasconde dietro un’affermazione che appare – ma non lo è in toto – falsa.

Matematica in letteratura: George Orwell e 1984

Protagonista di questo scorcio è Winston. Figura centrale del romanzo di realtà dispotica di George Orwell, Winston è, paradossalmente, anche un impiegato al Ministero della Verità. Il suo compito è quello di censurare tutto ciò che i suoi superiori ritengono opportuno, dato che il suo mestiere consiste nel ricostruire documenti antichi e, di conseguenza, ha la possibilità di manipolarli a proprio piacimento. Winston parla poco. Non ha amici e questo gli nega la possibilità di avere dei dialoghi che siano costruttivi dal punto di vista personale. Separato e senza figli, parla solo di lavoro, nucleo intorno al quale gira la sua vita.
A un certo punto della narrazione, si vede Winston in difficoltà, fare i conti con una realtà che appare impossibile ma che, di fondo, non lo è.

In fin dei conti, come facciamo a sapere che due più due fa quattro? O che la forza di gravità esiste davvero? O che il passato è immutabile? Che cosa succede, se il passato e il mondo esterno esistono solo nella vostra mente e la vostra mente è sotto controllo?

e continua:

Sei lento a imparare, Winston” disse O’Brien, con dolcezza.

“Ma come posso fare a meno…” borbottò Winston “come posso fare a meno di vedere quel che ho dinanzi agli occhi? Due e due fanno quattro.”

“Qualche volta, Winston. Qualche volta fanno cinque. Qualche volta fanno tre. Qualche volta fanno quattro e cinque e tre nello stesso tempo. Devi sforzarti di più. Non è facile recuperare il senno.”

Un calcolo sulla polvere

Winston si presenta sin da subito come colui il quale dà la possibilità di essere influenzato, forse senza nemmeno accorgersene. Finirà così, infatti, con l’impiegato al Ministero della Verità che, non rendendosi conto, un giorno scriverà su un tavolino impolverato ciò che prima aveva negato. 

Quasi inconsciamente, Winston scrisse con le dita sul tavolo coperto di polvere: 2+2 = 5.

Quasi inconsciamente. Il peso di quel “quasi” è sconosciuto, ma fa presupporre almeno un briciolo di consapevolezza nell’animo di Winston che, come china il capo per scrivere l’assurda equazione, chinerà il capo al regime e all’oppressione. È il fondamento dell’ irrazionalità, la presa di posizione che non era stata programmata, l’assolutezza di chi segue la massa, con forze che provengono dall’alto e dal basso. Dall’alto perché imposto, dal basso perché, sebbene non sia tutto, occorre anche una piccola presa di coscienza da dentro, da chi al regime deve sottostare.

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