Cerchiamo sognatori: ecco perché possiamo cambiare il nostro futuro, a differenza di quanto la Natura di Leopardi affermava.

“Cerchiamo sognatori”: si leggeva questo, all’apertura del summit di Green&Blue. Il sito del Gruppo Editoriale GEDI dedicato all’ambiente, il 16 novembre ha festeggiato il suo primo anno con una giornata fatta tutta di iniziative dedicate ai giovani. Sono i ragazzi, infatti, il futuro del pianeta: a loro si è rivolto Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica nel 2021. La sua lezione, che tutte le scuole italiane potevano seguire in diretta, era volta a spiegare il cambiamento climatico.
Il cambiamento climatico
È da una riflessione sulla scienza che ha preso avvio la lezione del premio Nobel Giorgio Parisi. La scienza è fatta di incertezze, delle quali sta agli scienziati comprendere i limiti. Se questo riguarda tutti gli studi, appartiene inevitabilmente anche alle indagini sul cambiamento climatico, su come sta avvenendo e su come potrebbe evolversi. Tanti, di fatto, sono gli interrogativi sulla probabile evoluzione degli eventi naturali. Se una certezza esiste, però, è che in questo momento c’è in atto un cambiamento climatico di cui occorre inevitabilmente prendere consapevolezza. Occorre che questo ci faccia paura? Sì, ma non per il futuro del Pianeta.
“Noi non dobbiamo salvare il Pianeta, ma noi stessi”
La Terra, come Parisi spiega, in cinque miliardi di anni è già sopravvissuta ad altri cambiamenti climatici, e a eventi quali la caduta degli asteroidi. Il futuro incerto, però, riguarda la nostra specie e il suo sostentamento, perché basato su risorse che il cambiamento climatico può compromettere. È dunque sulle risorse che dobbiamo agire: il primo passo è comprendere che quelle attuali sono limitate, il secondo è puntare a risorse rinnovabili per garantirci un futuro.
Dialogo con la natura
Il mondo non si cura di noi, dunque: andrà avanti lo stesso. Un futuro, però, possiamo garantircelo da soli, se solo ci sforziamo di cambiare qualcosa. Sebbene l’inizio sia simile, l’epilogo è totalmente opposto in un celebre scritto del poeta Giacomo Leopardi. Composto nel mese di maggio del 1824, il Dialogo della Natura e di un Islandese è parte delle Operette Morali, che Leopardi stesso ha definito come “Il libro più chiaro ai miei occhi”. L’opera si svolge come una riflessione sull’umanità e, più in generale, sul destino del mondo. Con lo stile del dialogo, teorie e pensieri vengono come alleggeriti: mediante interlocutori diversi, Leopardi accoglie eventuali dubbi su quanto scrive, e li chiarisce dal principio. Il dialogo che riguarda la Natura, vede questa personificata e col busto eretto a parlare con un Islandese in viaggio.

Dialogo della Natura e di un Islandese
Di un’indifferenza glaciale, la Natura viene presentata come una terrificante ed enorme figura femminile. L’Islandese è un viaggiatore, e non è casuale la sua provenienza dall’Islanda, terra lontana per eccellenza, desolata, fortemente rappresentativa di fenomeni naturali che spaziano dal calore dei vulcani al freddo dei ghiacciai. È pessima la visione della Natura per il viaggiatore proveniente dall’Islanda. Eppure, il viaggio consente lui di prendere atto che questa sia la stessa in ogni zona della Terra, senza distinzione alcuna. Ebbene, è la matrigna Natura stessa a spiegare all’Islandese la sua indifferenza nei confronti degli uomini: immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? Chiede, prima di spiegare che il regolare equilibrio dell’universo è dato da un perpetuo circuito di produzione e dissoluzione. È un ciclo fine a se stesso, insomma, e prenderne atto comporta per Leopardi la consapevolezza che appaia come futile qualunque tentativo di ricerca di felicità da parte degli uomini. La conclusione del Dialogo è tragica: l’Islandese, morto subito dopo il confronto con la Natura, diventa una mummia e finisce per essere visitato come una curiosità esotica in non so quale città d’Europa.
Spettatore di ciò che è stato, il mondo futuro, potrebbe non esserlo. È per noi possibile passare al sostenibile. Perché non farlo?