Il rospo che voleva diventare Re: Salvini, la pacchia è finita!

I bacioni di Giuda

“Sono venuto a prenderti.”

“No, io sono venuto a prenderti.”

Questo dialogo tra Rambo e il generale Murdock riassume perfettamente quello che è avvenuto ieri in Senato, dove il Capitano (per fortuna non ancora Generale) Salvini è stato, a sorpresa ma non troppo, malmenato dalle parole di Giuseppe Conte, Dottore, Professore, Avvocato del popolo e, in ultimo, Presidente del consiglio dei ministri della Repubblica italiana (sembra avere più titoli di Daenerys Targaryen). Rimanendo in tematica fantasy, dato che ciò che è avvenuto ieri è quantomeno surreale, sembra che la lunga notte del premier sia finalmente finita. Stanco dei bacioni del Capitano, indifferentemente rivolti alla figlia di Verdini o al Rosario (l’amore sacro e l’amor profano, di botticelliana memoria) , Giuseppe Conte lo ha accusato di “ignoranza costituzionale”, di “irresponsabilità” e via dicendo, applaudito da PD e M5S. Conte ricorda poi di essere un professore, citando Habermas (uno dei maggiori critici dei populismi, ma passi) e poi Federico II, il professore ha detto di Svevia, in realtà era Federico di Prussia, ma a chi non è mai capitato di sentire un professore confondersi in aula?

Il capitano però cerca di reagire: dice che rifarebbe tutto (excusatio non petita… accusatio manifesta). E poi attacca. O meglio, si difende. Insomma, blatera. Il suo discorso è senza dubbio uno dei peggiori che Palazzo Madama abbia mai visto. Forse ha ragione La Russa, che dice ridendo “Salvini fascista? Non esageriamo con i complimenti”. Fatto sta che tra un’invocazione al cuore immacolato di Maria e un Bibbiano qua e là, la replica del Capitano assomiglia piuttosto a un comizio al Papeete. Insomma, un vocalist più che un ministro della Repubblica.

Subito dopo Matteo Salvini da Milano, prende la parola Matteo Renzi da Rignano, Firenze, che cita un passo dal Vangelo, “ovviamente secondo Matteo”. E sono botte da orbi per il capitano, che sembra essere chiuso all’angolo come Foreman contro Mohammed Alì a Kinshasa. Stordito, solo e ritrovatosi improvvisamente con i piedi per terra, il Capitano (ormai non si sa più di cosa) ritira la mozione di sfiducia nei confronti di Conte, che lo gela accusando Salvini di essere un codardo. Alle 20.45 Conte sale al quirinale, per dimettersi, affidando il futuro dell’Italia alla “saggezza del Presidente della Repubblica”. Un passo avanti rispetto al Cuore immacolato di Maria.

 

 

L’altro Matteo e il Signor Z.

 Esulta, il senatore semplice di Scandicci. L’Omonimo è caduto. Certo, è costato tanto. Matteo da Firenze ha dovuto fare le giravolte, considerando che fino a due settimane fa riteneva assurdo qualsiasi accordo con i 5 stelle. Tuttavia la sua scelta è la più giusta, ed è forse il vero vincitore di questa crisi di governo. La sua lotta contro “l’usurpatore” Capitan Salvini è iniziata il 5 Marzo, e per vincerla il senatore semplice di Scandicci non ha esitato ad allearsi con quelli che hanno definito il (suo) partito “il partito di Bibbiano”. La verità è che però ha fatto bene. In un modo si pensa in piazza, in un altro a palazzo, diceva Machiavelli, suo concittadino. Perché, anche grazie a Renzi, ieri il Partito Democratico, privo di qualsivoglia linea politica e programmatica è riuscito (forse a sua insaputa) a fare una cosa di sinistra: far perdere e mettere in minoranza la destra. E dato che mala tempora currunt bisogna esserne soddisfatti. Ora però bisogna smettere di chiamare Salvini #CapitanFracassa e bisogna costruire una linea politica che abbia come sbocco una visione di mondo che riesca, anche simbolicamente, a competere con quella reazionaria di Salvini. Ecco il compito di Zingaretti, il “signor Z.” che ad oggi ricorda l’agrimensore K. de “Il castello di Kafka”, aggirandosi per le stanze del Nazareno senza riuscire a incidere. La nota positiva viene dalla direzione dem di oggi. Zingaretti ha deciso di non lottare per le poltrone. Si cercherà un’intesa con i 5 Stelle quantomeno per eleggere, nel 2022, il successore (?) di Mattarella. Già, i 5 stelle.

L’ultimo canto del Grillo

 Gli apriscatole sono solo un lontano ricordo. Il M5S è il partito (PARTITO) più governista d’Italia. Una cosa però va detta con estrema chiarezza. I 5 stelle non sono dei pentiti, non sono improvvisamente diventati l’ultimo baluardo contro la destra reazionaria del Capitano Salvini. I 5 stelle, per 14 mesi (!) sono stati complici di continue violazioni dei diritti umani. Sono complici della crescita 0 e del calo del 7.2% della produzione industriale. Sono causa dei 31.500 operai in cassa integrazione. I 5 stelle, bisogna dirlo, hanno, come la Lega, fatto schifo. E non si dica ora “e allora il PD?” Con il passato ci si fa il sugo, si dice a Roma. Il governo per 14 mesi ha fatto schifo. E non si dica che il 50% della colpa è della lega e il 50% del M5S. Hanno entrambi il 100% di colpa. Ha dunque ragione il segretario Zingaretti a pretendere un totale cambio di rotta dei grillini. Gente come Danilo Toninelli non può più occupare una poltrona in un consiglio dei ministri, quantomeno per manifesta incapacità. Così come Giuseppe Conte non potrà essere il prossimo presidente del consiglio perché , nonostante la sua arringa di ieri, in qualità di presidente, è il primo responsabile per questi 14 mesi di barbarie.

Alla fine però, la nota positiva è che, per il rospo che voleva diventare re, invocando pieni poteri, baciando il rosario e la figlia di Verdini, la pacchia è finita.

Giuseppe De Ruvo

1 thought on “Il rospo che voleva diventare Re: Salvini, la pacchia è finita!

  1. 1) Il senatore di Scandicci, in quanto a oratoria, ha sempre avuto una marcia in più, ma una persona che ha affondato il proprio partito ed è stato messo all’angolo da TUTTI a suo tempo, dovrebbe avere la decenza di tenere, per una volta, a freno la lingua.
    2) “La pacchia è finita” fino alle prossime elezioni, e il governo giallorosso è il più grande regalo che possano fare a Salvini (È un bene per l’Italia? Assolutamente no. Succederà? Assolutamente sì).
    3) Superuovo blog incredibile, una delle migliori cose capitate ad internet negli ultimi tempi. Questi articoli degni del gruppo facebook dei cuochi della Festa dell’Unità che spuntano fuori ogni tanto non vi rendono giustizia alcuna.

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