Il Superuovo

Chi deve scegliere? L’epopea del diritto all’aborto dagli anni ’70 ad oggi

Chi deve scegliere? L’epopea del diritto all’aborto dagli anni ’70 ad oggi

Il dibattito sull’aborto legale divide le opinioni da lunghi anni: tra passato e futuro, progresso e regresso, cercheremo di capire chi ha il diritto di scegliere

La Repubblica di San Marino rimane uno degli ultimi paesi in Europa che ancora punisce con il carcere le donne che praticano l’aborto e chi lo favoreggia. Il prossimo 26 settembre, tramite un referendum,  i sammarinesi sceglieranno per il sì o per il no.

Il caso di San Marino

La Repubblica di San marino, al confine tra le Marche e l’Emilia-Romagna, è un minuscolo stato indipendente abitato da 33.000 persone. All’interno del territorio della Repubblica l’aborto è illegale in ogni caso: stupro, gravi malformazioni fetali, pericolo di vita della donna non sono rilevanti. Ogni donna che sceglie di interrompere la gravidanza, ma non solo, anche chiunque la aiuti materialmente, rischiano il carcere, con pene che arrivano fino ai sei anni. Ma, grazie all’azione dell’Unione donne sammarinesi, lo scorso marzo il Collegio Garante della Costituzionalità delle Norme si è espresso a favore del referendum. Una decisone storica, in un paese che, per quanto piccolo, rappresentava uno degli ultimi baluardi del no all’aborto. Ma dal 26 settembre, secondo le previsioni, le cose potrebbero cambiare nella piccola repubblica della libertà… che poi così libera non era.

Repubblicani texani contro l’aborto

Mentre a San Marino il diritto di scegliere viene lasciato ai cittadini, in Texas è stata varata una nuova legge che vieta alle donne di abortire. Dal primo settembre, non sarà più possibile interrompere una gravidanza oltre le 6 settimane. Il decreto stabilisce che un medico non può praticare la procedura se è rilevabile il battito cardiaco del feto. In questa fase della gravidanza moltissime donne non si rendono nemmeno conto di essere incinte. Il presidente Biden si è espresso sulla vicenda, definendo la legge “…ridicola, quasi anti americana.“. Sembra ci sia poco da fare, nonostante un precedente giudizio della Corte Suprema che vieta agli stati di proibire l’aborto prima che il feto sia vitale, i repubblicani Texani tirano dritto. E così la politica, nel democratico Stato della stella solitaria, si arroga il diritto di decidere per tutti i cittadini.

Il maggio dell’81 e la 194

La questione dell’aborto in Italia esplose nel 1975: erano gli anni della rivoluzione culturale e sessuale nel nostro paese, gli anni delle proteste e delle manifestazioni di piazza. Il tema salì all’attenzione dei media dopo l’arresto di Gianfranco Spadaccia, segretario del Partito Radicale, della segretaria del CISA Adele Faccio e della militante Emma Bonino. I tre si erano autodenunciati per aver praticato aborti e, tramite il Partito Radicale, conducevano una massiccia propaganda pro aborto. Poco dopo, tutti i principali partiti italiani abbracciarono la causa: PRI, PLI, i socialisti del PSI e del PSDI e il PCI. Restavano fuori solo la Democrazia Cristiana e il Movimento Sociale Italiano, apertamente anti abortisti. Cominciò così la lunga epopea per normare l’interruzione di gravidanza nel nostro paese. Un viaggio che vedrà il suo compimento solo il 17 maggio 1981: milioni di elettori si recarono alle urne per esprimere il loro parere sull’aborto legale. In quella data storica, il 68% degli italiani decise, tramite l’appoggio alla legge 194, di lasciare alle donne, e a nessun altro, il diritto di scegliere.

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