Il Superuovo

Essere sindaco in Italia non è facile e il suo ruolo appare confuso e marginale

Essere sindaco in Italia non è facile e il suo ruolo appare confuso e marginale

Essere un sindaco di una città non è facile. Ma essere il sindaco di una città italiana è veramente impossibile, quasi un’impresa per deboli di cuore.

Sono tre le cause che scoraggiano un qualsiasi membro della società civile a candidarsi a sindaco: responsabilità sproporzionate rispetto alle competenze, che rendono i sindaci molto esposti; scarsi e confusi poteri in mano ai sindaci; inadeguatezza dello stipendio da sindaco per coloro che amministrano piccoli e medi Comuni (in Italia, il compenso dei Sindaci varia in base al numero degli abitanti dei Comuni: si passa dai 1.290 euro lordi per chi amministra centri fino a 1.000 abitanti ai 7.800 euro lordi per i Sindaci delle città con 500.000 residenti). Ma vediamo nello specifico, cosa ci dice il diritto amministrativo riguardo ai tre punti presentati

Quali sono le responsabilità effettive dei sindaci

I sindaci devono adempiere i loro doveri con la professionalità e la diligenza richieste dalla natura dell’incarico; sono responsabili della verità delle loro attestazioni e devono conservare il segreto sui fatti e sui documenti di cui hanno conoscenza per ragione del loro ufficio. Essi sono responsabili solidalmente con gli amministratori per i fatti o le omissioni di questi, quando il danno non si sarebbe prodotto se essi avessero vigilato in conformità degli obblighi della loro carica. Nell’adempimento dei loro doveri i sindaci devono usare la professionalità e la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico. Come già in tema di responsabilità degli amministratori, il legislatore della riforma elimina il richiamo alla diligenza del mandatario, utilizzata dalla disciplina precedente, qualificando, quindi, tale responsabilità come professionale. Per agire contro i sindaci si dovrà provare non solo il fatto o l’omissione degli amministratori (cioè la causa del danno), ma anche la negligenza dei sindaci e il nesso di causalità con il danno stesso. La responsabilità dei sindaci non può essere limitata o esclusa, neanche statutariamente. Sussiste la violazione del dovere di vigilanza, imposto ai sindaci dal secondo comma dell’art. 2407 c.c., con riguardo allo svolgimento, da parte degli amministratori, di un’attività protratta nel tempo al di fuori dei limiti consentiti dalla legge, tale da coinvolgere un intero ramo dell’attività dell’impresa sociale: al fine dell’affermazione della responsabilità dei sindaci non occorre l’individuazione di specifici comportamenti dei medesimi, ma è sufficiente non aver rilevato una così macroscopica violazione, o comunque di non avere in alcun modo reagito ponendo in essere ogni atto necessario all’assolvimento dell’incarico con diligenza, correttezza e buona fede o denunciando i fatti al Pubblico Ministero, ove ne fossero ricorsi gli estremi, per consentire all’ufficio di provvedere ai sensi dell’art. 2409 c.c., in quanto può ragionevolmente presumersi che il ricorso a siffatti rimedi, o anche solo la minaccia di farlo per l’ipotesi di mancato ravvedimento operoso degli amministratori, avrebbe potuto essere idoneo a evitare le conseguenze dannose della condotta gestoria. Seppur per affermare la responsabilità dei sindaci non occorra l’individuazione di specifici comportamenti dei medesimi, essendo sufficiente il non avere rilevato una macroscopica violazione o comunque di non avere in alcun modo reagito ponendo in essere ogni atto necessario all’assolvimento dell’incarico con diligenza, correttezza e buona fede, anche segnalando all’assemblea le irregolarità di gestione riscontrate o denunziando i fatti al p.m., ove ne fossero ricorsi gli estremi, è, non di meno, indispensabile l’accertamento del nesso causale per affermare suddetta responsabilità in relazione ai danni subiti dalla società come effetto del loro comportamento omissivo.

Che poteri dovrebbero avere i sindaci?

