Seconda metà degli anni 50, Germania, l’azienda farmaceutica Grunental lancia sul mercato un nuovo calmante definito assolutamente non tossico e benefico: la Talidomide. Si tratta di un medicinale da banco detto Contergan, promosso enormemente dall’azienda tedesca: non solo vennero pubblicati una cinquantina di articoli su importanti riviste scientifiche e vennero distribuite schede descrittive a 250.000 medici, ma una campagna pubblicitaria massiva ne dichiarava l’estrema sicurezza. A quanto pareva, la non tossicità del talidomide era tale da permettere che fosse somministrato anche ai bambini e, soprattutto, come rimedio per la nausea gravidica. Se il risultato per l’azienda fu veramente gradito, visto che si iniziò a distribuire il Contergan, che divenne best seller tra i sedativi allora presenti sul mercato, in più di 45 Paesi,  fu una vera tragedia per le famiglie. Bastarono pochi anni perché venissero alla luce le sue terribili proprietà teratogene che attaccavano i feti causando gravi danni, persino la morte.

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I danni del Talidomide

Nel 1959 nascono i primi sospetti sulla correlazione tra l’assunzione del farmaco e l’insorgenza di neuropatologie in soggetti anziani. Nel giro di due anni, due rapporti indipendenti, uno tedesco ad opera del Dr. Lenz pronunciato durante un convegno di pediatria  e uno australiano del Dr. McBride pubblicato sul Lancet, trassero le stesse, a dir poco indesiderate, conclusioni: i difetti congeniti agli arti nei rispettivi casi esaminati erano stati determinati dall’assunzione del Talidomide. Se in un primo momento la Grunenthal ignorò il fatto e proseguì con la sua campagna pubblicitaria, nel novembre 1961 dovette ritirare il medicinale dal mercato. Gli effetti, che comprendevano l’aborto, il decesso post-partum, la focomelia, l’anomelia e la malformazione più o meno grave degli arti superiori o inferiori, degli occhi, delle orecchie o degli organi interni, colpivano il feto nel cosiddetto “periodo critico”. Si tratta di un breve lasso di tempo (tra i 20 e i 36 giorni dalla fecondazione o tra i 34 e i 50 giorno dall’ultima mestruazione) durante il quale anche una sola compressa da 50mg comporta danni nel 50% dei casi. Sono decine di migliaia le vittime e i testimoni colpiti da questo farmaco.

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Le vittime del Talidomide vengono chiamate “figli del Talidomide”. Qui un testimone. www.panorama.it

Perché causa danni

Per comprendere i motivi profondi che rendono la molecola pericolosa per i feti bisogna partire da due concetti chimici basilari. Il primo si chiama chiralità ed è il fenomeno per cui una molecola non possiede un’immagine speculare di sé sovrapponibile a sé, mentre il secondo è l’enantiomeria. Si tratta di un particolare tipo di isomeria – una molecola possiede la stessa formula bruta di un’altra, ma non ne condivide la formula di struttura- in cui le due molecole sono immagini speculari non sovrapponibili con gli atomi diversamente orientati nello spazio. Alla luce di questo, una molecola chirale è un enantiometro.

L’enantiomero R è teratogeno, quello S è un innocuo sonnifero. La nomenclatura utilizzata deriva da specifiche regole che qui non tratteremo. Credit: https://www.vittimetalidomideitalia.it/la-nostra-storia/

Gli enantiomeri, che vanno in coppia, sono distinguibili l’uno dall’altro solo perché fanno ruotare il piano della luce polarizzata, uno in senso orario, l’altro in senso anti-orario chiamati rispettivamente D e L (o + e -). Nel caso della talidomide, essa si può trovare nella forma di due enantiomeri che, come succede solo in rarissimi casi, sono caratterizzati da proprietà farmacologiche completamente diverse: uno dei due è infatti un innocuo sedativo, mentre l’altro è teratogeno. Quando si produce un farmaco esso può contenere  entrambi gli enantiomeri della molecola in percentuali uguali o diverse. Ovviamente esistevano metodi per sbarazzarsi dell’enantiomero scomodo, ma all’epoca si pensava che una delle due forme fosse attiva mentre l’altra inattiva e quindi innocua.

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Come è andata a finire

Omicidio plurimo colposo, negligenza nei test clinici (condotto malamente prima della messa in commercio), lesioni e danni fisici plurimi aggravati: questi i capi d’accusa del processo contro la ditta. Poco c’è da dire sulla sua conclusione nel 1970, due anni dopo l’inizio, perché un compromesso tra la Corte tedesca e la Grunenthal permise agli interessati, i membri della famiglia Wirtz possessori dell’azienda, di non scontare nemmeno un giorno di reclusione e di pagare un risarcimento di 100 milioni di marchi, a cui sono seguite solo due riprese con cifre inferiori. Il baratro in cui erano finiti non durò molto: in poco tempo tornarono competitivi sul mercato del farmaco, tanto che oggi, anche se non sono più i padroni della Grunenthal, fanno ancora parte del consiglio di amministrazione e sono da annoverare tra le 50 famiglie più ricche della Germania. Le scuse dell’azienda sono arrivate solo nel 2012 tramite l’amministratore delegato Stock.

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Il Talidomide oggi

Tra le ipotesi su come la molecola interagisca con lo sviluppo del feto, una suppone che inibisca l’angiogenesi, cioè la formazione dei vasi sanguigni. Altamente dannosa per il feto, oggi trova una nuova applicazione nella cura di alcuni tipi di cancro. Le cellule impazzite, ribelli crescono ad una velocità pazzesca e hanno quindi bisogno di essere vascolarizzate. Il Talidomide impedisce la creazione di nuovi vasi, opponendosi alla proliferazione del tumore, in particolare il mieloma multiplo. Questo nuovo utilizzo è detto “la terza vita” perché il farmaco era già stato impiegato per curare la lebbra.

Camilla Viola

 

 

 

 

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