Il mito dell’isola che non c’è: da Utopia alla Valle della luna

“Seconda stella a destra, questo è il cammino e poi dritto fino al mattino” : potete leggere questa frase intonando le note del brano di Edoardo Bennato, oppure immaginandovi nell’atmosfera fantastica di Neverland. 

Il mito dell’isola è ormai considerato un topos della letteratura utopica: molti racconti, romanzi o film sono ambientati su una terra circondata dal mare. Spesso si tratta di un posto idilliaco e difficilissimo da raggiungere, su cui la vita scorre in modo non ordinario. Da Utopia, dove giunge Itlodeo; a Neverland, dove Peter Pan vive con i bimbi sperduti; fino ad arrivare a moderne forme di narrazione, come il film “The beach” (2000), diretto da Danny Boyle.

Il sogno di un’isola idilliaca di Thomas More ed Edoardo Bennato

L’idea dell’isola paradisiaca, un posto lontano e arduo da raggiungere è ormai entrata a far parte dell’immaginario comune, e ognuno ha adottato una propria prospettiva a riguardo, dal lontano Rinascimento a oggi. Il termine “utopia” fu coniato da Thomas More, il quale fu un letterato, intellettuale e umanista che visse nel Cinquecento in Inghilterra. La sua opera, intitolata “Utopia” (1516), scritta in latino aulico, è divisa in due libri: nel primo More descrive la situazione dell’Inghilterra a lui contemporanea; mentre nel secondo narra il viaggio che Itlodeo, il protagonista, compie sull’isola di Utopia. Quest’ultima rappresenta una terra in cui la società è perfetta, le persone sono libere di esprimersi e non esiste la proprietà privata. Per mantenersi, gli abitanti lavorano sei ore al giorno alla loro terra, e impiegano il resto del tempo a riposarsi e studiare, in modo da poter vivere serenamente, mantenere e sviluppare la cultura autoctona dell’isola. “Utopia” rappresenta il sogno rinascimentale di una società dedita a tempo pieno alla cultura, che vive in un luogo dove pace e armonia regnano. Potrebbe essere il “luogo perfetto”, e tuttavia non lo è, perché non esiste e non potrà mai esistere: si tratta di un’isola che non c’è, come quella di Peter Pan. Edoardo Bennato cantava proprio a proposito di quest’ultima, esprimendo però un punto di vista diverso: la strofa “niente ladri e gendarmi, ma che razza di isola è? niente odio e violenza, forse è proprio l’isola che non c’è” si riferisce alla visione ipotetica di un mondo pacifico, che il cantautore spera di vedere un giorno. Infatti, nella canzone il sogno che prima o poi possa esistere un mondo migliore vince su tutto, eliminando la compenente utopistica, la quale fa riferimento all’irrealizzabile e all’impossibile, e sottolineando la possibilità della realizzazione di un’isola che c’è, o meglio, ci potrà essere. Questa speranza si esprime vivamente nell’ultima strofa: “e ti prendono in giro se continui a cercarla ma non darti per vinto perché chi ci ha già rinunciato è più pazzo di te”.

“Neverland” e “The beach”: le isole della perdizione

Tuttavia, se More designa Utopia come il luogo ideale; Neverland è diversa: è sì, una terra magica, avventurosa, in cui si possono provare esperienze uniche; ma è anche l’isola della perdizione, connotazione che si può osservare anche nel nome assegnato ai compagni di Peter, i lost boys (bimbi perduti). Una visione simile è stata adottata dai nostri contemporanei, che tendono a vedere l’isola sperduta come un posto magico, unico e mozzafiato, ma che allo stesso tempo porta alla perdizione: il film “The Beach”, tratto dall’omonimo romanzo di Alex Garland, parla di Richard (interpretato da Leonardo Di Caprio), un giovane americano che parte per la Thailandia, alla ricerca di se stesso. In seguito a una catena di casualità, Richard arriverà insieme a una coppia di francesi,  Etienne e Francois, su un’isola sconosciuta al resto del mondo e abitata da una comunità di hippie. Inizialmente sembra un posto paradisiaco, la cui bellezza può essere apprezzata soltanto dalla comunità autoctona. Tuttavia, poco a poco vengono a galla gli aspetti negativi che caratterizzano l’isola, principalmente causati dalla sua lontananza con il resto della civiltà. “The Beach” è un posto unico, ma bisogna stare attenti, perché è proprio la sua unicità che porta i suoi abitanti a dimenticarsi del mondo che c’è là fuori, oltre il mare, quel confine che divide l’isola dalle mille civiltà che popolano il nostro pianeta.

Il tentativo di realizzazione dell’isola paradisiaca nella Valle della luna

Ma è possibile che esista veramente un posto del genere? Nel nord della Sardegna, precisamente nella Valle della luna si sono formate delle imponenti grotte naturali, dove dagli anni Sessanta si è trasferita una comunità di hippie, abbandonando ogni forma di tecnologia moderna, e seguendo lo stile di vita delle culture orientali, cioè utilizzando solo la natura e vivendo solo di essa. Per quest’ultimo motivo, hanno costruito rifugi di legno, paglia e materiali di riciclo. Molti pensano che si tratti di un luogo psichedelico, caratterizzato dalla luce lunare che si riflette sullo strato roccioso, costituendo una sorta di “isola incantata”. Ricorda qualcosa? Sembra proprio un tentativo di realizzazione di un’isola che non c’è, un paradiso a se stante, immerso in un’atmosfera magica eppure enigmatica, proprio come le  numerose isole protagoniste della narrativa.

 

 

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.