Il Superuovo

Il nuovo contraddittorio accordo UE sull’immigrazione

Il nuovo contraddittorio accordo UE sull’immigrazione

La politica anti-immigrazione italiana ha incrinato i rapporti con l’Europa

Nelle prime ore del 29 giugno, a Bruxelles i 28 Primi Ministri degli stati UE si sono espressi riguardo al tema della gestione del fenomeno migratorio, fenomeno tornato fortemente in auge dopo che il neoministro dell’Interno Matteo Salvini ha dichiarato di chiudere i porti alle Organizzazioni Non Governative (ONG) che trasportano i migranti verso un porto sicuro sul territorio nazionale. Ricapitoliamo gli eventi di questi ultimi giorni.

DA AQUARIUS A BRUXELLES

L’Aquarius, nave di soccorso appartenente all’ONG SOS Mediterranèe, sbarca in Spagna il 17 giugno, dopo che per diversi giorni era rimasta in attesa di attracco a causa della ferma decisione di Matteo Salvini di chiudere i porti italiani alle ONG; la notizia ha una forte risonanza sia in Italia che in Europa, poiché è il primo caso in cui il governo italiano segue una “linea dura” in tema migrazione.
Si crea un precedente che preoccupa l’opinione pubblica e, di conseguenza, i membri dell’Unione: Malta risponde negativamente alla richiesta di accoglienza, in quanto il numero di rifugiati per popolazione nel piccolo Stato del Mediterraneo è uno tra i più alti in UE; la Francia inizialmente condanna la scelta del ministro Salvini di chiudere i porti, utilizzando anche espressioni forti che porteranno il Primo Ministro italiano Giuseppe Conte all’Eliseo per chiarire la situazione. Successivamente la acque si calmano, quelle politiche, non quelle del Mediterraneo da cui continuano ad arrivare rifugiati, seppur in numero notevolmente minore rispetto al 2016 e al 2017 (si parla di una riduzione degli sbarchi di più dell’80%).
Pochi giorni dopo torna in agenda dell’UE la questione relativa al regolamento di Dublino, che disciplina la gestione dei migranti sbarcati sul suolo europeo, sulla base del principio secondo il quale è responsabile dell’asilo il primo paese di sbarco nel porto più sicuro.
Si torna quindi a discutere del fenomeno migratorio: l’Unione Europea viene “accusata” nuovamente di non essere in grado di gestire efficacemente il fenomeno, tra le reticenze dei paesi del centro-est Europa che mantengono una linea dura riguardo l’accoglienza dei migranti, e i paesi del nord Europa, maggiormente inclini alla riforma del regolamento ma incapaci di trovare una soluzione.
Finché il 29 giugno, dopo 10 ore in cui i premier dei diversi paesi hanno discusso per venire a capo della questione, fino (addirittura) alla tarda mattinata, si è giunti ad un nuovo(?) accordo sulla questione migranti.

IL PATTO DI BRUXELLES

La soluzione adottata dall’UE sembra un tentativo di salvataggio, non tanto dei migranti che rischiano la vita in mare, ma dell’Unione Europea, sempre più in difficoltà nella gestione del fenomeno migratorio. Quel che è stato deciso è praticamente di “smistare” sul territorio Europeo gli sbarchi di migranti, su base volontaria, riducendo l’impegno dei paesi di prima accoglienza come l’Italia. Dai 28 membri è stata inoltre vagliata l’ipotesi, per adesso molto astratta, della creazione di vere e proprie “piattaforme di sbarco” da situare in paesi terzi (come ad esempio la Tunisia) per raccogliere i migranti in attesa dei controlli di routine. Dall’accordo emerge quindi che ogni paese deve (o quantomeno potrebbe) fare la sua parte: l’Italia si impegna ad incrementare la collaborazione con la guardia costiera libica per facilitare le operazioni di recupero, salvataggio e controllo dei barconi, Macron appare agli occhi dell’opinione pubblica francese come il mediatore in grado sia di salvaguardare il suolo francese dall’arrivo di nuovi profughi, sia di proporre nuove soluzioni per contenere il flusso migratorio, l’Ungheria di Orban ci guadagna più di tutti in quanto è la nazione che, con la discussa “volontarietà” di cui si parla nell’accordo, non è obbligata ad accettare i migranti.
È proprio questo il punto più discusso e contraddittorio della nuova proposta UE: la volontarietà. In pratica un qualsiasi paese europeo non può essere obbligato ad accogliere i migranti; l’accordo si basa sul fatto che, in una logica di cooperazione e collaborazione internazionale, i paesi membri si impegnino per “fare ognuno la sua parte”, ma chi non vuole farlo, per ragioni politiche, economiche o ideologiche, non subirà alcun tipo di sanzione.

Per questa serie di ragioni il compromesso raggiunto nel vertice di Bruxelles ha l’impressione di essere un accordo raggiunto per la salvaguardia del consenso elettorale e per la salvezza di un Unione Europea che sembra essere sempre meno legittimata e sempre più divisa: in tutto il suolo europeo infatti si registra una notevole instabilità politica e una preoccupante incapacità di collaborazione che dovrebbe invece essere alla base di un’organizzazione di Stati.

I MIGRANTI CONTINUANO A MORIRE IN MARE

Mentre le democrazie dell’Europa tentano invano di raggiungere un accordo riguardo la questione migranti, puntando, piuttosto che sulla gestione del flusso, su temi legati alla politica interna, milioni tra donne uomini e bambini si trovano sull’altra sponda, in attesa di un passaggio verso “le terre della fortuna”; perché per chi vive in uno stato di dittatura o di guerra, la possibilità di raggiungere le democrazie occidentali è ben più di un’opportunità, bensì una speranza.
Solo il 29 giugno, un gommone in cui navigavano 100 migranti si è ribaltato e ha preso fuoco a largo della Libia, a bordo c’erano anche 3 neonati, recuperati senza vita dalle autorità in un mare che, anno dopo anno, sta diventando un cimitero sempre più profondo.

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