Con la fine del governo Netanyahu, il paese dovrebbe fare dei passi avanti verso la risoluzione del conflitto. Ma in realtà così non sarà.

I più ottimisti vedranno il nuovo esecutivo come una manna dal cielo. Il feroce Netanyahu è stato sfiduciato, e Israele volta pagina in quel che sembra una storia infinita con la Palestina. Ma sarà davvero così? Abbiamo parecchi dubbi a riguardo.
Mansour Abbas: chi è l’islamista creatore di questo governo?
Il nome di sicuro non passa inosservato per i fondamentalisti sionisti. E di certo, può suscitare anche sorpresa e ammirazione che un leader arabo-israeliano possa arrivare così in alto nelle gerarchie israeliane. Fatto sta che Mansour Abbas rappresenta una novità assoluta per questo paese. Per la prima volta, un partito come quello di Lista Araba Unita, rappresenta la Knesset. E’ grazie al suo pragmatismo, che adesso il nuovo governo può insediarsi a scapito di quello dominato da Likud per 12 anni. Un contributo fondamentale che lo ha visto protagonista di una vasta coalizione di destra e sinistra, stanca dell’autoritarismo di Netanyahu.
Ma se da una parte possiamo dire di essere scampati ad un vero e proprio pericolo alla democrazia, dall’altra dobbiamo fare i conti con la destra filo-sionista, che in Israele è sempre più eradicata. Nonostante le critiche più aspre vengano dagli ultra-conservatori, Abbas non diventa benvisto neanche dai suoi ‘cugini’ palestinesi. Dando per scontato che il suo partito è anch’esso islamico, l’Esecutivo è troppo disomogeneo per permettere una soluzione tra i due Stati. Ad alleanze centriste, si contrappongono quelle di estrema destra. Quest’ultimi, manco a dirlo, non appoggeranno mai una causa palestinese. Volete un esempio di chi possa seguire questa politica? Vediamo il prossimo paragrafo.

Naftali Bennett e la Nuova Destra: una carica controversa
Abbas di sicuro non è un uomo che scherza sulle sue posizioni. Come abbiamo già detto, il leader filo-arabo rappresenta una nuova realtà israeliana, che cerca un sostanziale accordo con gli stati a loro storicamente avversi. Va precisato infatti che Abbas sostiene la soluzione tra Israele e Palestina. Anche se per nostra sfortuna, colui che guiderà il governo israeliano non permetterà di certo che succeda una cosa simile. La persona in questione è l’ex-generale Naftali Bennett, eletto con il suo partito Nuova Destra alla dirigenza della Knesset.
Il suo curriculum politico per gli ultra-sionisti è il massimo. Ministro per 5 volte sotto la presidenza Netanyahu – di cui l’ultima volta alla difesa – e capo della coalizione semi-estremista Yamina, Bennett non guarda sicuramente alla pace con la Palestina. Lui stesso si vantò della sua carriera militare, pronunciando frasi da brivido come “se catturi dei terroristi, devi semplicemente ucciderli” e “nella mia vita ho ucciso molti arabi, e non me ne faccio un problema“. Fautore dell’annessione dei territori palestinesi, Bennett sostenne la conquista dell’area C cisgiordana, territorio tra i più popolosi e rivendicati. La stessa zona infatti è tuttora sotto il controllo ossessivo di Israele, a tal punto che la stessa comunità internazionale ha dichiarato i loro avamposti come illegittimi.
Vi lasciamo solamente immaginare alle politiche repressive che gli occupanti filosionisti attuano all’interno dell’area.

La coalizione impossibile che è diventata realtà
Bennett è senza dubbio un duro colpo per chi appoggia la causa palestinese vivamente. E’ un duro colpo per chi credeva nella pace tra i due stati. Ed è soprattutto un duro colpo per chi credeva alla democrazia.
Se però il sionismo radicale ha ottenuto un ruolo importante nel governo, bisogna ammettere che non è stato sicuramente per i loro meriti. Chi ha votato la sfiducia a Netanyahu, rappresenta la maggior parte purtroppo una coalizione formata da filo-arabi (Abbas), ultradestra (Bennett)…e centristi. Quest’ultimi, sotto la guida del giornalista Yair Lapid, ha dato vita ad una unione governativa che ha raccolto dissidenti di schieramenti al limite dell’estremismo. E’ stato Lapid a formare il nuovo governo, sotto richiesta del presidente Reuven Rivlin, il quale ha rimesso il mandato di Netanyahu, poiché non ha raggiunto la maggioranza nel suo tentativo di ricostituire l’esecutivo.
Bennett e Lapid, nonostante le diverse vedute, hanno manifestato tra di loro rispettiva simpatia. Cosa che successivamente verrà criticata dagli ambienti ultraconservatori, delusi dalle promesse che il loro leader.
La Palestina sarà ancora una terra martoriata?
Difficile da dirsi. Ma sicuramente possiamo affermare che le prerogative di questo governo non riguardano la soluzione dei conflitti. La constante speranza di una pace meritata purtroppo sembra non presentarsi agli occhi dei cittadini palestinesi. Non sappiamo ancora le posizioni di Hamas a riguardo, e giusto ieri le autorità israeliani hanno lanciato nuovi missili su Gaza.
E poi dobbiamo considerare il problema dell’Esecutivo che, se manterrà la propria ‘idea di nazione’, riprenderà la pulizia etnica dei palestinesi.