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Il robot dalla pelle umana non deve farci dimenticare i limiti posti dalla roboetica

La ricerca tecnologica sforna ogni giorno nuovi risultati, la roboetica fa sì che questi siano indirizzati al benessere sociale.

Ricercatori dell’Università di Monaco sono riusciti a ricreare in laboratorio delle placche capaci di riprodurre quasi tutte le funzioni delle cellule epiteliali, con le quali permettere ai robot una sintonizzazione maggiore con l’ambiente.

I robot saranno rivestiti da pelle simile a quella umana

Siamo soliti pensare ad un robot come ad una macchina costruita assemblando meccanismi d’acciaio fino a formare una sagoma umana. I film e le immagini mentali di tale costruzione restano su un piano in cui risulta abbastanza semplice il riconoscimento della distinzione tra umano e artificiale. Tuttavia esiste il mito della creazione dell’uomo da parte dell’uomo, rispondente a quella volontà insita in noi di raggiungere le mete ideali del divino creatore, esemplificata dal fatto che da pochi giorni si può procedere di un passo verso la sua concretizzazione. Un team di studiosi dell’Università di Monaco è riuscito infatti a rivestire un robot di cellule hitech, capaci di riprodurre con una certa accuratezza il ruolo di quelle epiteliali umane. Si tratta dell’assemblaggio di più di un migliaio di sensori della grandezza di una moneta, capaci di attivarsi nel momento in cui viene percepita una variazione dei valori ambientali in termini di contatto, accelerazione, prossimità e temperatura. Non è ancora possibile riprodurre fedelmente le capacità della pelle umana, in quanto essa dispone di 5 milioni di recettori impossibili da replicare senza una quantità abnorme di monitoraggi da parte di sofisticati computer.

Lo sviluppo tecnologico non deve essere fine a se stesso

La visione dell’umano, e in generale della natura, come quella di un immenso meccanismo risale al XVII secolo, quando Cartesio vide il mondo come la manifestazione di leggi matematiche e fisiche facilmente decifrabili da parte dell’uomo. La sensazione di impotenza creata da una simile visione, per cui vengono trascurati gli aspetti più umani della vita, legati alle emozioni, alle relazioni e ai sentimenti, si manifesta anche in ambito accademico. Vari studi umanistici ricercano una chiave interpretativa del reale che riesca a contemplare una visione diversa da quella meccanicista, rilevando il valore della deontologia, dei valori, delle motivazioni umane e dei rapporti di questi con l’agire umano. Nonostante ciò, resta in ambito scientifico l’inclinazione della ricerca verso la matematizzazione universale: l’uomo interpretato come una serie di dati fisici e matematici, è potenzialmente riproducibile in laboratorio. Si rende così necessario un indirizzo alla modulazione della produzione: un’etica capace di far sì che le invenzioni tecnologiche rispondano a esigenze sociali, o perlomeno non arrechino danno alla società umana stessa. È da queste considerazioni che prende le mosse il primo Simposio Internazionale sulla roboetica. Tale disciplina richiede l’intervento di numerose scienze, dalla logica all’antropologia, in un fertile intreccio di sapere umanistico e scientifico.

La tecnologia posta a servizio dei Diritti umani

Già durante il Simposio del 2004 emergono diverse posizioni tra i robotici: coloro che vedono la propria ricerca in funzione meramente tecnica senza implicazioni morali, quelli che si basano su concetti culturali convenzionali per la valutazione della propria attività, i restanti indirizzati ad un’analisi filosofica sul lungo termine. Questi ultimi prendono in considerazione i diritti dell’uomo così come sanciti dalle Carte internazionali: rispetto della dignità dell’uomo, l’uguaglianza, la giustizia, l’equità, il rispetto delle differenze culturali, ecc. L’avvento delle macchine, di una vita intessuta di tecnologia fino al più quotidiano tra i comportamenti, non spaventa più se si è consapevoli che alla guida di un simile sviluppo vi sono menti capaci di prevedere eventuali implicazioni negative. Vi sarà invece una rinnovata fiducia nei confronti del progresso tecnologico così indirizzato, in quanto capace di garantire un più diffuso benessere a livello globale, capace di intervenire là dove le politiche nazionali sono incapaci di diplomazia: senza dover sacrificare alcunché nello stilare gli accordi, le tecnologie si insinueranno come un cuscinetto capace di provvedere alle esigenze di entrambe le parti. Scenari apocalittici ben conosciuti nella cultura pop saranno evitati, grazie alla roboetica.

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