Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo: la relazione tra scienza e cultura secondo Snow

Scienza e cultura erano sorelle che dialogavano apertamente. Ora sono due mondi diversi. 

 

La cultura e la scienza sono oggi viste come due tipi di sapere diametralmente opposti: uno teorico e con lo sguardo verso il passato. Il secondo, al contrario, è una conoscenza pratica che punta al futuro. Tale scissione costituisce la normalità e i rappresentanti dei rispettivi poli guardano con pregiudizio la loro controparte. Questo istinto di prevaricazione lascia pensare che uno dei due saperi sia più importante rispetto all’altro, ma è davvero così?

Due sorelle

Aristotele, Democrito, Pitagora. Sono solo alcuni nomi dei filosofi greci più conosciuti. Il loro pensiero si sviluppa su una base filosofica a cui si aggiunge la conoscenza matematica e il sapere pratico, una combinazione tale da fare di loro intellettuali a 360°. Nel corso dei secoli e con l’evolversi del pensiero, scienza e cultura restano strettamente legate. La conoscenza e il sapere vengono diffusi tramite la cultura, ne è esempio lampante la Divina Commedia. L’opera prima del sommo poeta è una commistione maestosa di pensieri filosofici ripresi da Tommaso d’Aquino, scienza basata sul sistema tolemaico, e via dicendo. Questo rapporto di assoluta equità si manifesta in maniera ancora più evidente con Leonardo Da Vinci. Il suo operato è una meravigliosa combinazione di letteratura, arti figurative, tecnica e innovazione.

 

Separazione

L’armonia sembra subire una prima scossa con Galilei, nel ‘600. Questi delinea le prime grandi differenze tra la teoria e la pratica, pur servendosi di testi in volgare per diffondere il suo pensiero. In particolare si concentra sul linguaggio, infatti la scienza deve avvalersi di un lessico tecnico e specifico. La vera separazione però, avviene durante la Rivoluzione industriale, con la creazione di nuove macchine e il loro utilizzo nell’industria. Si è andato delineando un modello che si è distaccato dalla cultura, dal sapere umanistico. Lo scrittore e scienziato Charles Percy Snow, vive a cavallo di questi due mondi durante il ventesimo secolo. La divisione tra scienza e cultura è più viva che mai, ed egli deve fare i conti con due mondi che a stento si guardano in faccia. Ciò porta l’intellettuale a riflettere sull’effettiva rilevanza della cultura rispetto alla scienza, e su come il sapere sia giunto ad una divisione così drastica. Da qui nasce The two cultures and the Scientific Revolution. 

Two polar groups: at one pole we have the literary intellectuals, at the other scientists, and as the most representative, the physical scientists. Between the two a gulf of mutual incomprehension.
C. P. Snow, Le due culture e la rivoluzione scientifica.

Esclusione

La situazione descritta da Snow si presenta in questo modo: due poli che si escludono a vicenda. Da una parte i letterati che considerano gli scienziati dei vanesi, superficiali ottimisti. Dall’altra, i fisici, ingegneri e matematici che disprezzano i letterati per la loro incapacità di guardare avanti. Secondo Snow, tutto ciò è frutto di malintesi e pregiudizi. Infatti, lo scienziato è ben consapevole dei fallimenti che la vita e gli studi possono portare, e il letterato sa anche troppo bene che il futuro è avanti e non indietro. Il problema consiste nell’abbattere tali preconcetti e avvicinarsi a un mondo diverso. In questo senso Snow auspica una collaborazione da entrambe le parti per cercare delle soluzioni utili e creative.

Soluzione=combinazione?

Il problema esposto da Snow purtroppo è ancora molto attuale. Cultura e scienza sembrano non comunicare, anche se ci sono stati dei passi avanti. Per esempio, il progresso pone spesso questioni di natura filosofica, basti pensare alle conseguenze dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. È innegabile che scienza e cultura si contrappongano per linguaggio ed espressione, ma il fine è sempre lo stesso: il miglioramento della vita dell’uomo. Gli scienziati ricercano questo obiettivo nella praticità, mentre gli umanisti si focalizzano sull’individualità. Perché non collaborare? Perché non è facile entrare in un mondo a cui non sentiamo di appartenere. Ma forse, la soluzione migliore è proprio la combinazione di questi due universi. In particolare, è necessario concentrarsi sui punti in comune e fare di questi un ponte tra due sorelle che non si parlano da troppo tempo, re-instaurando un Dialogo aperto e diretto sui due nuovi massimi sistemi del mondo.

 

È possibile che tutto possa essere descritto scientificamente, ma non avrebbe senso, sarebbe come se descrivessimo una sinfonia di Beethoven come una variazione nelle pressioni di onde.

Albert Einstein

 

 

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