Le tarantelle tra Nord e Sud: dal Regno delle Due Sicilie alla Napoli di Clementino

Che fa, si dà al folklore?
Ma no, rap ho fatto e rap faccio. Semplicemente proseguendo nei riferimenti alla mia terra e al Sud di cui riempio le mie canzoni, stavolta ho pensato a questo titolo. E le spiego perché. Il nome della tarantella viene dalla tarantola, il ragno velenoso. Nell’antichità chi ne veniva punto per farsi passare l’avvelenamento doveva ballare, dimenarsi, da qui tarantella e tarantolato. Non solo, tarantella nello slang napoletano vuol dire guaio, problema, casino, e io modestamente mi ci sono sempre trovato dentro. Insomma, mi pareva il titolo giusto“.

Clementino racconta la sua “Tarantella” fra cocaina e redenzione – INTERVISTA

Tarantelle è il nome dell’ottavo album in studio di Clemente Maccaro, in arte Clementino, pubblicato il 3 maggio 2019 per Universal Music Italia. Che le tarantelle a Napoli ci siano sempre state non è una novità, così come in Italia, ma se vogliamo riferirci all’accezione musicale del termine dobbiamo fare un salto nel passato e recarci nel Regno delle Due Sicilie.

Origini della tarantella tra leggenda e storia musicale

La tarantella è una delle danze popolari più amate anche ai giorni nostri, ma la sua storia ci porta molto lontano, forse addirittura ai culti greci in onore di Dioniso. La tarantella è una danza popolare italiana di origine napoletana. Ballata a coppie, accompagnata da tamburelli e nacchere, questo ballo si svolge in un crescendo fatto di ritmi travolgenti. Nasce a Napoli ai primi del ‘700, ed era ballata da giovani popolani che si esibivano durante le feste dal profondo significato collettivo.

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La prima fonte storica invece associa la nascita della tarantella sempre nel XVIII secolo, ma questa volta nella città di Taranto. Secondo alcuni storici, la città di Taranto fu uno dei primi centri in cui si diffuse questa danza e soprattutto uno dei primi luoghi dove si diffusero i culti orgiastici di Dioniso, ai quali la tarantella veniva associata vista la carica erotica e ritmica presenti in questo ballo. La chiesa dal principio non vide di buon occhio questo tipo di danza, per cui diede vita ad una serie di persecuzioni verso coloro che praticavano questo ballo. La tarantella quindi racconta anche una storia di repressione e intolleranza presente nel sud Italia. Secondo la tradizione dell’Italia meridionale, questa danza si configura come un ballo propiziatorio legato alla superstizione popolare. A tale danza si attribuivano poteri benefici nella guarigione di persone colpite dal morso della tarantola. La leggenda voleva infatti che grazie a questo ballo così ritmato, la persona colpita dal morso di questo particolare ragno, eliminasse attraverso il sudore il veleno dal proprio corpo.

Molti compositori colti si sono ispirati tra il XVIII e il XX secolo ai motivi e ai ritmi delle tradizioni meridionali, componendo e costituendo un genere a sé di tarantella colta. La trasposizione “colta” più famosa è probabilmente quella composta per pianoforte da Gioachino Rossini, intitolata La danza, che fu arrangiata per esecuzione orchestrale concedendo particolare rilevanza ai clarinetti.

Le tarantelle sono prevalentemente in tempo veloce, in vario metro: le varie tipologie hanno una metrica dei fraseggi melodici e ritmici in 6/8, 12/8 o 4/4, sia in modo maggiore che in modo minore, a seconda dell’uso locale.

Dal Regno delle Due Sicilie alla Napoli di Clementino

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Il Regno delle Due Sicilie era uno dei più antichi stati italiani, essendosi costituito nella sua integrità fin dal secolo XII sotto la casa di Svevia e cosí rimasto, pur attraverso una serie di passaggi da un dominio all’altro, fino all’unificazione politica di tutta la penisola. Dal 1734 regnava a Napoli un ramo dei Borboni di Spagna. Carlo di Borbone a Napoli diede inizio ad una dinastia che divenne ben presto napoletana a tutti gli effetti e trovò nelle classi più umili della popolazione il principale sostegno del suo trono. Il Regno delle Due Sicilie era uno stato del tutto indipendente e comprendeva tutta l’Italia a sud dello Stato Pontificio: La Campania, gli Abruzzi, le Puglie, la Basilicata, la Calabria e la Sicilia, con circa nove milioni di abitanti.

