Lo vediamo a Natale, San Valentino, sulle auto sportive, sui segnali di pericolo, ma perché proprio il rosso ?

Il colore dell’amore (e del pericolo) messo sotto la lente di ingrandimento, cercando di capire l’origine del suo utilizzo, perché lo vediamo e il perché nel profondo ci affascina così tanto, passando per scienza, cultura, arte e natura.
Perché vediamo il rosso ?
Il rosso è uno dei colori più iconici che riusciamo a percepire , perché è di questo che si parla, percepire. Quello che noi chiamiamo banalmente “rosso” è il modo in cui i nostri occhi interpretano la luce che ci arriva o meglio, quel determinato segnale luminoso che si traduce con il colore rosso. La luce infatti è di colore bianco, considerando la somma di tutte le frequenze dello spettro visibile, eppure noi riusciamo a vedere un miriade di colori, questo perché quando un’ onda elettromagnetica colpisce un materiale, ne eccita gli elettroni, e il loro movimento dovuto ad una maggiore energia, riemette determinate onde elettromagnetiche diverse a seconda del tipo di materiale, che noi vediamo come colori. Un esempio lampante è quando, in una stanza buia, si accende una lampada, permettendoci di vedere proprio perché la luce della lampadina, colpendo gli elettroni degli oggetti li presenti, viene riflessa, rivelando forme e colori di ciò che prima era semplicemente una stanza buia. Anche riscaldando un oggetto, ad esempio un pezzo di ferro sul fuoco, si potrà osservare un’emissione di luce rossa, dovuta all’energia termica che eccita gli elettroni facendogli emettere luce. Tuttavia, se continuassimo a fornire energia a quel pezzo di metallo, esso passerebbe dal rosso scuro al rosso acceso, fino al giallo. Questo perché all’aumentare dell’energia aumenta anche la frequenza delle onde elettromagnetiche (e diminuisce invece la lunghezza d’onda), e il colore, che per noi rappresenta proprio la frequenza della luce visibile, cambia. Lo spettro del rosso infatti, comprende le onde elettromagnetiche con energia e frequenza più bassa, ma lunghezza d’onda più grande, la quale si aggira fra i 630 e 760 nanometri.
La natura e il rosso
In natura il rosso è utilizzato con due principali scopi, intimidire e stupire. Nelle verdi e fitte giungle del Sud America, potreste inciampare in una minuscola e simpatica rana dalla magnifica pelle rossa. Non toccatela. Quel colore così acceso vi sta dicendo che rischiate la morte se solo provate a toccarla. Secerne infatti un letale mix di tossine, le batracotossine, che paralizzano il sistema nervoso, impedendo la respirazione. Così come le rane, anche serpenti, pesci e insetti utilizzano questo stratagemma per difendersi dai predatori. Eppure gli animali, ma così anche le piante, utilizzano questo colore per richiamare l’attenzione. Numerosi uccelli ad esempio sfoggiano le loro piume colorate per attirare una possibile partner, oppure per scacciare i rivali. Le piante invece utilizzano questo colore (così come altri), per attirare gli animali, fargli mangiare i propri frutti, e permettere così che i semi dopo “evacuati”possano generare nuova vita. L’uso massivo di questo colore in natura ha origine proprio dalla natura, certo, ma perché ? In una fitta foresta tropicale, dove il colore dominante è il verde, l’unico modo per attirare l’attenzione e lanciare un messaggio è, naturalmente, avere un colore che risalti più degli altri. Ora secondo la tavola dei colori, il rosso è la tonalità opposta al verde, che è composto a sua volta da blu e giallo. Appare dunque chiaro come la scelta del colore più utile di cui ricoprirsi non sia, al netto di quella roulette chiamata evoluzione, un caso.

Dai fenici all’URSS
Da sempre l’uomo ha per istinto la tendenza a correlare a gli oggetti dei significati, e nessuna eccezione è stata fatta per i colori. Nell’Antico Egitto ad esempio il rosso, che loro chiamavano “Desher“, era interpretato come benevolo quando associato al corpo umano, alla vita e alla sua creazione, ma poteva avere anche un significato negativo, come ad esempio la correlazione del rosso con l’ardente deserto nordafricano, da cui per l’appunto prende il nome. Successivamente il popolo dei Fenici, e in seguito molte città dell’Asia Minore, trovarono nei molluschi del Mediterraneo una variante di questo colore che fece la loro fortuna. La porpora. Simbolo degli imperatori romani e bizantini, che avevano fatto del rosso il loro colore, il colore del Dio Marte, molto prima dell’Età imperiale. In seguito il rosso divenne una costante nella moda del’aristocrazia per secoli, simbolo di potere, ricchezza, regalità (per questo utilizzato nei riti religiosi) e importanza sociale, essendo un colore difficilmente ottenibile, soprattutto in una forma resistente ai lavaggi. I tintori medievali ad esempio erano estremamente abili e ferrati nell’estrazione del pigmento rosso dalle radici, ma la tonalità ottenuta variava facilmente a seconda delle condizioni in cui era preparata. Con la scoperta dell’America, gli europei ebbero accesso non solo alle enormi ricchezze minerarie, ma anche ad una risorsa insospettabile, la cocciniglia. La cocciniglia è un piccolo insetto dalle cui larve si estrae un pigmento rosso scuro, perfetto per la domanda di tintura rossa e uno dei tanti generi, il genere Kermes, da il nome proprio al famoso liquore rosso, l’Alchermes, in passato colorato proprio con i pigmenti della cocciniglia. Oggi ovviamente non usiamo più insetti o radici per colorare i vestiti, ma il forte significato del rosso ci è rimasto impresso. Come detto in precedenza è un colore che risalta immediatamente, e per questo è usato sia per scopi puramente economici che sociali e politici. Numerosi loghi di aziende sono di colore rosso, o presentano almeno una parte rossa, così come numerose bandiere nazionali o stemmi di partiti e movimenti politici. Le grandi dittature comuniste (URSS, Cina, Vietnam, Corea del Nord) , ma anche dittature di estrema destra (la bandiera nazionalsocialista era rossa con svastica nera) hanno utilizzato questo colore come tratto distintivo.