Tazio Nuvolari è, probabilmente, l’icona più rappresentativa del primordiale mondo delle corse, un mondo fatto di auto veloci e piloti con nervi d’acciaio. Nell’anniversario della nascita ricordiamo le imprese del “mantovano volante”

Il mondo delle corse motoristiche nei primi anni ’20 e ’30 fu dominato da molti nomi rappresentativi, ma nessuno seppe incarnare quell’estetica e quello sprezzo del pericolo come Tazio Nuvolari. Mito del suo tempo, esaltato da D’Annunzio per la sua velocità estrema, seppe battere ogni record, ridefinendo per sempre il mondo delle corse. Sarà campione d’Europa in moto e in auto, trionferà nelle maggiori competizioni del suo tempo, secondo alcuni ridefinirà le leggi della fisica al volante. Nuvolari è tutto questo, e questa è la sua storia.
I primi anni e l’esperienza nella Grande Guerra
Tazio Nuvolari nasce a Castel d’Ario, in provincia di Mantova, il 16 novembre 1892. É figlio di Arturo Nuvolari, che insieme al fratello Giuseppe, aveva dominato la riunione ciclistica internazionale di Nizza del 1893, acquisendo notevole fama nella nascente comunità del ciclismo sportivo. Sarà proprio lo zio Giuseppe, qualche anno dopo, ad introdurre Tazio al mondo della velocità, insegnandogli a guidare le moto e instillando in lui una passione per le gare che non lo abbandonerà mai. Gli anni dell’adolescenza passano serenamente, e nel biennio 1912-13 effettua il servizio di leva. Poco dopo, nel maggio 1915 è richiamato alle armi: l’Italia è in guerra contro l’Austria. Durante il suo servizio nel Regio Esercito è autiere nel servizio automobilistico dell’esercito, e nei lunghi anni del conflitto avrà modo di provare le sue abilità di asso del volante trasportando i feriti dai campi di battaglia ai posti di sanità e facendo da autista agli ufficiali. Proprio durante questa mansione di trasporto, nel 1916, il giovane Tazio finisce fuoristrada a causa di una buca. La storia vuole che l’ufficiale che viaggiava con lui, un colonnello, infuriato gli avrebbe raccomandato: «Dammi retta, lascia perdere, l’automobile non fa per te».

Il trasporto dei feriti e le ambulanze in trincea
Subito dopo l’inizio del primo conflitto mondiale, gli eserciti belligeranti, si erano resi conto che la guerra che avevano inaugurato rappresentava qualcosa di inedito e sconvolgente. Mai prima d’ora si era visto, sui campi di battaglia, un numero cosi enorme di morti e soprattutto di feriti. Era necessario trasferire in maniera efficace e veloce migliaia di uomini, che presentavano lesioni di vario genere e gravità, dalle prime linee agli ospedali da campo. In questo contesto possiamo inquadrare la nascita del veicolo che oggi conosciamo come ambulanza. Il Regio Esercito si mosse subito per uniformarsi alle necessità, predisponendo 96 sezioni di sanità motorizzate. Analogamente, diverse associazioni internazionali di natura volontaria, misero al servizio dei belligeranti mezzi di trasporto e valenti autisti. Va ricordato, oltre all’impegno profuso dalla Croce Rossa Internazionale, l’iniziativa dello statunitense Abram Piatt Andrew, docente di economia all’università di Harvard. Allo scoppio delle ostilità, nel 1914, Andrew raggiunge la Francia per fondare l’American Field Service: alla guida delle recenti Ford model T, tanti giovani americani si distingueranno per il coraggio dimostrato nel recuperare, trasportare e salvare le migliaia di uomini feriti ogni tra le file dell’Intesa. Grazie al zelante impegno profuso da questi autisti volontari, moltissimi soldati, che altrimenti sarebbero andati incontro a fine certa, ebbero salva la vita.
La carriera professionistica e il mito
Nonostante la grande passione per le due e le quattro ruote, la carriera professionistica di Nuvolari iniziò sostanzialmente tardi. É già il 1920, Tazio ha ormai 28 anni e in quell’anno corre la sua prima corsa al Circuito Internazionale Motoristico di Cremona, ma è costretto a ritirarsi per un problema all’auto. Non il migliore degli inizi. Ma il mantovano non si lascia scoraggiare e l’anno dopo, a bordo di una Ansaldo 4CS, vince la coppa di Verona provando a tutti le sue straordinarie capacità. Tuttavia, visti i costi minori e la possibilità di disputare maggiori gare in quei primi anni ’20 corre in moto, e anche in quest’ambito lascia il segno: a bordo della sua Norton 500cc rivaleggia con avversari in sella a moto da 1000 cc molto più potenti e performanti , ma grazie alla sua proverbiale abilità fa mangiare la polvere agli altri piloti. Una delle sue più celebri imprese sarà legata proprio alla moto, infatti, a causa di un incidente avuto qualche settimana prima, fu costretto a correre il Gran Premio motociclistico delle Nazioni completamente fasciato. Contro il parere dei medici e di tutte le altre scuderie, una volta aiutato a salire in moto dai suoi meccanici vista l’impossibilita di camminare, dimostrò per l’ennesima volta il suo talento. Quel giorno Tazio Nuvolari vinse, laureandosi Campione d’Europa. Ma solo negli anni ’30 nascerà la vera leggenda di Nuvolari, legata a filo doppio con la scuderia Alfa Romeo. Inanellando trofei su trofei, Tazio Nuvolari diventerà il pilota italiano più famoso di sempre. Ferdinand Porche definirà il mantovano :«Il più grande pilota del presente, del passato e dell’avvenire», inaugurando così il mito del “mantovano volante”: l’uomo che non conosceva la paura.