southern Italy

Da un punto di vista tecnico ed economico il Regno vantava alcuni poco noti primati: dal 1839 era in funzione la prima linea ferroviaria costruita nella penisola, e nel 1818 era stata varata la prima nave a vapore italiana. Fiorenti industrie tessili e siderurgiche prosperavano difese da un regime di stretto protezionismo e nelle casse dello Stato erano racchiusi depositi per un ingente numero di milioni in lire-oro che furono poi preda dei conquistatori. Dalle Accademie napoletane uscivano i più preparati ufficiali d’artiglieria e del genio di tutta Italia. Indubbiamente a tutto ciò faceva riscontro una situazione politica poco liberale ed una generale arretratezza sociale e culturale.
Il Re Ferdinando II morí a soli 49 anni lasciando il trono in uno dei più burrascosi momenti storici dell’Italia ad un giovane impreparato a regnare. Francesco II, salito al trono lo stesso giorno della morte del padre, dovette abbandonare Napoli il 6 settembre 1860 in seguito all’avanzata delle truppe garibaldine. In esilio a Roma fino al 1870, Francesco II morí nel 1894. Privo di discendenza, trasmise i diritti al trono al fratello Alfonso, conte di Caserta.

Ma vediamo ora cosa è cambiato dalla fine del regno ad oggi.

Le tarantelle odierne tra nord e sud

…Io penso che l’Italia sia proprio un gran bel paese. Per la sua complessità, la sua storia, le civiltà che sono passate. Certo, c’è la questione che si è creata dopo l’unità, tra il Nord e il Sud, come se il Meridione fosse un peso per tutta l’Italia. Ma senza pensare troppo al passato, non si deve dimenticare che all’epoca c’era un equilibrio molto più importante tra Nord e Sud. Poi tutte le ricchezze del Meridione furono portate al nord. Quindi questo fenomeno italiano attuale senza parlare di politica ma del bisogno del Mezzogiorno non nasce l’altro ieri, ma quando nasce l’unità d’Italia. Purtroppo ora questo grava molto su tutto il resto d’Italia. Finché non si ridà una certa dignità, una certa identità…finché non avviene questo, il Sud d’Italia rimarrà un problema per il resto della nazione. Bisogna ridare i mezzi e aiutare il Sud, dove c’è senz’altro la capacità, la voglia ma non ci sono i mezzi. Purtroppo oggi non c’è, da parte di chi deve prendere certe decisioni, come dire…

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Sono riportate qui sopra le parole del principe Carlo tratte da un’intervista dell’anno scroso assieme alla principessa Camilla, principi eredi della famiglia dei Borbone. Quindi forse era meglio al tempo del Regno delle Due Sicilie? Può darsi, ma sta di fatto che le tarantelle che Clementino ci racconta nel suo album sono racchiuse fra tante macro problematiche che investono attualmente il Sud ed in particolare la patria del rapper, tra le quali la povertà criminalizzata e sfruttata, il lavoro giovanile e l’educazione al senso civico, che poi vanno a sfociare nei problemi più personali e gravi, come nel caso appunto di Clemente, che si spoglia attraverso la scrittura ad esempio dei due anni d’inferno passati in comunità per via della cocaina e le consequenziali visite dallo psicologo. L’album si chiama Tarantelle proprio per evocare questi anni turbolenti e per assonanza con i tarantolati, disperati che ballavano per superare il dolore, che è un po’ quel che ha fatto l’artista napoletano.

 

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Un modo per fuorviare tutti questi problemi esiste? Probabilmente sì, ma è alquanto complicato da mettere in pratica. Sarebbe quello di spartire le tarantelle egualmente tra Sud e Nord, eliminando finalmente quella differenza che ci attanaglia ormai dal 17 marzo 1861. Esatto, proprio la data dell’Unità d’Italia, in cui unità sembra più un paradosso, dato che la disgregazione che l’Italia si porta avanti da ormai quasi 160 anni sembra dare ragione al Regno delle Due Sicilie, nel quale meridione e settentrione sembravano andar d’accordo molto più di oggi.

Gianmarco Marino

 

 

 

 

 

 

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