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Il lungo viaggio delle parole: ecco com’era la comunicazione prima del “World Wide Web

Il lungo viaggio delle parole: ecco com’era la comunicazione prima del “World Wide Web

Un problema ai server, sarebbe questa la causa del recente down di WhatsApp, Instagram e Facebook che ha lasciato per quasi 7 ore gli utenti con il fiato sospeso. Duro colpo per Mark Zuckerberg, che a Wall Strett brucia sei miliardi di dollari

Capita spesso di dare per scontati alcuni degli agi dei nostri tempi. La Rete ci ha connessi e ha reso tutto quello che era lontano più vicino, a portata di clic. In vent’anni la tecnologia ha aumentato a dismisura il suo potenziale, permettendoci di raggiungere traguardi altrimenti inarrivabili. Con l’ausilio del web e degli smartphone è possibile ormai comunicare in qualsiasi parte del mondo, postare, messaggiare, abbattere i confini nazionali e scavalcare le compagnie di telefonia. Tuttavia, la necessità di scambiare messaggi a distanza ha radici molto più antiche, che scavano nel profondo dell’evoluzione umana. Ma allora come era possibile, nell’era pre-Internet, scambiarsi messaggi a distanza?

Antichità

In principio furono i segnali di fumo, le torri di segnalazione luminosa e i tamburi. Questi erano gli unici mezzi i primitivi, organizzati in società prettamente orali, avevano per comunicare a distanza. Fu l’avvento della scrittura a portare una rivoluzione nel modo di scambiarsi messaggi a distanza. Il cavallo resterà, fino allo sviluppo delle ferrovie, il mezzo più comodo ed efficiente per spostarsi e di conseguenza per recapitare informazioni tramite i messaggeri. I romani, ad esempio, si dotarono di efficientissime reti stradali per permettere una comunicazione più rapida, servite dal Cursus Publicus, paragonabile al servizio postale dei giorni nostri. Grazie alla presenza di numerosi caselli di sosta lungo il percorso, i messaggeri romani potevano coprire lunghe distanze in brevi periodi di tempo, rimanendo per molti secoli ineguagliabili in quanto ad efficienza. Quando invece il messaggio aveva un livello di priorità elevato, sovente, erano impiegati piccioni viaggiatori, che grazie all’innata capacità di trovare casa erano in grado di recapitare sempre la missiva a destinazione. É interessante notare, tuttavia, come l’uso dei piccioni non sia un fenomeno che riguarda solo i tempi antichi, ma anche quelli più recenti. Sono molte le vite che sono state salvate da questi eroici volatili durante le due guerre mondiali, quando, a causa dell’infuriare della battaglia, le comunicazioni tradizionali erano inutilizzabili.

Tra ‘700 ed ‘800

La comprensione dei fenomeni elettrici e la relativa applicazione degli stessi in campo tecnico rappresenterà una delle maggiori conquiste del genere umano. Sotto questo impulso, alla fine del XVIII secolo, cominciano a comparire i primi modelli di telegrafo: un apparecchiatura che permette di trasmettere a lunga distanza dati e informazioni mediante l’uso di codici stabiliti. Nel 1793 i fratelli Chappe presentano al pubblico la loro invenzione; si tratta di un telegrafo ad asta, che sfrutta dei segnalatori luminosi e una serie di ripetitori per trasmettere semplici messaggi ad un capo all’altro della Francia. Bisognerà aspettare tuttavia il 1837 per la comparsa dell’apparecchio telegrafico come lo conosciamo. Proprio in quell’anno, Samuel Morse sviluppa un particolare modello di telegrafo a filo e inventa una codice, il Morse, che permette teoricamente di recapitare messaggi complessi a lunghissima distanza. Il successo fu immediato e Morse brevetta la sua invenzione negli Stati Uniti, con l’appoggio del governo di Washington. Nel 1844 avviene la prima storica trasmissione dalla capitale a Baltimora. Entro il 1880 tutti i paesi si erano dotati di kilometri e kilometri di cavi telegrafici, addirittura, nel 1866 si completò il collegamento tra America ed Inghilterra attraverso l’atlantico.

Verso la modernità

Negli stessi anni in cui tutto il mondo cominciava ad essere connesso tramite la telegrafia, alcuni scienziati sognavano più in grande. Il passo fu breve, una volta appresso come trasmettere fonti scritte, non restava che imparare a trasmettere direttamente la voce. Ricostruire la storia del telefono non è facile, il percorso presenta difficoltà e la paternità dell’invenzione non è attribuibile univocamente. Probabilmente il primo a sviluppare un apparecchio telefonico fu l’italiano Antonio Meucci nel 1871, che tuttavia non brevetterà mai la sua invenzione. Cinque anni dopo, nel 1876, Elisha Gray e Alexander Graham Bell cercheranno di brevettare due apparecchi basati sullo stesso principio di funzionamento. Sarà Bell alla fine a spuntarla, e per molti anni la paternità della trasmissione telefonica sarà attribuita a lui. Tuttavia in tempi recenti si è sviluppato un acceso dibattito all’interno della comunità scientifica riguardo al grande contributo dato da Meucci all’invenzione e mai riconosciuto. In Italia il primo telefono arriverà nel 1877, a Milano. Ma solo dal 1881 il servizio sarà effettivamente attivo su tutto il territorio nazionale. Da quel giorno il telefono ne ha fatta di strada, ha mutato molte forme, fino a raggiungere quella odierna dello smartphone. Ma cosa ci riserva il futuro?

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