Il divino e l’umano: Ego e lo scopo ultimo dell’esistenza

Com’è risaputo, l’umanità ha iniziato prima a pregare che a filosofare. Da sempre si è fantasticato sulla presenza o meno di uno o più dei, di un principio ordinatore che governasse l’universo. Nel MCU il personaggio Ego ci mostra come potrebbe essere un dio, immaginato forse come “umano, troppo umano”.

Capita spesso (quantomeno a me) di chiedersi come potrebbe essere un dio, una creatura onnipotente che può decidere della mia esistenza e di quella di tutti gli altri. Nella sua lunga storia, la signora Marvel ha provato anch’essa a parlare di divinità e di grandi poteri: Odino, Thor, gli Eterni, i Celestiali, il Supremo e tanti altri. Ma da grandi poteri derivano grandi responsabilità, nello specifico una nostra responsabilità: cosa possiamo dire, noi, di queste entità cosmiche?

Un dio nel cosmo: Ego, il pianeta vivente

Partiamo dal principio, un po’ in tutti i sensi: chi è Ego il pianeta vivente? All’interno dei Comics Marvel, Ego è una delle primissime entità originatasi nell’universo ad aver raggiunto la coscienza. Partendo da un embrione, attorno a questo si sviluppò un organismo vivente. Egli è un Celestiale, vale a dire una delle entità ordinatrici e originarie dell’universo Marvel. Ego è però differente da altri Celestiali, per ambizioni e per comportamento, tant’è che non punta all’equilibrio del cosmo ma alla propria espansione. Nel Marvel Cinematic Universe (o MCU) Ego viene presentato allo stesso modo, se non fosse che non è mostrato prettamente nella sua vera forma (un pianeta vivente) ma più in forma umana (la quale non è altro che una forma rimpicciolita e antropomorfa di sé, creata appositamente per interagire con le altre creature biologicamente più semplici). Soffermiamoci sull’Ego del MCU: egli è una divinità sotto molti aspetti, genera da sé ciò che da lui stesso dipende (la ‘vita’ sulla superficie del suo pianeta), sul suo pianeta è praticamente onnipotente e si mostra un po’ come noi ci aspettiamo che un dio sia, con cappelli e barba lunghi, grigi e bianchi. Ma una creatura del genere che scopo ha? Cosa lo spinge verso il futuro nei suoi milioni di anni di esistenza? Inizialmente, come spiegato da lui stesso, egli ricercava altra vita ma ben presto Ego vide che le forme di vita con cui aveva a che fare erano inferiori a lui sotto ogni aspetto. Ritenendosi superiore, Ego desiderava rendere la vita nell’universo a sua immagine e somiglianza e per questo, nel corso dei suoi viaggi per l’universo, decise di innestare parte di sé nel pianeta visitato. Ma Ego non girava per pianeti a caso, bensì cercava compagne con cui avere una prole, dato che per poter assoggettare altri pianeti aveva bisogno del potere di un altro Celestiale. Ben presto però la sua smania d’onnipotenza gli si ritorse contro dato che i Guardiani della Galassia, tra cui suo figlio Star-Lord, lo uccidono facendo esplodere il cervello-nucleo al centro del pianeta.
Ego è un dio, ma un dio “umano, troppo umano“. Ma che cosa possiamo dire noi degli dei? Cosa possiamo dire sullo scopo ultimo dell’uomo (e del dio)? E ancora, che voce in capitolo ha l’uomo per parlare del divino?

Ego si volta prima di essere colpito dalla navicella spaziale pilotata da Yondu

 

Considerazioni sullo scopo ultimo ed il divino 

In filosofia si discute da secoli sullo scopo ultimo a cui si tende, la meta finale agognata e (forse) mai raggiungibile che fa da faro. Per Aristotele il fine ultimo dell’uomo è il raggiungimento della felicità per mezzo delle virtù etiche e dianoetiche. Utilizziamo ora questo esempio per capire l’utilità del fine ultimo. Un fine è qualcosa a cui tendere, un ideale regolatore che ci fornisce un orizzonte di senso a livello esistenziale. Giungere al fine equivale a realizzarsi e a realizzare la propria essenza. Ego fa esattamente questo: il suo desiderio è che la vita prosperi a sua immagine e somiglianza e per realizzarlo è disposto a sacrificare le forme di vita che considera inferiori per uno scopo che considera più grande e più pregnante.
Ego è una delle tante rappresentazioni del divino, è cinico e senza rimorsi e che per milioni di anni architetta la propria ascesa. Ora, in che rapporto saremmo noi uomini con questo dio? E ancora, in modo più generale, in che rapporto è ciascuno di noi col divino e con la divinità? Le risposte alla prima domanda possono essere le più disparate ma c’è senz’altro chi accetterebbe a testa bassa il ‘volere divino‘ di Ego e chi lotterebbe per preservare la propria esistenza, un po’ come il Signore hegeliano. La risposta alla seconda questione è più complessa, dato che ciascuno di noi ha un rapporto direi personale col divino. Non esiste un Ego nel nostro universo ma pensare ad una divinità può suscitare i pensieri più disparati, dalla devozione al timore, dalla gioia al terrore. Dio, nel corso dei secoli, è stato l’orizzonte ultimo delle religioni occidentali, forniva una dimensione di senso complessiva che garantiva un’esistenza ‘al di qua‘ e poi una ulteriore ‘al di là‘. Oggi, con la secolarizzazione, le divinità vengono tirate giù dagli alti piedistalli in cui erano state poste e vengono esaminate, studiate e a volte demolite. Per Nietzsche Dio è morto ed è stato ucciso dalla falsa religiosità borghese. L’uomo contemporaneo si ritrova quindi spaesato, confuso tra la vecchia religione preconfezionata ed una visione personale del divino. Dio non è più ‘la calda speranza‘ in cui ritrovare riparo, ha finito per fornire nient’altro che uno dei possibili modi di intendere l’universo ed il mondo e questo spaventa l’essere umano, che ha bisogno di certezze.

La testa mozzata di un Celestiale sconosciuto, usata qui come metafora del declino del divino

E dunque?

Ego è stato utile per mettere in luce alcuni aspetti, come il termine ultimo, fondamentali per l’esistenza umana. Egli è una divinità capricciosa, più simile (per certi aspetti) alle divinità greche più che ad un dio vero e proprio ma in fin dei conti ci è stato utile per tirare in ballo argomenti importanti e centrali per l’essere umano quali il rapporto col divino e la visione che si ha della divinità. “E dunque?” direte voi. Purtroppo non ho la risposta su quale sia lo scopo ultimo, né su come definire la divinità, ma sicuramente la discussione non finisce qui.

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