Il marketing secondo Barbie: come la pellicola abbia tinto il mondo di rosa

Tutte le folli trovate promozionali che ci raccontano l’ultimo lavoro di Greta Gerwig.

A sinistra la prima Barbie, a destra Margot Robbie, protagonista del film.

Dalla capsule collection di Zara alla possibilità di poter affittare l’iconica Dream House. Sono solo alcune delle trovate pubblicitarie che Greta Gerwing ha ideato per promuovere il suo film, uscito nelle sale il 21 luglio. Cerchiamo di entrare nella storia di questo brand, sul come il successo del film derivi dalle sue strategie di marketing e perché sia riuscito a trascinarci al cinema.

COME RUTH HANDLER ABBIA CREATO LA BAMBOLA PIÙ FAMOSA DEL MONDO

C’era una volta una donna, Ruth Handler, che aveva due figli: Barbara e Kenneth. Vi dice niente? Ebbene, sono proprio Barbie e Ken, le due bambole che avrebbero di lì a breve conquistato il mondo. Ma la storia come è andata? Un bel pomeriggio di più di cinquant’anni fa, Ruth stava osservando sua figlia Barbara giocare con delle bambole. All’epoca, le bambole non erano altro che neonati, non esistevano di fatto giocattoli con delle fattezze da adulto. Così Ruth corse dal marito, che altro non era che il cofondatore della Mattel, per proporgli l’idea, sottolineando come sarebbe stato un successo per il mercato proporre una bambola così innovativa. Infatti, Ruth ebbe ragione. Per evidenziare la genialità della sua idea, la stessa Greta Gerwig, regista del live action di Barbie, realizzò un teaser trailer ispirato al film 2001: Odissea nello spazio. Al posto delle scimmie con ossa e bastoni, abbiamo delle bambine con le loro bambole, pronte a distruggerle non appena appare dinanzi a loro una gigantesca Margot Robbie vestita come la prima Barbie. Quella bambola con un costume zebrato e i capelli raccolti in una coda bionda avrebbe riempito gli scaffali dei negozi di giocattoli di tutto il mondo. Poi, col tempo, sarebbero arrivate le Barbie vestite da dottoressa, da pediatra, da cuoca, da cavallerizza e persino da rockstar. Arrivarono i film, dove la Mattel avrebbe ripreso i classici dei fratelli Grimm fino alle musiche di Tchaikovsk. Col tempo sarebbero cambiati i loghi, la fisionomia della bambola stessa ed il suo target, ma a non cambiare sono stati gli ammiratori del giocattolo Mattel, dando vita inoltre ad un giro di collezionisti pronti ad acchiappare la Barbie più rara. Si tratta di una bambola che ha fatto parte della nostra infanzia senza bussare alla nostra porta. Vedere quindi brand ispirati a lei non ci ha fatto altro che tornare a stare bene.

Zara X Barbie, la capsule collection che ha accompagnato l'uscita del film.
Zara X Barbie, la capsule collection che ha accompagnato l’uscita del film.

È BARBIE MANIA: COME IL BRAND IDENTITY SIA IL PUNTO FORTE DEL FILM

Da mesi le mura delle nostre città sono state imbrattate dal dolce sorriso di Margot Robbie, mentre le vetrine dei negozi espongono il merchandising creato per cavalcare l’onda mediatica. Non possiamo neanche aprire i nostri profili social senza essere sommersi da post come meme con la faccia di Ryan Gosling e di influencers che vorrebbero consigliarti l’outfit giusto per andare al cinema a vedere l’ultimo lavoro di Greta. Ci è voluto pure poco, poiché è bastato vedere uno dei loghi a noi più familiari per spingere così tante generazioni a darsi appuntamento al cinema. Questo è il potere del brand identity, la cui filosofia ruota attorno alle tue emozioni. Il brand, nasce dalla concezione che il pubblico possiede su un determinato marchio e sulla storia che ruota attorno al logo. Qui, entra in gioco lo storytelling, che ha il compito di raccontare il brand basandosi sui suoi valori che vorrebbe tanto trasmettere ai consumatori. La storia del giocattolo più famoso della Mattel, comincia quindi ad essere da qui più controversa, in quanto se alcuni hanno dipinto la Barbie come una ragazza qualunque che ha come obiettivo quello diventare una donna indipendente, dall’altro abbiamo chi invece l’ha da sempre criticata per gli stereotipi che il suo stretto vitino e il suo viso truccato raccontano. Tanto amata quanto odiata, eppure quando venne annunciata l’uscita del live action la curiosità c’è stata per tutti. Oltre ai consumatori, anche i grandi brand si sono messi in gioco per sponsorizzare la pellicola con alcuni prodotti, come la bambola di Margot Robbie vestita da cowgirl proprio come nel film. Le rollerblade di Ken. Realizzare il sogno di noi bambine cresciute con Barbie affittando la sua Dreamhouse dove John Legend, il cantante di All Of Me, ci ha passato il weekend con tutta la sua famiglia. E poi i vestiti, le scarpe di Aldo, le tazze, lo spazzolino da denti. Persino le carte di Uno così che il tuo amico non si offenda se dovesse ricevere un +4 con la faccia di Margot Robbie. Insomma, i migliori brand del momento hanno saputo stare al gioco, sapendo fare una saggia concorrenza l’uno con l’altro dimostrando di essere abili competitor. Ma tutto questo rosa sarà riuscito a trascinarci al cinema?

RACCONTARE UN’ICONA: LO STORYTELLING INCONTRA GRETA GERWIG

Se non fosse stato per il genio di Greta Gerwig, già nota al grande pubblico per aver diretto film come Piccole Donne, chiunque di noi avrebbe provato scarsa curiosità per l’uscita del film. Ha deciso di partire, come l’ha chiamata lei, da un’icona controversa, per raccontare i mille volti di una bambola che potrebbe indossare per il proprio pubblico. Non solo, poiché oltre ad averci unito in un unico grande target è riuscita a legarci ancora di più non solo tra di noi, ma alla stessa bambola. L’elemento nostalgia è uscito fuori già dai tempi del primo trailer, dove vediamo molti degli elementi della nostra infanzia racchiusi in un universo rosa. Anche loro sono uniti, ma da una trama, che possa farli muovere ed evolvere all’interno del grande spazio che la Gerwig ha riservato per loro. A molti la narrazione data ai personaggi è piaciuta, ad altri meno, ma lei ha qualcosa da dire:

Onestamente abbiamo passato un sacco di tempo a rimuginare su come avremmo potuto impostare la storia: cosa volevamo raccontare? Come affrontiamo proprio la cosa in generale? Voglio dire, Barbie è stata inventata nel 1959 ed esiste ancora, ha cambiato aspetto così tante volte. A mia madre Barbie non piaceva, quindi avevo ben presente queste cose, il fatto che fosse un’icona controversa. E allora invece di respingere tutto questo abbiamo deciso in un certo senso di correre incontro a queste complicazioni, a tutte le cose che potevano essere spinose. Ci siamo detti: partiamo proprio da lì.

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