Il Superuovo

Il partito perfetto non esiste: la delusione politica in Foscolo, Gaber e un grillino

Il partito perfetto non esiste: la delusione politica in Foscolo, Gaber e un grillino

Qualcuno era bonapartista, qualcuno  comunista, qualcuno pentastellato… perché non c’era niente di meglio!

Non sempre investire anima e corpo in ideali politici offre i suoi frutti: la delusione attende dietro l’angolo. Con l’articolo di oggi indagheremo il sentimento del disincanto sperimentato da Niccolò Foscolo, Giorgio Gaber, e da un grillino. Tre uomini accomunati dall’illusione che si potessero veramente cambiare le cose.

ANCHE I POVERI VOGLIONO DIRE LA LORO

15 maggio 1796, Napoleone entra a Milano. Il sogno di vedere l’Italia libera dalla dominazione straniera, unita e repubblicana è sempre più vicino e si rafforza all’interno del ceto intellettuale italiano. Napoleone contribuisce a svecchiare le polverose strutture dell’ancien régime, riforma il diritto, vende beni ecclesiastici e sottrae il monopolio dell’istruzione al clero per istituire ginnasi e licei statali. Alla Chiesa questo non piace: si guarda intorno, e vede che l’unica categoria a cui non interessano tutti questi strambi ideali di uguaglianza, libertà etc. è quella dei contadini (comanda Napoleone o comanda il re, sempre quei lavori ci sono da sbrigare!).

Lo scenario contemporaneo è mutato. Se prima erano gli intellettuali a sentire propri i valori del cambiamento, ora è il popolo stesso che sente il bisogno di fare politica. “Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio”, canta Gaber in “Qualcuno era comunista” del 1992. Nel 2014, in un simile slancio di cambiamento, scrive su Facebook il “MoVimento 5 Stelle Camera”:

Uno vale uno vuol dire che non ha importanza chi viene candidato o eletto se quella persona fa parte di un gruppo, della comunità del movimento, perché l’elezione, a differenza di quanto avviene nei partiti, non è l’obbiettivo ma un mezzo. Abbiamo bisogno di mandare cittadini liberi, onesti, trasparenti e coerenti nelle istituzioni per sostituire uno ad uno questi politici servi delle lobby e dei capi partito, schiavi di un voto o di una preferenza, ingordi si soldi, di potere, di poltrone. Questi politici che usano il mandato che i cittadini gli hanno donato solo come un’altro gradino verso la loro affermazione personale.

Gli errori “si soldi” e “un’altro” provengono proprio dal post (dimostrazione che uno non vale uno).

“TRATTATO DI CAMPOFORMIO” E “CONTRATTO PER IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO”

4 marzo 2018 come il 15 maggio 1796. La vittoria è schiacciante: il MoVimento, l’unico ad essersi presentato senza alleanze, riceve oltre il 32% dei voti. Ma con la nuova legge elettorale il risultato non basta per governare da soli.  Si apre l’ipotesi governo giallo-verde.  I nobili ideali di onestà e purezza vengono stracciati per far posto al Contratto di Governo, che sancisce l’alleanza tra Movimento 5 Stelle e Lega. Ecco che gli elettori pentastellati (molti provenienti da una sinistra che non li rappresenta più) sperimentano il sentimento provato da Foscolo duecento anni prima a seguito del Trattato di Campoformio, documento attraverso il quale Napoleone cedette la Repubblica di Venezia agli austriaci. Il poeta di Zante aveva addirittura scritto un’ode a Napoleone, “A Bonaparte liberatore”, (proprio come nel 2010 Supa pubblica l’album “Dico il vero”, con all’interno la canzone “Uno vale uno”).  Dopo il tradimento aggiunge una dedica a Napoleone stesso:

[…]  siamo in dovere di invocarti, e tu in dovere di soccorrerci non solo perché partecipi del sangue italiano, e la rivoluzione d’Italia è opera tua, ma per fare che i secoli tacciano di quel Trattato che trafficò la mia patria, insospettì le nazioni, e scemò dignità al tuo nome. 

Napoleone, se vuoi riscattare il tuo nome davanti al tribunale della Storia, devi aiutarci! Un’introduzione che gli elettori pentastellati dovrebbero far propria e sbattere in faccia ai propri rappresentanti.

NON SIAMO ALTRO CHE “GABBIANI IPOTETICI”

Tocca scomodare Gaber e la sua canzone “Qualcuno era comunista” per rassicurare gli ex-elettori dei 5 Stelle, e tranquillizzarli/ci che alla fine non potevano/mo fare di meglio. “Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio”. E in fondo nel 2018 era proprio così: la sinistra non rappresentava più la sinistra. Il MoVimento aveva alimentato un senso di appartenenza, aveva offerto la possibilità a chi stava per gettare la spugna di provarci per un’ultima volta a “cambiare veramente la vita”. Chiudo con gli ultimi versi di questa bellissima canzone:

No, niente rimpianti
Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare
Come dei gabbiani ipotetici
E ora?
Anche ora ci si come sente in due
Da una parte l’uomo inserito
Che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana
E dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo
Perché ormai il sogno si è rattrappito
Due miserie in un corpo solo.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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