Il nuovo film di Wenders racconta l’arte della routine: “Perfect Days” e l’eco dell’eterno ritorno

Wim Wenders esplora la ciclicità della vita e l’amore per le piccole cose, dialogando strettamente con il pensiero di Nietzsche.

Nel suo nuovo film “Perfect Days”, Wim Wenders svela la banalità in tutta la sua profondità filosofica, riflettendo sottilmente sull’eterno ritorno nietzschiano e trasformandosi in un ponte tra le riflessioni di Nietzsche e Milan Kundera.

La quotidianità elevata ad arte

Wim Wenders, nella sua nuova pellicola “Perfect Days”, uscita nelle sale italiane il 4 gennaio 2024, racconta la monotona esistenza di Hirayama, anziano signore addetto alla pulizia dei bagni pubblici di Tokyo. Attraverso la routine apparentemente meticolosa e ripetitiva del protagonista, il film esplora i temi della libertà e della ciclicità. Ogni giorno di Hirayama è un giorno perfetto, un rituale di serenità e semplicità, dove la banalità si carica di un profondo significato esistenziale. La sua esistenza, scandita e definita dai piccoli gesti quotidiani, diventa uno spazio di meditazione, un rito sacro e personale che celebra la bellezza delle piccole cose, nascosta nella sua routine apparentemente asfissiante.

La ciclicità della vita: l’oriente incontra Nietzsche

“Perfect Days” non è un film nietzschiano; tuttavia, la ciclicità della vita di Hirayama richiama in maniera implicita e sottile il fascino della teoria dell’eterno ritorno, con le sue implicazioni esistenziali. La ripetizione costante delle azioni del protagonista, che si estendono in un arco reale di dodici giornate, pone un accento significativo sulla riflessione e sulla ricerca di significato all’interno della monotonia. Nietzsche sfida l’individuo a considerare il valore della propria vita in un ciclo infinito, Wenders accoglie questa sfida, e mostra come la vita monotona di Hirayama sia ricolma di un valore profondo e personale.

L’eco di Kundera: “L’insostenibile leggerezza dell’essere”

Il confronto con il celebre romanzo filosofico di Milan Kundera, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, edito per la prima volta nel 1984, e arrivato oggi alla quarantasettesima edizione, si rivela illuminante. Kundera richiama direttamente Nietzsche nel suo romanzo, esplorando, per mezzo della teoria dell’eterno ritorno, la leggerezza e la pesantezza dell’esistenza, e ponendo come interrogativo ultimo e fondamentale la scelta tra una vita leggera senza conseguenze e una vita di pesantezza carica di significato e responsabilità; Wenders, in ideale risposta a questa riflessione, mostra come una routine “leggera” possa trasformarsi in un percorso verso la comprensione profonda di se stessi. Entrambe le opere, a distanza di 50 anni, esaminano la vita quotidiana in chiave filosofica, invitando i propri spettatori a riflettere sui cicli della propria esistenza.

La bellezza nella ripetizione

“Perfect Days” non è solo un film sulla routine, ma un caldo invito a trovare la bellezza e il proprio significato nelle piccole cose quotidiane. La narrazione tranquilla e documentarista di Wenders, unita alla magistrale interpretazione di Kōji Yakusho (Hirayama), trasforma la semplicità della vita del protagonista in un’esperienza ricca di significati profondi. Il film sfida lo spettatore, comodamente seduto sulla poltrona del cinema, a guardare oltre la superficie della sua esistenza, scoprendo la poesia nascosta in tutte le abitudini quotidiane.

 

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