Il dominio spettacolare nell’era dei social network: quando un carabiniere fa notizia

Tra il 25 e il 26 luglio si è spento il vice-brigadiere Mario Cerciello Rega. Capiamo su cosa l’informazione ha posto da subito la propria attenzione.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri abbraccia la vedova del vice-brigadiere ucciso.

Nella notte tra il 25 e il 26 luglio scorso, il vice-brigadiere Mario Cerciello Rega è stato barbaramente ucciso con una serie di pugnalate al cuore da due studenti americani sotto l’effetto di alcool e droghe. Nelle prime ore dall’omicidio la versione che rimbalzava da un giornale all’altro senza distinzione di colore politico era però tutt’altra; gli assassini sarebbero dovuti essere due nordafricani, notizia inevitabilmente ripresa non solo da organi di informazione ma anche (e soprattutto) dai profili social, che puntando il dito contro i famosi trafficanti delle ONG hanno cavalcato quell’odio razziale che “vende” tanto bene in Italia al giorno d’oggi. La morte di un carabiniere, di un uomo dello Stato, ma prima di tutto di una persona, è passata in secondo piano, etichettando quell’uomo che tanto bene svolgeva il suo lavoro come “lo sposato da quarantatré giorni”.

Lo spettacolo e il suo dominio

Guy Debord (1931-1994), fondatore dell’Internazionale Situazionista.

Guy Debord, filosofo e sociologo francese del secolo scorso già nel 1967 e più approfonditamente nel 1988 (attraverso La società dello spettacolo prima e I Commentari sulla società dello spettacolo poi), ha analizzato come la presenza dei media si stesse pian piano trasformando in dominio. Il dominio spettacolare è la sostituzione della realtà con la rappresentazione. Il potere delle menti sta infatti nei media, che distraggono il pubblico dalla verità e la sostituiscono con la menzogna generalizzata. Per il filosofo francese esistono cinque caratteri fondamentali attraverso cui lo spettacolare trae vantaggio: il rinnovamento tecnologico, la fusione economico-statale, il segreto generalizzato, il falso indiscutibile e l’eterno presente.

Giornalista = funzionario mediale

Copertina de “La società dello spettacolo” edito da Baldini e Castoldi, i tascabili, Milano 2013.

L’identità tra giornalista e funzionario mediale è data da Debord nel commentario VII ( G. Debord, La società dello spettacolo, I tascabili Baldini e Castoldi, Milano 2013, p. 199). Qui il filosofo francese spiega come il dominio spettacolare si serva dei giornalisti come strumenti attraverso cui accrescere il proprio potere ammettendo la propria sostituibilità, di fatto «non bisogna dimenticare che ogni funzionario mediale, sia tramite lo stipendio che tramite altre ricompense o conguagli, ha sempre un padrone, e a volte parecchi; e che ogni funzionario mediale sa di essere sostituibile» (ivi).

Nel 2019 siamo tutti funzionari mediali, tutti soggetti al fascino dello specchio narcisistico e auto-elogiativo che sono i Social Network. Notizie verificate da nessuno viaggiano nel cyber-spazio e diventano fruibili da chiunque possieda una qualsivoglia piattaforma digitale connessa a Internet. Lungi dalla demonizzazione di un sistema che possiede molte caratteristiche positive, Debord fu il primo a presagire la deriva che oggi ci rende schiavi di un sistema governato da like, visualizzazioni e condivisioni, a cui non importa della notizia ma che anzi la costruisce in modo da attirare a sé più gente possibile.

Per questo mi auguro che il vice-brigadiere Mario Cerciello Rega possa essere ricordato come un uomo che ha dato tutto per il suo lavoro e non semplicemente come “lo sposato da 43 giorni”.

Francesco Azzara

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: