Il rogo della libertà di pensiero: come fahrenheit 451 racconta ciò che accade nelle dittature

Vediamo cosa accomuna il libro “Fahrenheit 451” e il rogo dei libri avvenuto nella Germania nazista durante gli anni della guerra mondiale.

I regimi totalitaristici, tramite le propagande politiche e i discorsi persuasivi, hanno da sempre rappresentato una forma esasperata di potere che ha portato a distruzione, morte ma anche al divieto assoluto di libertà di opinione e pensiero. In particolar modo, nella Germania nazista, i libri ritenuti non conformi alla propaganda Hitleriana venivano bruciati. Analogamente, il libro di Ray Bradbury “Fahrenheit 451″ parla di un futuro distopico di ambientazione fantascientifica in cui è proibito leggere libri perché considerati illegali dalla dittatura di quel periodo.

LA CULTURA CONDANNATA AL ROGO

Siamo davvero sicuri che il romanzo di Bradbury sia distopico? Egli scrisse questa famosa opera nel 1953 e le comunanze con ciò che accadde in Germania (da poco uscita sconfitta dalla guerra) sono molteplici. Il libro narra la storia di Guy Montag, un pompiere che lavora presso le “milizie del fuoco”: paradossalmente queste non spengono gli incendi, bensì appiccano fuoco alle case di coloro che hanno violato la legge nascondendo libri. All’inizio della narrazione, Montag è sinceramente convinto della validità della sua missione tanto che considera il bruciare libri come un qualcosa di innocuo e normale.

“Era un gioia appiccare il fuoco”

Tuttavia, nel corso del tempo, Montag si chiede cosa contengano i libri di tanto offensivo e perché debbano essere bruciati. Alla fine della storia il protagonista, dopo aver capito l’importanza dei libri, va contro le regole della dittatura rischiando di essere ucciso molteplici volte. Scappando da quel mondo destinato alla guerra e alla distruzione più totale, Guy incontrerà un gruppo di esuli che hanno imparato a memoria alcuni testi letterari al fine di trasmetterli alle nuove generazioni per costruire un nuovo mondo post regime.

“Non c’è nulla di magico, nei libri; la magia sta solo in ciò che essi dicono, nel modo in cui hanno cucito le pezze dell’Universo per mettere insieme così un mantello di cui rivestirci”

I libri mandati in fiamme all’interno della storia sono a bizzeffe, così come, nella realtà storica del nazismo, vennero bruciate a partire dal 1933 decine di migliaia di libri… si parla all’incirca 25mila volumi nella sola città di Berlino, davanti agli occhi eccitati dei sostenitori hitleriani. Ma si può davvero bruciare il sapere? In un modo o nell’altro in Germania si crearono dei gruppi di “sovversivi” che non solo salvavano i libri da una triste fine, ma li facevano anche circolare di contrabbando nascondendoli tra opere di matrice nazista. Anche il nostro protagonista Guy entrerà a far parte di uno di questi gruppi grazie alla sua vicina di casa diciassettenne che gli farà capire quanto un libro può aprire la mente: solo le nuove generazioni possono salvare quelle vecchie, intontite da un potere di cui sono assuefatte.

L’ANNIENTAMENTO COGNITIVO TRAMITE I MEZZI DI COMUNICAZIONE

Una volta preso il potere, Hitler si assicurò di costituire un Ministero della Propaganda del Reich affinché gli ideali nazisti venissero diffusi attraverso la musica, il teatro, la radio, il cinema e soprattutto la stampa. Ad esempio, i film nazisti raffiguravano gli Ebrei come una razza a tratti aliena e dedita ai soldi che aveva l’obiettivo di impoverire la società ariana. I giornali tedeschi, come Der Stürmer o Der Adler, pubblicavano vignette con caricature antisemite e offensive contro le persone di religione ebraica. Si vollero così giustificare gli atti di violenza antisemita e addirittura lo sterminio degli Ebrei e delle altre vittime all’interno degli infernali campi di concentramento. In questo modo tutti i tedeschi aderenti al nazismo (bambini indottrinati inclusi) divennero inconsapevolmente spettatori apatici e indifferenti di fronte alla persecuzione razziale che dilagava per le strade.

“Il complessivo lavoro d’istruzione e d’educazione dello Stato nazionale deve trovare il suo coronamento nell’infondere, nel cuore e nel cervello della gioventù a lui affidata, il senso e il sentimento di razza, conforme all’istinto e alla ragione. Nessun ragazzo, nessuna ragazza deve lasciare la scuola senza essere giunta a conoscere alla perfezione l’essenza e la necessità della purezza del sangue” (Hitler; Mein Kampf)

In “Fahrenheit 451” la propaganda dell’ignoto regime totalitario avviene principalmente attraverso la televisione e la radio che ognuno deve portare all’orecchio e che costituisce il solo mezzo grazie al quale la dittatura riesce a diffondere la propria dottrina, alienando le menti al fine di omologare la massa e allontanando le preoccupazioni per la guerra imminente contro un nemico ignoto. La dittatura promuoveva la nascita di un pensiero semplicistico fondato sulla disinformazione rinnegando la cultura, vista come elemento disturbante e complesso, da allontanare per non avere preoccupazioni. In poche parole, per raggiungere la felicità, si doveva essere ignoranti.

La televisione è “reale”, immediata, ha dimensioni. Ti dice cosa pensare, anzi te lo grida: “deve essere giusto”, “sembra essere giusto”. E ti precipita alle sue conclusioni così in fretta che la mente non ha il tempo di rispondere: “Quante sciocchezze!”

I LIBRI COME STRUMENTO DI VERITÀ

E’ chiaro che l’intento di Ray Bradbury fosse quello di criticare la società in cui viveva, spesso silente davanti a fenomeni di odio. Nei suoi racconti il tema centrale è la messa a fuoco dell’uomo attraverso le sue più grandi fragilità mettendo in evidenza gli aspetti contraddittori della vita umana. Difatti, nel periodo in cui Bradbury scriveva, molte opere letterarie venivano censurate in quanto considerate scandalose o non conformi ai principi dell’epoca. Lo scrittore era contro la censura di qualsiasi forma d’arte e riteneva che la verità, anche quella che nessuno voleva sentire, servisse ad aprire la mente e a svegliare le persone dal torpore dell’ignoranza.

“Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive”

Con i roghi nazisti, e quindi con questa forma di censura estrema, si volevano condannare alla damnatio memoriae le opere di coloro che avevano scritto questi volumi per impedire la loro futura pubblicazione al fine che i lettori non potessero più avere del materiale disalienante da poter consultare. Il poeta tedesco Heine scrisse nel XIX secolo, quasi come una premonizione:

“Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini”

La cosa che fa più riflettere è proprio il fatto che le sue opere maggiori vennero messe al rogo nella città di Düsseldorf nel 1933 poiché i suoi libri, così come quelli degli altri scrittori le cui parole sono diventate cenere, riflettevano la sua mentalità anti- dittatoriale e dunque dovevano essere eliminati. Le opere stesse diventano portatrici del pensiero divergente che ha da sempre intimorito i grandi dittatori perché, come ormai è ben chiaro, un libro è una pistola carica.

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