Il Sindaco rappresenta la comunità locale ed è autorizzato a esercitare una serie di poteri anche molto incisivi per garantire il benessere dei suoi cittadini.  Dalla salute pubblica alla sicurezza, dalla tutela ambientale alla regolamentazione del traffico. Un ventaglio di competenze che si traducono in specifici poteri per ogni tipo di evenienza. Quella del Sindaco è una posizione preordinata all’ascolto delle nostre esigenze personali e alla risoluzione dei problemi, a volte di carattere puramente pratico, che attanagliano le nostre città. La legge, per far ciò, gli concede dei poteri molto forti, vasti e difficili da raccogliere in un elenco preciso. Ciò comporta anche e necessariamente una serie di responsabilità che fanno del Sindaco una figura su cui facilmente si scaricano le tensioni sociali e politiche. Fin dalla presentazione del programma elettorale si intuisce quale sarà l’indirizzo che per il tempo del mandato caratterizzerà l’agenda amministrativa e questo vale ad individuare anche i possibili interventi sul territorio, che saranno messi in campo per determinare la sua vivibilità e il benessere dei suoi abitanti. Il Sindaco, in quanto rappresentante del Governo sul territorio, svolge in prima persona le funzioni che caratterizzano la sua natura di pubblico ufficiale e di rappresentante dello Stato centrale sul territorio. Si tratta in particolare della gestione dei servizi elettorali, dello stato civile, dell’anagrafe, della leva militare e delle ricerche statistiche. È competente poi in materia di sicurezza pubblica, svolge funzioni di polizia giudiziaria, vigila sull’ordine pubblico, adotta ordinanze contingibili ed urgenti in caso di pericolo per l’incolumità dei cittadini, può ordinare la modifica degli orari degli uffici e regolare l’attività dei servizi pubblici. Applicando il principio secondo cui le funzioni pubbliche devono essere assegnate agli enti più vicini ai cittadini e, dunque, primariamente a quelli comunali (cosiddetto principio di sussidiarietà verticale), il Sindaco è reso capace di operare utilizzando dei poteri unici nel loro genere alfine di perseguire l’interesse pubblico. Si tratta di effettuare un collegamento tra quelle che sono le esigenze di ognuno con i diritti fondamentali contenuti nella Costituzione della nostra Repubblica: salute, ambiente, libertà, ecc. È necessario però precisare che non sempre il Sindaco ha una competenza esclusiva su una determinata attività, ovvero non sempre è posto nelle condizioni di effettuare autonomamente una scelta ed emanare altrettanto autonomamente un atto consequenziale. Si è visto, infatti, che il suo è un ruolo dinamico che spazia tra poteri esclusivi e poteri condivisi (cosiddetta collegialità). Bisogna distinguere due possibili azioni che derivano l’una da una necessità inaspettata, imminente e urgente, la seconda è frutto di un’opera di programmazione della pubblica amministrazione. Appartengono al primo gruppo le cosiddette ordinanze contingibili e urgenti, che spettano personalmente al primo cittadino rendendosi necessarie per affrontare situazioni straordinarie e inaspettate, che non potrebbero trovare soluzione con le normali azioni amministrative. Questo tipo di ordinanze necessitano di una motivazione che riesca a giustificare la compressione dei diritti su cui intervengono, dato che la loro incisività è spesso indirizzata a vietare determinati comportamenti. Nel secondo gruppo rientrano invece le ordinanze comunali (ordinarie) e i regolamenti, che necessitano, invece, di un opera di coordinazione tra persone ed organi comunali.

L’eterno contrasto tra i sindaci italiani e il rapporto col governo centrale: l’effetto covid

Con l’accentramento delle decisioni anti-pandemia, diventa complesso per i cittadini distinguere le responsabilità dell’esecutivo da quelle delle amministrazioni locali. Così misure impopolari penalizzano i sindaci più vicini al governo centrale. Durante la prima ondata da Covid-19 molti governi, tra cui quello italiano, hanno proclamato lo stato di emergenza nazionale, assumendo a livello centrale numerosi poteri decisionali atti a risolvere la crisi sanitaria legata alla pandemia. Tra questi, la chiusura di scuole, università e di alcune attività produttive, oltre alle misure di restrizione alla circolazione dei cittadini. A distanza di un anno dal primo lockdown è lecito domandarsi come l’opinione pubblica abbia reagito rispetto alla centralizzazione dei meccanismi decisionali e quindi all’operato del governo nel combattere la pandemia. Se da un lato, in momenti di crisi, l’accentramento garantisce al governo la possibilità di fornire risposte rapide a questioni urgenti, dall’altro la capacità degli elettori di attribuire in modo corretto le responsabilità del governo potrebbe non essere immediata e quindi il giudizio dell’elettorato sull’operato della classe politica potrebbe risultarne inficiato. Polemica, poi, incrementata con la gestione dei soldi del Recovery Plan. Secondo i più importanti sindaci italiani, Gli obiettivi ambiziosi che la Commissione europea si è data, tra cui la carbon neutrality entro il 2050, si potranno raggiungere solo a due condizioni: che i sindaci siano pienamente coinvolti nella costruzione delle strategie e che abbiano un canale di finanziamento diretto per realizzare quelle opere necessarie ad abbattere l’inquinamento. Del resto l’80 per cento dell’energia viene consumata nei centri urbani, così come alle città si deve l’80 per cento delle emissioni di anidride carbonica. Inoltre, i sindaci chiedono di essere più protagonisti per poter guidare il cambiamento e affrontare “in contemporanea” le due grandi sfide: progettare la città del futuro e insieme anche l’emergenza dell’oggi, consapevoli che i centri più colpiti economicamente dalla pandemia sono quelli più globalizzati.

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: