Stratega vendicativo nella potentissima Antica Roma, Macrino ha oggi il volto di uno degli attori hollywoodiani più acclamati di sempre.

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In quelle che, a detta dell’attore, sono le battute finali di una carriera recitativa difficilmente eguagliabile, Denzel Washington omaggia i suoi fan con una performance impeccabile.
Silenziosamente costruire
A poche settimane dall’uscita nelle sale di tutto il mondo, “Il Gladiatore II” di Ridley Scott ha fatto già tanto parlare di sé. Questo non è dovuto solo all’interessantissimo contesto storico (da noi già trattato la scorsa settimana: https://www.ilsuperuovo.it/sulle-orme-di-geta-e-caracalla-la-vera-storia-dei-fratelli-della-dinastia-dei-severi/ ) o all’imponente presenza scenica di Paul Mescal e Pedro Pascal, ma anche alla performance magistrale di Denzel Washington. Nei panni del cattivissimo e machiavellico Macrino, l’attore ha saputo decisamente conquistare la scena, diventando forse il vero protagonista della pellicola. Braccio destro di Geta e Caracalla, il prefetto sa farsi strada nel lussureggiante mondo politico dell’immenso Impero Romano dove duelli sanguinari e feste sfarzose nascondono cospirazioni dalle quali è meglio mettersi in guardia. Macrino è colui che muove le fila dentro e fuori l’arena, nonché il personaggio realmente in grado di spiazzare gli spettatori. È il politico che recita a gran voce frasi d’incoraggiamento ad effetto, ma anche lo stratega che sussurra frasi d’odio all’orecchio di coloro che potrebbero ostacolare i suoi sogni di gloria.

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Dagli archivi
Se nel film Macrino è schiavo prima e padrone degli schiavi poi, nella realtà le cose sono leggermente diverse. Dopo la morte di Caracalla nel 217 d.C., Marco Opellio Macrino avrebbe dovuto ricoprire semplicemente la carica di prefetto del pretorio, data la sua appartenenza all’ordine equestre. Ad ogni modo, la mancanza di un erede diretto dello stesso Caracalla o di qualsiasi altro candidato più autorevole, il prefetto in questione divenne imperatore. Nonostante un’ascesa politica senza precedenti, il suo regno durò solo quattordici mesi, data la sua incapacità nel far fronte al crescente malcontento del popolo e alle continue invasioni da parte dei Parti. Fu così costretto a progettare una fuga che, però, lo portò solo ad un’atroce condanna a morte.
Aspettando gli Oscar
Nonostante nel sequel de “Il Gladiatore” non sia possibile assistere al tragico epilogo della vita di Macrino, Washington colma questa mancanza donandoci l’impeccabile ritratto di un villain estremamente controverso e scrupoloso destinato ad entrare nelle fila dei cattivissimi della storia del cinema. Ed è proprio con questa sua brillante performance che Denzel Washington si candida al suo terzo Oscar, dopo la vittoria dello stesso premio per “Glory – Uomini di Gloria” nel 1989 e “Training Day” nel 2001. Non ci resta, allora, che aspettare la notte del 2 marzo quando al Dolby Theatre di Los Angeles verrà letto l’attesissimo nome del vincitore.