Il Superuovo

Quali sono gli autori dell’Antica Grecia con più influenza sui posteri? Vediamone quattro

Quali sono gli autori dell’Antica Grecia con più influenza sui posteri? Vediamone quattro

L’antica Grecia è nota come la culla della democrazia e di buona parte della cultura occidentale e anche per quanto riguarda la letteratura i secoli successivi le sono molto debitori.

In questa lista prenderemo in considerazione alcuni autori e pensatori greci le cui opere hanno fortemente influenzato i posteri.

Aristotele

Insieme a Platone e Socrate è il filosofo greco più noto e con maggiore influenza nei pensatori successivi. Il suo pensiero spazia su più fronti e tocca argomenti anche molto diversi tra loro: si passa dalla politica nella “Costituzione degli Ateniesi”, fino all’etica nella celeberrima “Etica nicomachea”, per raggiungere persino la zoologia, argomento a cui dedica diverse opere. Anche per questa sua conoscenza ampia e quasi enciclopedica venne definito da Dante “il maestro di coloro che sanno”. Proprio su Dante Aristotele esercitò una grande influenza, tant’è che il sistema filosofico su cui si regge quasi per intero la Divina Commedia è quello aristotelico, al quale si deve aggiungere la fedele rappresentazione del creato, con la terra immobile al centro dell’universo e i nove cieli del Paradiso che le ruotano attorno. Ancora, Dante riprende la visione aristotelica di una triplice divisione dei peccatori in incontinenti, violenti e fraudolenti secondo quanto affermato dallo Stagirita. Dante non leggeva il greco pertanto desunse il pensiero di Aristotele dal grande sistema filosofico dominante nel medioevo, quello della Scolastica, che in gran parte faceva riferimento al grande filosofo greco.

Omero

Omero, che sia esistito o meno, è spesso considerato il padre della letteratura occidentale. L’Iliade e l’Odissea hanno ancora oggi enorme fascino e sono state riprese più volta con adattamenti cinematografici e letterari. Nell’antichità qualsiasi poeta volesse cercare di dar lustro al proprio nome non poteva fare a meno di confrontarsi con Omero, figura irraggiungibile ma sempre presente, come lo sguardo torvo di un superiore nei confronti di un dipendente. Si potrebbero citare centinaia di continuatori del padre dell’epica, ma il più noto e apprezzato è sicuramente Virgilio, romano autore dell’Eneide, il poema epico, ricalcante i due omerici, che narra la genesi di Roma, a partire dal viaggio di Enea in fuga da Troia. Il racconto di questa vicenda non aveva come fine ultimo solo l’innalzamento dei natali di Roma a una tradizione eccelsa, quella appunto del ciclo troiano, ma voleva anche segnare una continuità tra l’opera di Omero e Virgilio, ritenuto suo degno epigono in lingua latina.

Callimaco

Si tratta di un nome non troppo noto al grande pubblico, ma l’influenza che questo poeta ellenistico ebbe nei secoli immediatamente successivi fu rilevante. Callimaco fu il primo a sostenere il primato della poesia raffinata, breve e d’occasione rispetto alla dominante poesia epica che dai tempi di Omero (anche lui in questa lista) aveva fatto da padrona allo scenario letterario della Grecia. A Roma, in particolare, fiorì un gruppo di artisti che subì una notevole influenza da questo poeta, quello dei poeti neoterici. Questi, e prima di loro il disomogeneo gruppo noto come “preneoterici”, e tra tutti il loro capofila Catullo, riprendevano attraverso il concetto di labor limae la necessità che sentiva Callimaco di permeare i propri carmi di raffinatezza e cura formale, senza rinunciare alla brevità del componimento. Certamente i Neoterici non disdegnarono di cimentarsi nell’epica, ma quello per cui sono ricordati dalla storia è certamente la loro aderenza a questo nuovo modo di fare poesia, che predilige componimenti brevi e spesso d’occasione.

Menandro

Menandro fu un commediografo greco vissuto a metà del IV secolo, unico esponente rimasto della commedia nuova. Questa corrente del genere della commedia presentava una forte novità, specialmente rispetto quella antica, di cui Aristofane è il maggior esponente, per la rappresentazione di soggetti e vicende di stampo quotidiano e cittadino. Per fare questo Menandro utilizza spesso dei personaggi “fissi”, nominalmente diversi di opera in opera, ma con molte caratteristiche in comune: ci sono i giovani innamorati, il vecchio languido, l’avaro e così via. Queste categorie di personaggi, così come l’intreccio che spesso gira attorno a una vicenda d’amore o a uno scambio di persona, furono fatte proprie dai più noti commediografi latini, Plauto e Terenzio, da cui si ispirarono anche numerosi commediografi successivi per i tipi del teatro comico, le maschere e molte situazioni. In questo senso Menandro, attraverso la mediazione latina, ebbe un grande influsso anche sulla commedia a cavallo tra ‘700 e ‘800.

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