Il Sosia di Gaber e Dostoevskij: la follia scaturita dall’incontro con il proprio “doppio”

Gaber e Dostoevskij analizzano il profondo turbamento interiore che attanaglia l’essere umano alla vista del proprio sosia crudele e calcolatore.

fonte: puntofamiglia.net

 

Cosa provereste se vi trovaste d’improvviso davanti ad un individuo perfettamente identico a voi ma sadico e senza scrupoli? Come vi comportereste se il vostro sosia, un individuo specularmente uguale e con il vostro stesso nome ed indirizzo decidesse di sottrarvi il posto di lavoro e l’affetto dei conoscenti? Come reagireste alla mostruosa visione notturna del vostro alter ego?

fonte: sosiapercaso(facebook)

 

Il malessere di Goljadkin

Il sosia è un romanzo in cui Dostoevskij narra le avventure di  Jakov Petrovič Goljadkin,funzionario statale che si ritrova in un rapporto ambivalente rispetto alla borghesia ottocentesca di San Pietroburgo in quanto pur appartenendovi si sente alienato. Il libro si apre con il protagonista in visita dal suo medico: fin da subito appare chiaro il suo malessere interiore attraverso le innumerevoli paranoie e i comportamenti contraddittori cui il dottore cerca di porre rimedio tramite il ricorso a farmaci e ad un cambiamento radicale di stile di vita. Il dialogo con il medico non fa altro che peggiorare lo stato d’animo inquieto del protagonista che troverà la sua massima espressione nel modo di affrontare il mancato invito alla festa di compleanno della donna di cui è innamorato. Goljadkin attende titubante innanzi la porta d’ingresso dell’edificio in cui stanno avendo luogo i festeggiamenti chiedendosi se è giusto o meno prendervi parte pur non essendo stato invitato. Il protagonista agisce secondo uno schema fisso nel corso della narrazione: in un primo momento preferisce non correre rischi, ma dopo una lunga riflessione ed attesa agisce nel modo più impulsivo possibile. Jakov irrompe nel bel mezzo del ballo tirando a sé la festeggiata e finendo con l’essere cacciato in malo modo dal locale tra gli sguardi interdetti e accusatori di tutti i presenti. Un’immagine ricorrente lungo l’intero romanzo è la ricerca da parte del protagonista di un angolo buio in cui nascondersi dalla cattiveria della società per riflettere sulle decisioni da prendere. Mentre fa ritorno a casa, “il nostro eroe” si imbatte in un individuo completamente uguale a sé, che lo seguirà fin dentro l’abitazione .

 

Dostoevskij; fonte: wikipedia

Lo sdoppiamento dell’io

Inizialmente Goljàdkin-junior appare timido, cortese e sinceramente amorevole nei confronti del protagonista. Con il passare del tempo, però, il sosia manifesterà la sua vera natura: l’alter ego è un  calcolatore dedito alla subdola scalata del mondo impiegatizio, che otterrà il successo tramite astuzia ed inganno. Goljàdkin-senior si ridurrà ad essere uno straccio, un vile e sudicio straccio dotato, però, di amor proprio, di un’anima e di sentimenti: qualità interiori certamente mancanti al suo “doppione”. L’animo e la psiche del protagonista sono dilaniati da pulsioni contrastanti che portano ad una scissione dell’io in un uomo frustrato ed alienato dal resto della società. L’ intreccio narrativo è molto complesso e la storia si concluderà con un invito per una festa inesistente organizzata per intrappolare Petrovič e portarlo in un istituto d’igiene mentale.

fonte: YouTube

G.Gaber: Il sosia

L’immagine del sosia viene ripresa da Gaber all’interno dell’omonima canzone Il sosia. Il grande cantautore afferma che un uomo della sua statura e della sua presenza si è insinuato all’interno della propria stanza: è una copia speculare così imbruttita e repellente da fare orrore. Nella parte centrale Gaber tocca nel profondo l’animo degli ascoltatori urlando l’odio verso quel viso, sua caricatura, e quella voce che non è altro che la scimmiottatura della propria. La canzone si conclude con un ritorno alla realtà: il “doppiocaratterizzato da tutti i suoi aspetti maligni non è che il casuale sortilegio di una notte. La follia è centrale in entrambe le opere, così come è comune ad esse la natura del sosia come frutto di una mente instabile, come un’entità che non esiste sul piano reale ed altro non è che la proiezione dell’inquietudine del personaggio pensante.

Angela Orsi

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