Il Diavolo veste Prada e la psicologia ti insegnano le regole per un colloquio di lavoro

Il Diavolo veste Prada e la psicologia ti insegnano le regole per un colloquio di lavoro

Colloquio di lavoro di Andy Sachs con Miranda Priestly (movieplayer.it)

Cosa cerca in noi chi fa colloqui di assunzione? La risposta è ne Il Diavolo veste Prada.

(youmovies.it)

Miranda Priestly, nel film direttrice di una rivista di moda, assume una ragazza che non ha la minima idea dello stile, del senso della moda, insomma diversa dal solito. Perché?

Come funziona un colloquio di lavoro?

Nei colloqui di assunzione ci viene chiesto come ci comporteremmo in alcune situazioni lavorative e ci vengono fatte delle domande di carattere personale. E’ valutato il contenuto di ciò che diciamo e alcuni aspetti che fanno parte del linguaggio non verbale. Viene posta attenzione alla stretta di mano che conferisce o meno carattere alla persona, all’abbigliamento che ci dice quanto il candidato tiene alla situazione in cui si trova, al modo di gesticolare che rivela il livello di agitazione, al tono della voce e a tutta una serie di altri piccoli dettagli.

I trucchetti su come comportarsi ad un colloquio sono, ormai, di dominio quasi pubblico. Ad esempio, è risaputo che molto spesso le sedie su cui il selezionatore ci fa sedere sono ben lontane dalla sua scrivania, in modo da poter osservare se teniamo le gambe incrociate in segno di difesa e se continuiamo a cambiare posizione quasi non trovassimo il nostro posto nel mondo. Sappiamo di dover essere sicuri nell’esporre i nostri valori e di dover guardare negli occhi il selezionatore per dimostrare di non temere il suo confronto.

Perché, allora, non siamo tutti candidati perfetti che vengono assunti immediatamente? La verità ce l’ha mostrata Andy Sachs, aspirante assistente della redattrice di moda Miranda Priestly nel film Il Diavolo veste Prada. Andy è una ragazza insicura, totalmente negata per il mondo della moda e con una scarsa considerazione della rivista di Miranda Priestly. Eppure, viene assunta. Come mai?

(mooves.it)

Il valore psicologico della diversità

La risposta è tanto semplice quanto assurda. Andy è diversa dal prototipo di ragazza solitamente assunta per quel ruolo. Le altre collaboratrici, infatti, sono un po’ frivole, magre, ben vestite e con una totale devozione per la rivista Runway. Andy, invece, non incarna nessuna di queste caratteristiche. Come ci insegna Gary Dessler nel libro Gestione delle Risorse Umane, a chi si occupa di fare selezione del personale viene insegnata la Job Analysis e la Person Specification, ovvero viene insegnato a delineare un prototipo di persona adeguata sotto vari punti di vista a ricoprire quel ruolo lavorativo. Quando ci presentiamo ad un colloquio di lavoro viene, infatti, valutato quanto noi corrispondiamo all’archetipo di cui si ha bisogno. Questo porta inevitabilmente a credere che siano perfetti solo quei candidati che hanno il curriculum vitae scritto in formato europeo, che si presentano in giacca e cravatta per un’intervista in una multinazionale o con le scarpe dell’ultima collezione per un colloquio nel mondo della moda.

La verità è che a nessuno di noi, nemmeno a chi lavora in un ufficio di Human Resources, rimane in mente una persona uguale alle 10 che ha intervistato prima e alle 5 che intervisterà dopo. Il meccanismo psicologico che sta alla base di questo fenomeno è la categorizzazione. Dividiamo cioè le persone, i fatti e gli oggetti in differenti categorie in modo da poterle recuperare più velocemente in memoria tramite le euristiche. Le euristiche sono scorciatoie cognitive che ci permettono di risparmiare tempo ed energia. Siamo, quindi, talmente abituati ad incasellare tutto ciò che ci circonda in una categoria, per cui ciò che risulta familiare non cattura più la nostra attenzione.

E’ stato invece dimostrato che in noi esseri umani, sia neonati che adulti (Rigoldi, Bulf, Tagliabue, Macchi Cassia 2015), uno stimolo diverso dal solito ci rende attenti, svegli e ci permette di ricordare in maniera più efficace. E’ quindi una strategia psicologicamente vincente mostrare le nostre peculiarità anche se non rispecchiano a pieno le regole del colloquio perfetto.

Quindi come fare?

Alt! E’ vero che non tenere le gambe incrociate mostra sicurezza, che dare una bella stretta di mano ci conferisce carattere  e che ci sono degli argomenti che possono farci guadagnare punti. Tuttavia, è altrettanto vero che possiamo permetterci di scrivere un cv in formato grafico e non necessariamente in formato europeo e possiamo vestirci secondo il nostro gusto personale e non seguendo degli stereotipi.

Perché la verità è che l’abito fa il monaco, sia quando rispecchiamo uno stereotipo, sia quando non lo rispecchiamo. L’Abito ha fatto il monaco anche nel caso di Andy rendendola diversa sia esteriormente che interiormente dalle altre ragazze che lavorano per Miranda. Dal momento che ciò che mostriamo all’esterno dice così tanto su come noi siamo all’interno, dobbiamo puntare l’attenzione su ciò che ci rende diversi dagli altri, unici, accorgerci di cosa il nostro abito dice sul monaco che siamo e sul motivo per cui dovrebbero scegliere noi e non solo chi rispetta tutti i requisiti della Job Analysis.

Essere se stessi ci rende per forza di cose diversi dagli altri e quindi psicologicamente più interessanti. Nel caso di Andy ne Il Diavolo veste Prada ha fatto la differenza la sua integrità morale, la sua voglia di imparare e, diciamocelo, il suo cattivo gusto nel vestire. E nel tuo?

 

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