‘Il Grande Lebowski’ ci propone una filosofia dell’attesa contro un mondo frenetico

Il cult movie dei fratelli Coen, Il grande Lebowski, ha dato origine a una corrente religiosa di pensiero chiamata ‘Dudeismo’, che esalta l’ozio come pratica funzionale per le nostre attività contro l’eccessiva frenesia e le incombenti difficoltà della vita. Scopriamo come il film de Il grande Lebowski possa interpretare una ‘filosofia dell’attesa’ volta alla positività.

Il film

I registi e sceneggiatori Joel e Ethan Coen si sono sempre contraddistinti per il loro stile surreale e ironico. Non fa eccezione ‘Il grande Lebowski’ che, uscito nelle sale nel 1996, non ha riscosso inizialmente grande successo. I film dei Coen, però, hanno sempre questa strana caratteristica di essere compresi totalmente, e apprezzati giustamente, tempo dopo la loro uscita nei cinema. Anche in questo caso non fa eccezione il film sul ‘Drugo‘, che tempo dopo è stato rivalutato divenendo un cult del cinema, ispirando molte considerazioni sul particolare stile di vita del protagonista, dando origine a movimenti che esaltano il ritorno all’ozio.

Parlando del film, esso vede protagonista Jeffrey Lebowski, chiamato da tutti ‘Drugo’ (in originale ‘Dude‘), un disoccupato cronico allergico a qualsiasi tipo di attività lavorativa eccetto per le serate all’insegna del bowling con gli amici, considerato per l’appunto quasi un lavoro visto che occupa la maggior parte del suo tempo. Il resto della giornata la trascorre a bere il cocktail White Russian, diventato un simbolo d’identificazione per il personaggio, mentre ascolta registrazioni di partite di bowling su delle audiocassette. La vita di Drugo viene stravolta quando si presentano a casa sua alcuni sgherri che gli chiedono dei soldi, mandati dal produttore pornografico Jackie Treehorn. Poco dopo gli interessati si accorgono di averlo scambiato con un suo omonimo, un miliardario, la cui moglie ha contratto dei debiti nei confronti del magnate del porno. Gli sgherri escono, non prima di aver elegantemente urinato sul tappeto di Drugo, in segno di scherno. Da qui inizia una curiosa e intricata serie di eventi comici e tragicomici, che porteranno Drugo e l’ossessionato amico reduce Walter Sobchak a scoprire gli inganni da parte del suo omonimo miliardario, di aver ingravidato la figlia di quest’ultimo, Maude Lebowski, e aver perso lo sprovveduto amico Donny dopo uno scontro con dei ricattatori autodefinitesi ‘nichilisti’.

Il film si conclude con una frase chiave pronunciata dal protagonista: “Drugo sa aspettare“. Con questa frase possiamo affacciarci ai risvolti filosofici insiti nel messaggio che i fratelli Coen hanno voluto probabilmente affidarci.

Jeffrey ‘il Drugo’ Lebowski (a destra) e l’amico Walter Sobchak (a sinistra), interpretati rispettivamente da Jeff Bridges e John Goodman. (Fonte: mondofox.it)

Il ‘Dudeismo’

Nel 2005 un uomo di nome Oliver Benjamin, dopo aver compiuto numerosi viaggi, rivede per caso il film dei fratelli Coen e rimane folgorato per aver colto quello che secondo lui era il messaggio del film. Decide quindi di fondare una corrente di pensiero religioso nota come ‘Dudeismo’ (dall’originale soprannome in inglese di Lebowski, ‘The Dude’), in onore di Drugo e del suo stile di vita e di pensiero. L’interpretazione di Benjamin è sostanzialmente questa: gli autori del film mostrano come gli eventi nei quali incorre Drugo, oltre a essere comici e ironici, sono dettati dalla caoticità. Non c’è nessun determinismo o finalismo ma le situazioni accadono semplicemente e Drugo è colui che ha saputo aspettare senza soffrire le difficoltà che gli si sono presentate. Il fondatore del Dudeismo ci dice di prendere la vita alla leggera, ci invita a imparare ad attendere, perché la vita colpisce casualmente tutti in modi diversi e spesso ci riserva sorprese negative, ma anche positive.

Per Benjamin il personaggio del Drugo, pur ostentando una certa pigrizia e indolenza, affronta la vita in maniera rilassata contro l’eccessiva frenesia della modernità, che spesso ci stressa e ci impedisce di godere delle piccole cose, come potrebbe essere una partita di bowling tra amici o l’ascoltare musica sorseggiando un cocktail. Il Dudeismo, quindi, incoraggia a essere flessibili mentalmente, a ‘prenderla con filosofia’ e ad affrontare serenemente l’aleatorietà dell’esistenza, in mondo tale da vivere in armonia con se stessi e la natura che ci circonda.

Oliver Benjamin. (Fonte: insidetherift.net)

La ‘filosofia dell’attesa’ secondo Ferid Muhic

In un certo senso affine alle considerazioni di Benjamin è senza dubbio il filosofo d’origine bosniaca Ferid Muhic. Professore, ricercatore e scrittore molto prolifico, Muhic propone nelle sue opere quella che è per lui un’autentica ‘filosofia dell’attesa’. Egli spiega che l’attesa fa parte della nostra vita, ci costituisce da sempre e per sempre, e per questo non dobbiamo affrontarla negativamente. L’attesa, pur provocando impazienza e noia, è il nostro vero auto-avveramento, la nostra sostanziale differenza specifica. Comprendere il valore positivo dell’attesa ci rende superiori nel pensiero, consapevoli che essa è migliore di qualsiasi cosa che accada nell’universo e che un attimo dopo finisce e svanisce. Per Muhic un filosofo non aspetta che qualcosa che dovrebbe arrivare, come non aspetta che passi qualcosa che avrebbe dovuto passare, ma semplicemente aspetta, perché sa che è quello il vero valore che fornisce speranza e fiducia nella sua vita in questo mondo. L’attesa come atteggiamento filosofico è uno stato metafisico e un’esaltazione mistica, una esperienza estatica, perché ogni nostro lieto fine è costruito sull’attesa.

Ferid Muhic. (Fonte: balkanplus.net)

Film come Il grande Lebowski, e tutto ciò che n’è derivato concettualmente, ci portano a riflettere sull’importanza del saper aspettare, del non avere un atteggiamento eccessivamente rigido e stressato nei confronti della vita. La filosofia dell’attesa può aiutarci a dare valore alla nostra vita, cogliendo aspetti che non vedremmo a causa della noia e della frenesia, senza eccessivamente oziare.

Luca Vetrugno