I pittori della vita moderna: Manet e Rancore interpreti della realtà

‘L’arte è tutta individuale , espressione dell’ispirazione del singolo’ è l’idea che muoveva Manet e molti artisti di oggi.

E. Manet, 1863, Colazione sull’erba, Museo d’Orsay (fonte Pinterest)

Descrivere la società contemporanea è una missione a cui molti artisti hanno devoluto le loro ricerche: mentre i versi di Rancore ribaltano i nostri punti di vista, le opere di Manet ‘aprìrono al mondo che conosciamo noi’ secondo il critico G. Bataille.

Due artisti a confronto

‘Quello che intendo rappresentare è la poesia e la meraviglia della vita moderna’; così si esprimeva più di un secolo fa uno dei più grandi artisti che la storia dell’arte abbia mai conosciuto. Eduard Manet rappresenta, al giorno d’oggi, una delle figure più rivoluzionarie del mondo artistico ottocentesco: la sua esigenza di realismo, unitamente ad una tecnica ibrida e all’epoca rigettata dai canoni tradizionali, fanno di lui uno dei precursori della rivoluzione artistica iniziata proprio nell’800. Compiendo un salto di almeno 100 anni, per giungere così agli anni ’90 dello scorso secolo, incorriamo in un artista che, partendo dalle medesime premesse del francese, esprime concetti affini tramite versi e rime. Tarek Iurchich, in arte Rancore, classe 1989, dipinge con i versi ritratti della sua realtà mettendo in bella vista uno stile da lui stesso definito ermetico. I due artisti, per quanto distanti tra loro sia nel metodo espressivo che nel periodo storico, partono dal bisogno di guardare in faccia la realtà, superare i metodi ormai stantii (quelli accademici per Manet, e quelli del rap tradizionale per Rancore) cercando nuovi orizzonti da esplorare. Per il rapper romano questi si traducono in incastri di rime molto elaborati e concept album notevoli, mentre per il pittore parigino divengono immagini passate alla storia come dissacranti e blasfeme, osannate solo dopo la morte dello stesso artista.

Le due figure si incontrano in uno degli ultimi brani prodotti da Rancore facenti parte del progetto ‘Musica per bambini, pubblicato nel 2018, che ha riconfermato il peso del rapper nella scena italiana. La canzone ‘Arlecchino descrive, tramite una continuo flusso di immagini e riferimenti, la storia della famosa maschera multicolore. Tra le varie citazioni letterarie e fumettistiche, Rancore inserisce una strofa con continui richiami ad opere d’arte: Monet, Van Gogh, Seurat, Magritte, Warhol e Manet, con la sua Colazione sull’erba. 

I due artisti condividono non solo la passione e la dedizione per la propria opera, ma molti aspetti della loro visione del mondo: Manet per tutta la sua vita ha partecipato ai concorsi statali con lo scopo di essere legittimato nel mondo dell’arte; ugualmente Rancore, che debutta nella scena a 15 anni con l’album Segui me, partecipa assiduamente a tutte le manifestazioni underground romane, aderendo così al vero spirito dell’hip hop. Manet ha subito, così come Tarek, grandi fascinazioni dai viaggi compiuti in giro per il mondo. Tarek gira il globo già da piccolo allargando i suoi confini mentali; Eduard rimane colpito dalla Spagna e soprattutto dai suoi pittori, tanto da essere definito ‘il nuovo Velasquez’.

L’esecuzione dell’Imperatore Massimiliano, 1867 Una delle opere politicamente impegnate dell’artista; da notare il richiamo a Goya (Fucilazioni del 3 maggio 1808)

Il rapper ermetico

Rancore, reduce dalla fortunata esperienza all’ultimo Festival di Sanremo in cui ha collezionato vari premi a dispetto del sesto posto in classifica, si è ormai imposto come una delle figure più rispettabili dell’hip hop italiano. Dopo l’esordio nel 2006 con Segui me in ambito alla manifestazione Path Roma, l’artista entra nell’etichetta ALTOent su suggerimento di Jesto. Il 2008 lo vede presentarsi come RINquore, per poi iniziare il produttivo sodalizio con Dj Mike di cui ne è esempio il brano S.U.N.S.H.I.N.E.. Seguono eccellenti collaborazioni tra cui Murubutu, Claver Gold, MezzoSangue e Danno per arrivare all’ultimo album Musica per bambini.

