Ricordatevi di festeggiare il Capodanno… Ma soprattutto che esiste un 32 Dicembre

Come ogni anno, si è giunti alla fine dei dodici mesi e si ricomincia tutto dal 1 Gennaio… ma il 32 Dicembre?

Luciano De Crescenzo

Festeggiando il Capodanno siamo convinti che il tempo sia ormai passato, non rendendoci conto che c’è sempre un 32 Dicembre. Alla scoperta del capolavoro di Luciano De Crescenzo che in tre semplici storie racconta il tempo nella filosofia.

Ypocrites, La Gialla Farfalla e I Penultimi Fuochi

Il magnifico film di De Crescenzo del 1988, tratto dal libro “Oi Dialogoi” è il connubio perfetto tra comicità e cultura, all’interno del film possiamo trovare una miriade di riferimenti filosofici, scientifici e storici uniti ad aforismi da non sottovalutare e all’immancabile comicità dei personaggi tipici di una Napoli quotidiana. Il film si divide in tre parti, tre storie dal sapore decisamente diverso ma dalla morale quasi identica: il tempo nelle nostre vite. La Prima storia vede come protagonisti i due attori simbolo delle avventure dell’ormai celeberrimo professor Bellavista ovvero Benedetto Casillo e Sergio Solli nei panni di Antistene e Aristippo, i due attori vengono ingaggiati per soddisfare la fantasia di un facoltoso signore il quale è convinto di essere Socrate, nella lunga interpretazione dei ruoli dei finti filosofi, contornata dagli insegnamenti del buon finto Socrate ai suoi discepoli, i due attori si rendono conto di esser finiti in una gabbia di matti quando Socrate stesso rivela che in realtà la pazza è sua moglie che si finge Santippe, la domestica di Mirto, che obbliga il marito a travestirsi da Socrate; i due attori, completamente spaesati, si imbattono nello psichiatra di famiglia, che in questa storia è interpretato dallo stesso De Crescenzo, che spiega loro che la vera malattia in quella famiglia non è la pazzia ma il vivere il tempo con intensità e da questa frase inizia la parabola sul tempo. Lo psichiatra in più occasioni spiega il significato dell’attimo e della saggezza di chi riesce a vivere nel presente e si congeda nell’ultima scena spiegando che il tempo ha valori diversi e può essere espresso in vari modi e non solo in lunghezza. La Storia si conclude con la cameriera di famiglia che spiega ai due attori che in realtà il pazzo è lo psichiatra che si diverte ad interpretare ruoli diversi, ora psichiatra, ora prete, ora astronomo. La seconda storia narra di un amore tra anziani vissuto come in età adolescenziale tanto che l’anziana protagonista alla fine della storia parte per la “fuitina”, il dialogo sul tempo viene affrontato dal figlio dell’anziana signora insieme al prete di fiducia, interpretato da De Crescenzo, il quale spiega che l’età mentale non ha niente a che vedere con l’età fisica e così lancia il riferimento alla Gialla Farfalla che vive solo 5 minuti è che deve, per forza di cose, cogliere l’attimo. La terza storia e probabilmente la più amata dai napoletani in quanto è una vera e propria scena cult, si diletta a seguire la storia di tale Alfonso Caputo (Enzo Cannavale), un pover uomo disoccupato e con a carico due figli che il 31 dicembre va alla ricerca di 100mila Lire per comprare i famosi botti di Capodanno ai bambini, non trova nessuno, passando dai rivenditori abusivi come Peppe ‘o criminale e la famosa giostra pirotecnica di Maradona ai fuochisti veri che non fanno sconti, sino ad arrivare al fratello (Tommaso Bianco) che, avvezzo alle richieste di denaro del fratello, pratica la famosa mezz’ora ovvero un’umiliazione di 30 minuti in cui il fratello bisogno deve rispondere più volte alla domanda “Alfonso Caputo! cosa sei tu?” con “Sono un imbecille” e al termine della quale riceverà le famose 100mila Lire, ma la dignità ha la meglio e non porta mai a termine il “processo”. La storia trova la sua svolta quando Alfonso Caputo va all’osservatorio astronomico a parlare con un professore, interpretato dal solito scrittore, che gli spiega che il tempo non esiste e con esso la contemporaneità e che i festeggiamenti di Capodanno sono solo dettati dalla pura formalità dell’occasione e lo congeda raccontandogli la storia del secondo virgola settantacinque (0.75s) ovvero l’errore commesso da Luigi Lilio durante la composizione del calendario Gregoriano, ragion per cui il 31 Dicembre in realtà è il 28 Dicembre. Il film si conclude con la famiglia Caputo che festeggia Capodanno il 12 Gennaio infischiandosene del tempo trascorso.

La mitica scena della mezz’ora. A sinistra Tommaso Bianco e a destra Enzo Cannavale

La Missione di De Crescenzo

I film di De Crescenzo sono tutti incentrati sulla comicità, hanno un cast fatto solo di attori comici e nonostante ciò sono sempre carichi di significato e di valore, così come i suoi libri, che sono molto più ricchi dei suoi film. La missione di De Crescenzo è chiara, diffondere la Filosofia come materia elementare, senza date e schemi e definizioni, lo scrittore solletica il palato dello spettatore o del lettore lanciando insegnamenti che sembrano di produzione proprio e a volte lo sono ma la maggiore parte dei riferimenti vanno attribuiti a Socrate, Diogene, Aristotele ecc… Lo si vede in “Così Parlò Bellavista”, capolavoro nel quale il protagonista, per l’appunto il professor Bellavista, interpretato da De Crescenzo stesso, si destreggia tra gli avvenimenti del suo condominio e insieme alla classiche ironie napoletane ci mette in mezzo dosi di Filosofia parlando di Stoici ed Epicurei, di uomini di amore e di libertà e non a caso sua figlia Patrizia in realtà all’anagrafe è registrata col nome di Aspasia. La grande missione di De Crescenzo è stata quella di regalare la cultura con l’inganno di una risata, un po’ come quando le mamme nascondo le medicine nel cibo dei bambini per fargliele piacere, così, chiunque abbia visto un film di De Crescenzo in maniera attiva avrà sicuramente deciso di approfondire, chi invece avrà seguito i film in modo passivo, avrà imparato quelle nozioni base necessarie per ragionare nel modo corretto pur senza aver mai aperto un libro.

Il Tempo e i suoi perché

L’insegnamento che c’è alla fine di una storia come quella di 32 Dicembre non è un insegnamento esplicito, che si può spiegare e riportare in altri linguaggi oltre a quello cinematografico, è un insegnamento implicito, che si porta dentro, non c’è una corretta interpretazione, così come i film di Troisi, o li capisci oppure non sai cosa ti sei perso/a. Il tempo ha cambiato il suo corso nella mia vita, devo essere sincero, da quando ho guardato 32 Dicembre. Più di qualsiasi professore mi ha saputo dare l’idea di tempo, ho imparato e apprezzato la Filosofia e le correnti di pensiero da quando ho iniziato ad interessarmi a De Crescenzo e il perché del tempo che cambia le sue modalità io non lo so, ma so che vivere il tempo con intensità, in larghezza anziché in lunghezza ha i suoi vantaggi. tra poche ore è Capodanno… per me non sarà l’inizio dell’anno nuovo o la fine del vecchio… sarà il festeggiare e poter dire “Oh che bello festeggiare…”. Ringrazio Luciano De Crescenzo per avermi dato tutto ciò che mi poteva dare, chissà se in paradiso festeggiano il 32 Dicembre…

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