Il decreto Green Pass non è più questione di fiducia: vediamo cosa implica

Da mesi il cosiddetto governo dei migliori è spaccato sulla questione Green Pass. Questione che si è risolta solamente oggi, con un nulla di fatto.La maggioranza parlamentare fedele al governo Draghi si è riappacificata solamente ieri, martedì 7 settembre, su una questione molto ostica: il Green Pass. Tanto discussa, quanto importante, la Certificazione Verde ha fatto seriamente tremare la tenuta dell’esecutivo. Infatti, nei giorni scorsi, non solo l’opposizione di Fratelli d’Italia, ma anche un’importante forza di maggioranza, ossia la Lega, hanno presentato diversi emendamenti per cercare di modificare il decreto Green Pass, proposto dal cabinet. La situazione sembrava presagire la necessità dell’apposizione della questione di fiducia, ma fortunatamente non è stato così.

Il dl Green Pass

Di Certificazione Verde se ne parla da diverso tempo, ma ora che stiamo virando verso l’autunno, la questione è ancora più sulle bocche di tutti. Con l’arrivo della stagione fredda, difatti, il governo Draghi prospetta un uso sempre più massiccio di questo strumento, sotto consiglio del Comitato Tecnico Scientifico, per evitare recrudescenze epidemiologiche e chiusure generalizzate. Il decreto legge che sta spaccando le aule parlamentari parla proprio di questo. Innanzitutto, il Green Pass avrà una validità di 12 mesi e non più di 9. Oltre a ciò, si va verso l’obbligo vaccinale per tutti i dipendenti della pubblica amministrazione, con il benestare del ministro Brunetta. I punti che più fanno discutere sono due: il primo è relativo all’obbligo vaccinale nelle aziende, osteggiato dalle parti sociali; il secondo riguarda, invece, l’obbligo vaccinale per tutta la popolazione italiana. Come abbiamo detto, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Italia Viva e Liberi Uguali sono tendenzialmente d’accordo con la linea dell’estensione del Certificato Verde. D’altro canto, il Carroccio e Fratelli d’Italia non sono dello stesso avviso.

Le peripezie del dl Green Pass

Per ora, il decreto Green Pass è stato discusso solamente in uno dei due rami del Parlamento italiano, la Camera dei Deputati. Qui, Lega e Fratelli d’Italia hanno presentato diversi emendamenti, ossia proposte di modifica all’atto. Ciò, naturalmente, ha rallentato e reso più difficile la discussione del tema, considerato dal governo, però, come essenziale e urgente. Questa situazione ha portato i più a temere l’apposizione della questione di fiducia sul decreto. Sapendo la pericolosità di tale mossa, però, la compagine di Matteo Salvini ha deciso di ritirare gli emendamenti da lei esposti, in cambio della rassicurazione di un dialogo democratico, senza questione di fiducia.

Cos’è un decreto legge (dl)?

Tutti sappiamo, più o meno, cos’è una legge: è l’elemento base costitutivo del nostro ordinamento giuridico. Ma un decreto legge? Questo è un atto normativo equiparato alla legge ordinaria, pur non avendone la forma. Legge e decreto legge occupano la stessa posizione nella scala gerarchica delle fonti giuridiche, in quanto possono abrogarsi ed essere abrogati vicendevolmente. Il decreto legge, però, è un caso particolare: è una deroga della funzione legislativa, esercitata da un soggetto esterno al Parlamento. Proprio per questo, è disciplinato dall’articolo 77 della Costituzione. Il governo può adottare questo atto normativo con forza di legge solo in casi straordinari di necessità e urgenza, di propria iniziativa e sotto la propria responsabilità. Questo viene deliberato dal Consiglio dei Ministri, poi emanato dal Presidente della Repubblica e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, che gli conferisce validità immediata. I suoi effetti sono provvisori: essi perdono efficacia fin dall’inizio, ossia retroattivamente, se il Parlamento non converte il dl in legge ordinaria entro 60 giorni dalla pubblicazione.

La questione di fiducia

Sentiamo sempre parlare di sfiducia: un politico che deposita una mozione di sfiducia a un ministro, una compagine parlamentare che prova a sfiduciare l’intera squadra di governo e così via. Ma dopo tante (e recenti) sfiduce, parliamo della questione di fiducia, da non confondere con il rapporto di fiducia. Quest’ultimo è semplicemente il requisito fondamentale perché un esecutivo possa governare: senza la fiducia delle due Camere, non si fa nulla. La questione di fiducia, invece, è uno strumento nelle mani del governo, non presente in Costituzione, ma in diversi regolamenti interni e, soprattutto, nella legge 400 del 1988. Essa viene posta dall’esecutivo in carica su una sua iniziativa legislativa, che ritiene particolarmente importante e fondamentale. Ciò implica il legame fra l’approvazione dell’atto normativo e la sopravvivenza stessa del governo: infatti, se, in sede di discussione, il Parlamento vota contro l’iniziativa legislativa proposta, viene meno la fiducia delle Camere nei confronti de cabinet e questo si dimette. In caso di voto favorevole, invece, l’atto è approvato e il governo rimane al suo posto. Ovviamente, la questione di fiducia è un mezzo per fare pressione sulla maggioranza, tanto che la votazione è per appello nominale, con tanto di blocco degli emendamenti.

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