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 The dark side of us

Secondo lo psicanalista svizzero Carl Gustav Jung ognuno di noi ha un lato oscuro. Si tratta di un mondo sotterraneo della nostra psiche nel quale troviamo l’essenza più primitiva, gli egoismi più taglienti, gli istinti più repressi. Un io che la nostra mente cosciente rifiuta e che cerchiamo di sopprimere, per quanto possibile. Nella psicologia analitica di Jung questo contrasto presente in noi prende il nome di archetipo dell’ombra. Tutto ciò che in un determinato momento consideriamo cattivo per via della nostra educazione e delle norme morali della nostra società, diventa la nostra ombra. Tuttavia non dobbiamo vedere tutte queste dinamiche interne come esperienze riprovevoli o pericolose. Non tutti abbiamo dentro di noi un Hyde che grida per poter uscire. Lo psicanalista stesso, infatti, spiega che esistono diversi tipi di ombre e che possiamo affrontare e far fronte a ciascuna di essa.

Ombre individuali e collettive 

L’ombra individuale, è il lato rimosso o il fratello oscuro, tutti quei difetti, o presunti tali, che non ammettiamo di avere perché inaccettabili alla luce della coscienza. È il frutto di tutto ciò che abbiamo rimosso nel corso del nostro percorso di crescita a causa delle restrizioni di tipo etico-morale dovute all’ambiente di formazione. Siamo vittime di questo meccanismo. In quanto tali continuiamo a vivere come se la colpa, il male, la negatività appartenesse agli altri anziché a noi stessi. L’ombra si manifesta principalmente attraverso i sogni e le proiezioni suddette. Nel mondo onirico assume le sembianze di una figura dello stesso sesso del sognatore o di un animale, che si comporta in modo molto diverso dal sognatore stesso. Il suo scopo è integrare, compensare, le qualità che il sognatore non osa manifestare nella sua vita cosciente. L’archetipo dell’ombra non dimora soltanto nelle singole persone, a  volte è presente anche in gruppi di persone e prende il nome di ombra collettiva. In particolare si tratta di organizzazioni che possono portare alla luce la loro ombra per giustificare atti di violenza contro l’umanità stessa.

Il lato oscuro di Nicolas Bruno si manifesta in visioni da paralisi del sonno che riproduce fedelmente in servizi fotografici

Questo, amica mia, è il lato oscuro

La teoria dell’archetipo dell’ombra di Jung può interessare e affascinare a livello teorico. Tutti noi vediamo in questa figura la rappresentazione classica del tabù, del male e di quella dimensione oscura della personalità umana che suscita sempre grande interesse. Possiamo trarre da essa qualche applicabilità pratica nella nostra vita quotidiana? Harry Burns ne è la prova. Convinto di possedere un lato oscuro, sfoggia la sua negatività di fronte all’appena conosciuta Sally, precisa, maniacale, dai sani principi e sempre positiva. La donna sembrerebbe essere il suo esatto opposto, la sua ombra individuale. Harry dice di pensare costantemente alla morte, per lui è un chiodo fisso a cui non può rinunciare. Si sente persino pronto ad affrontarla, mentre storce il naso di fronte all’innocenza di Sally, persa nei suoi pensieri positivi, ammonendola di essere una ragazza fin troppo felice. Solamente con il tempo, imparando a conoscerla, il ragazzo imparerà anche ad apprezzare la sua compagna che altro non è se non la proiezione dei suoi lati più nascosti, di quegli stessi lati che non vuole svelare. Chi è vittima dell’ombra, chi non ne è consapevole, tende infatti a colpevolizzare gli altri a causa del meccanismo della proiezione. Comprenderlo aiuta a uscire da questa logica e a capire che i difetti altrui, specialmente quelli che ci procurano maggiore fastidio, appartengono in realtà alla nostra interiorità.

Sally: “È impressionante. Tu sembri una persona normale ma in realtà sei l’angelo della morte”

Scappare dall’ombra o abbracciarla?

Come il padre della psicologia analitica ci ricorda, il nostro compito nella vita è di accettare nella nostra interezza e integrare la nostra ombra nella personalità, per renderla cosciente e lavorare su di essa, affrontandola faccia a faccia. Trascurarla e permetterle di continuare a operare nel suo universo incosciente, può privarci dell’equilibrio e dell’opportunità di essere felici. Non possiamo dimenticare lei dinamiche che fanno parte di questo concetto che chiamiamo ombra: le nostre paure, i traumi del passato, le delusioni che ci avvelenano, i sogni non realizzati per indecisione e che si trasformano in squali frustrati che navigano nella nostra personalità. Se li nascondiamo, quei demoni interiori diventano più feroci. Se li mettiamo a tacere finiscono per controllarci, proiettando molto spesso sugli altri un’immagine errata di noi stessi. La nostra crescita personale e il nostro benessere psicologico, dunque, dipenderanno sempre dalla nostra capacità di portare alla luce le nostre ombre. A seguito di questo atto di coraggio, inizierà un lavoro delicato, ma prezioso, per guarirci, per trovare la calma e il benessere. Purtroppo non c’è alcun dubbio che, in generale, l’uomo è meno buono di quanto egli stesso immagini o voglia essere. Ognuno ha un’ombra, e tanto più questa è nascosta rispetto alla vita cosciente dell’individuo, tanto più diventa nera e densa. In qualsiasi caso si tratta di uno dei nostri peggiori ostacoli, dal momento che frustra le nostre intenzioni più benintenzionate.

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