Il movimento #MeToo sbarca in India

Il movimento #MeToo sbarca in India

13 Ottobre 2018 0 Di Francesco Rossi

Una nazione sinonimo di “società patriarcale” e di “machismo” sta cominciando a bucherellarsi, come divorata da un tarlo insaziabile. E questo tarlo si chiama “#MeToo”.

Era il lontano 2006 quando il termine, divenuto tra gli ashtag più utilizzati di questo periodo storico, venne ufficialmente coniato. Il termine, “Me Too”, lascia poco spazio all’immaginazione: “anche io”, un monito che ricordi come le vittime di molestie o violenze di genere non siano una netta minoranza. E il caso Weinstein ne fu una terribile conferma.

Con la crescita dei sostenitori e delle sostenitrici del movimento, unito alla sempre più forte presa di coraggio delle vittime di abusi, l’intero mondo dello show businness occidentale ebbe un brusco risveglio, a causa dell’ashtag #metoo. Risveglio dal quale ancora oggi stenta a riprendersi.

Con la Weinstein Company divenuta ormai azienda fallimentare, e la cauzione del suo “pezzo grosso” fissata a circa un milione di dollari, molti archiviarono la notizia sotto il motto “giustizia è fatta”. Eppure, vuoi per la globalizzazione, vuoi per la velocità di informazione, ben pochi tennero a mente la possibilità di un effetto domino. E ciò in virtù del fatto che non serve necessariamente essere “cittadini del mondo libero” per richiedere giustizia e diritti.

Una rivolta figlia del cinema

Ci troviamo in Pakistan, alle porte dell’India, ed è novembre del 2017, quando “Verna“, meraviglioso film di Shoaib Mansoor, viene totalmente censurato dai servizi d’informazione pakistani, a causa dei contenuti “troppo sensibili”. Un modo cortese per parafrasare il termine “tema scottante”, insomma. La trama è presto detta: una giovane donna sposata viene rapita e stuprata per giorni interi dal criminale Sultan; una volta rilasciata, le è quasi impossibile riprendersi dal trauma; giungerà a ritrovare la felicità solo una volta che avrà rapito il suo stupratore, legandolo in un luogo desolato e lasciandolo morire di inedia. Nessuna sorpresa, quindi, nel vedere la reazione prevedibile del governo musulmano e conservatore pakistano, di fronte a un simile film.

Le proteste a seguito della censura di “Verna” dilagarono per tutto il paese, finchè il governo stesso arrivò a revocare la censura, rendendone possibile la distribuzione. Un’incredibile vittoria per i liberali e i movimenti di emancipazione, ma ancora di più fu un chiaro segnale di cambiamento, destinato a varcare il confine per insediarsi nelle lussuose ville di Bollywood.

La rinascita indiana

Vikas Bahl, regista di grande fama a Bollywood, fu il primo accusato di molestie sessuali da parte di un’operatrice del suo studio. Fu poi seguito a ruota da numerose personalità artistiche, ma anche politiche, accusate a loro volta da numerosissime colleghe. Da ricordare il caso delle sei giornaliste che in un solo giorno denunciarono MJ Akbar, ex direttore di un prestigioso giornale, nonchè attuale ministro.

Accuse forti, considerata la condizione femminile nel paese, e soprattutto riecheggianti: ancora una volta, infatti, l’ashtag #metoo torna in voga sui social. Ma stavolta è una società prettamente machista a farle da portavoce.

Ciò a riprova del fatto che la visione delle cose cambia pesantemente dal contesto (purtroppo, bisognerebbe aggiungere). In tutto il mondo moderno, e in special modo in Italia, le critiche al movimento non sono tardate a farsi sentire. Basterà pensare semplicemente alle discussioni avvenute su social e programmi TV circa casi quali Kevin Spacey e Asia Argento, per ricordarsi di quanto fosse facile criticare ciò che non da tutti veniva riconosciuta come “molestia”. C’è poco da fare: alle persone piace riempirsi la bocca di critiche, parole considerate segge e perentorie da sé stessi. Senza mai seguire il “consiglio” di Wittgenstein, secondo cui “di ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere“.

Eppure, malgrado le critiche prive di fondamento, una nota positiva è evidentemente giunta in un paese in cui di emancipazione femminile ve ne era decisamente bisogno. Aggressioni con l’acido, matrimoni forzati, stupri, aborti clandestini. Queste sono solo alcune delle problematiche vissute dal mezzo miliardo di donne residente in India. E indubbiamente il movimento #metoo resta, in ciò, un passo minuscolo, un passo di formica. Ma resta comunque a tutti gli effetti quel primo passo verso una possibile emancipazione che l’India non aveva mai fatto, fin dalla sua nascita.

Meowlow