Rancore si è sempre distinto sul piano creativo per una assidua ricerca stilistica: definitosi ermetico, lo scopo della sua arte non è descrivere per filo e per segno situazioni o sentimenti. Proprio come la poesia ermetica del novecento italiano, lui cerca l’essenza delle cose con una sintesi molto evidente dei concetti. L’ascoltatore deve così interpretare il testo lasciandosi trasportare dalla melodia: esempio emblematico è il brano Giocattoli, usato anche per lanciare un Contest per videomaker. Il testo apparentemente racconta una serie di eventi che, secondo lo stesso autore, possono riferirsi a varie situazioni della vita di ognuno se prese singolarmente. Un ascolto unitario però evidenzia una storia ben più articolata; è la vicenda di una ragazza raccontata dal punto di vista di tre oggetti caratteristici delle fasi della sua vita: una bambola, un rossetto, una sigaretta. Questo filo conduttore concettuale accomuna tutte le sue creazioni, con risultati sempre vibranti sul piano della tecnica, sintetici al punto da necessitare vari ascolti prima di una vera comprensione.

Così come il rapper punta ad una schematizzazione dei concetti, ugualmente Eduard Manet nel suo ambito di ricerca ha seguito un processo simile, arrivando a pennellate sintetiche capaci di rendere al meglio l’aspetto più concreto del reale, cosa che mancava alle rappresentazioni a lui precedenti.

Il pittore della vita moderna

‘come frutti acerbi che non potranno mai maturare’ vennero definite le opere di Manet a metà della sua carriera artistica. Pennellate quasi approssimative per definire volumi e ombre, prospettive arbitrarie e colori non sempre naturalistici erano fondamentalmente le critiche mosse verso l’artista. Come le canzoni di Rancore possono sembrare apparentemente confuse da concetti estremizzati o ridotti all’osso, e immagini evocative accompagnate da inflessioni dal significato complesso, così i quadri di Manet venivano considerati offese alla morale e al gusto pubblico.

La rottura tra Manet, il pubblico e le istituzioni arriva dopo un iniziale periodo di sodalizio: nel 1850 era considerato uno degli artisti più promettenti di Francia, in costante evoluzione vista la sua frequentazione dell’atelier di T. Couture, a sua volta allievo di Delaroche. I rigidi schemi imposti dall’ambiente accademico fagocitavano l’artista che già dopo pochi anni entra in conflitto con i membri della scuola. Le sue parole erano allora ‘fai quello che vedi, che senti, che vuoi’, che rispecchiano bene il generale momento dell’arte francese. Nel 1855 infatti Courbet apre il Salon du Realisme, evento cardine della storia dell’arte. Ispirandosi al maestro, Manet inaugura a sua volta nel 1867 il suo Louvre personale’, esasperato dalla continua emarginazione dai circuiti ufficiali dell’arte: al Salon des Refusés, nato per volere di Napoleone III nel 1863, Manet espone la sopracitata Colazione sull’erba, opera che lo pone in aperto contrasto con gli intellettuali accademici. Le polemiche proseguono per le successive tele tra cui Cristo morto e due angeli e la contestatissima Olympia. La figura di Manet è ormai associata a quella di un usurpatore delle tradizioni e della morale comune. Uno dei pochi intellettuali a difenderlo è E. Zolà, che gli attribuisce il grande valore di aver rimesso in discussione l’arte intera.

Questo merito gli viene riconosciuto solo alla morte quando lo stesso Degas, suo amico, ne sottolinea l’altezza durante i funerali, ammettendo che nessuno era mai stato in grado di apprezzarlo per quanto effettivamente meritava la sua pittura. A lui si devono infatti spunti che sono risultati fondamentali ai successivi impressionisti, tanto da far entrare l’Olympia nella collezione permanente del Louvre nel 1907. La sua carriera si evidenzia quindi come un percorso ben definito, consapevole e sicuro, che puntava ad affermarsi nonostante le molte reticenze dell’ambiente troppo stantio della Francia pre romantica.

Musica alle Tuileries, 1962 (fonte Wikipedia) è la risposta di Manet all’idea di ‘Pittore della vita moderna’ espressa da Baudelaire

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