Colpo di stato in Guinea: ricostruiamo la storia del Paese alla luce degli eventi recenti

Il 6 settembre 2021 la Guinea è stata coinvolta in un cruciale colpo di Stato che ha posto fine alla presidenza di Alpha Condé, un evento da cui sono scaturite ulteriori conseguenze.

Motivato dal colonnello Mamady Doumbouya (leader dei golpisti) come evento necessario e volto a contrastare la gestione non efficiente del paese da parte delle istituzioni vigenti, il golpe in Guinea segna un nuovo capitolo del paese, aprendo realtà complesse. Ripercorriamo le tappe della storia di tale nazione.

La storia pre-coloniale

Prima dell’insediamento coloniale, l’attuale territorio della Guinea ha visto l’insediamento di una serie di imperi, primo tra tutti l’impero del Ghana, che vi si è insediato intorno al 900. Seguirono poi l’impero del Sosso e quello del Mali. Prima della colonizzazione infatti, il continente africano era delineato da confini fluttuanti che mutavano a seconda di varie condizioni, come la capacità del centro di controllare le periferie. Ci sono stati ad esempio imperi costituiti da comunità guidate da capi locali che a seconda dei momenti dovevano pagare dei tributi all’imperatore rientrando nella sfera di controllo del regno. Fu poi la volta dell’impero Songhai, che a sua volta si estese anche in questo stato, e resistette addirittura fino al XVI secolo, quando venne sconfitto dalle potenti forze del Marocco. Due secoli più tardi, il paese conobbe la propagazione dell’islam, un fattore che permise degli scambi culturali rilevanti, e l’arrivo della popolazione Fula, che intrattenne importanti rapporti anche con i mercanti europei, stabilendo scambi che si basavano primariamente sulla vendita di prodotti locali come l’avorio, i grani di melegueta, ma anche gli schiavi. Con il passare del tempo la Guinea venne fortemente coinvolta nella tratta degli schiavi (nello specifico in quella atlantica, che prevedeva la vendita di schiavi africani nelle terre al di là dell’Oceano Atlantico).

La storia coloniale e l’indipendenza

Nella storia coloniale della Guinea la protagonista indiscussa è la Francia. A seguito dell’abolizione della tratta degli schiavi difatti, il paese riuscì comunque a garantirsi una presenza in loco. Il controllo dell’intero territorio venne ottenuto tramite una penetrazione basata su azioni militari, spesso sanguinose, come dimostra quella capitanata dal generale Faidherbe contro le figure ribelli. Una volta ottenuto il controllo, i francesi si cimentarono in opere di sanificazione  e bonifica dei territori, in modo da incentivare il commercio di prodotti locali (come le banane) e soprattutto stabilire dei prezzi ad hoc a favore della Francia. È interessante constatare come però la linea teorica adottata dal paese nella sua “missione coloniale” mostri sul piano pratico delle differenze notevoli. L’idea di base era quella di collegarsi al “presupposto di universalità umana“, traendo spunto dalla Rivoluzione francese per cui la Francia si vede investita di un ruolo di paese civilizzatore per eccellenza, motivo per cui almeno nella prima fase del colonialismo francese, i sudditi coloniali erano visti come potenziali detentori dei diritti francesi, potendo però raggiungere la cittadinanza solo dopo un processo di assimilazione. Nella teoria dell’approccio francese assimilazionista, si arriva ad ottenere la cittadinanza tramite un percorso di accettazione e integrazione dei sudditi coloniali al modello francese. Questa attitudine teorica di una potenziale uguaglianza universale trova però una diversa applicazione pratica, in quanto furono pochissimi gli africani che ricevettero effettivi diritti politici, così come furono molti i casi di trasgressione dell’insieme di diritti complessivamente intesi come primari. La presenza francese in Guinea cominciò però ad indebolirsi dopo la Seconda Guerra Mondiale, difatti nel settembre del 1958 il paese decise di intraprendere la strada dell’indipendenza anziché ottenere maggiore autonomia all’interno della Comunità Francese (costituita dalle aree in cui la Francia esercitava il proprio controllo, partendo quindi da tale stato fino a coinvolgere tutti i territori acquisiti con dominio coloniale). Il 2 ottobre poi, Sékou Touré battezzò la nascita della Repubblica di Guinea, e poiché a seguito dell’allontanamento dall’influenza francese vennero ridotti anche gli aiuti economici da tale stato, la neonata repubblica si avvicinò maggiormente alla potenza sovietica, per poi normalizzare nuovamente i rapporti con la Francia. La successiva storia del paese è stata segnata da sviluppi particolari, che condussero prima al raggiungimento del potere (fortemente contrastato dalla base della popolazione) del colonnello Lansana Conté a seguito del colpo di stato del 2008 , poi alla gestione del paese da parte di Sékouba Konaté e infine alla presidenza di Alpha Condé.

Il colpo di stato

Tra il 5 e il 6 settembre 2021, la Guinea è stata coinvolta in un colpo di Stato guidato da Mamady Doumbouya (militare ed ex legionario dell’esercito francese) che ha determinato la deposizione del presidente Alpha Condé, il quale ricopriva tale carica dal 2010. I golpisti giustificano le proprie azioni affermando che le motivazioni che li hanno condotti ad agire in tale senso sono la gestione non efficente del paese da parte della presidenza Condé e le conseguenze che ne sono derivate. Tra queste ultime troviamo una precaria situazione socio-economica, la politicizzazione della sfera amministrativa, la corruzione e la povertà. Doumbouya ha affermato di voler sciogliere la costituzione e riscriverne una nuova, rompendo così tutti i legami con il passato. Oltre ad avere risvolti sul campo politico, il colpo di stato ha influenzato particolarmente anche la sfera economica del paese, difatti ha determinato un vertiginoso aumento del prezzo dell’alluminio. Si tratta però di un cambiamento che non si ripercuote solo sul paese, ma anche sull’economia mondiale, essendo la Guinea la primaria esportatrice di bauxite, il minerale utilizzato per ricavare l’alluminia e di conseguenza l’alluminio. Si tratta dunque di un fattore destinato a coinvolgere anche altri paesi, primo tra tutti la Cina, grande importatrice di bauxite, motivo per il quale tenta di intervenire per sollecitare le parti a “mantenere la calma”.  A livello internazionale il colpo di stato è stato condannato dalla Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, dall’Unione Africana e dalle Nazioni Unite, ma all’interno del continente alcuni attivisti osservano con sguardo positivo ciò che si sta delineando in Guinea. Si struttura così un quadro complesso e costellato da punti interrogativi, i cui sviluppi potrebbero inasprirsi ulteriormente.

 

Lascia un commento