Il Superuovo

Gabriele D’Annunzio e il fascismo: la vicenda delle lettere su Palazzo Zoppola

Gabriele D’Annunzio e il fascismo: la vicenda delle lettere su Palazzo Zoppola

Gabriele D’Annunzio, oltre ad essere ricordato come un importante autore della letteratura italiana fu molto attivo nella vita politica. Attraverso le sue azioni tentò di rincorrere l’ideale del superuomo, ma vediamo insieme in che modo.

In tutte le biografie di D’Annunzio o del Vate, come si faceva chiamare, il fascismo ricopre un momento importante per la sua carriera. L’impresa a Fiume fu per lui e i suoi seguaci motivo di forte orgoglio ma questo, insieme alla sua notorietà, lo pose in una posizione ambigua nei confronti del partito fascista.

Il Poeta Vate

Abbracciando i valori di Decadentismo ed Estetismo, D’Annunzio era considerato uno dei pochi letterati in grado di portare avanti una tradizione poetica di secoli. Nei suoi scritti, in poesia e prosa, la ricerca di passione e il piacere travolgono il lettore insieme ai suoi personaggi; egli riuscì a soffermarsi sui processi psicologici e a descriverne gli effetti attraverso uno stile chiaro ma non banale e così ad affermarsi come indiscusso pioniere della letteratura del suo tempo. La sua forte personaltà, però, non si espresse solo nelle opere letterarie, si può dire, anzi, che visse secondo i valori di cui si faceva portavoce. Moltissimi critici hanno studiato le somiglianze della biografia del Vate con il suo Andrea Sperelli, protagonista del romanzo “Il Piacere”. Sperelli è descritto come “impregnato d’arte”, come qualcuno che ha devoluto la sua vita alla ricerca del piacere e dell’arte in ogni sua forma. Non è diversa dall’idea che ha D’Annunzio dell’esteta e di se stesso, egli si considera già da giovane un leader, un pioniere di cultura e di ideali. Quest’immagine si accrebbe soprattutto nel suo periodo “superominista”: dopo aver conosciuto l’opera di Nietzche, infatti, intraprese una lunga attività di militanza politica.

Un superuomo nella storia

D’Annunzio fu eletto per la prima volta al parlamento italiano nel 1897, le sue posizioni politiche erano molto controverse poichè fu eletto nel partito di estrema destra ma decise poi di avvicinarsi al socialismo. La sua battaglia sul piano politico iniziò con la Prima Guerra Mondiale: l’Italia era divisa in due fazioni ed egli propendeva decisamente verso il fronte interventista. Decise di arruolarsi nonostante i 52 anni d’età in nome dell’onor di patria e sempre di quell’eroismo che portava con sè. L’azione per cui è maggiormente ricordato resta l’impresa di Fiume; dopo gli accordi alla fine della guerra, infatti, questa città non venne restituita ai domini italiani e D’Annunzio insieme ad un gruppo di cosiddetti legionari la occuparono instaurando una sorta di dittatura liberale. L’impresa non fu un vero e proprio successo politico, anche perchè pochi anni dopo si pose fine a questa sorta di governo con gli accordi tra Italia e Jugoslavia. Questo evento, però, mette in luce ancora di più la figura di D’Annunzio che acquista una grande notorietà in Italia non solo nell’ambiente culturale. Inoltre, secondo diversi storici, Mussolini stesso prese esempio dagli eventi di Fiume per la sua marcia su Roma. Il Gabriele D’Annunzio eroe politico fa ancora molto discutere di sè: le sue idee sull’uso della violenza per la supremazia della patria e la sua ricerca di affermazione personale hanno portato l’opinione pubblica a dare giudizi di ogni tipo spesso anche negativi. Giordano Bruno Guerri, giornalista e storico, ha pubblicato molti articoli al riguardo per fare chiarezza su quali fossero, almeno secondo la sua interpretazione, le intenzioni e le reali idee del Vate.

Incontri e scontri con i fascisti

Vivere nell’Italia fascista non fu facile per nessuno degli intellettuali dell’epoca, con le leggi sulla censura e con i controlli capillari del regime bisognava essere favorevoli o diventarlo. D’Annunzio nel 1922 era un uomo ancora molto influente, e la sua forte personalità, poteva essere una minaccia per un Mussolini ancora non stabile al potere. Il rapporto tra il Vate e il fascismo è un argomento approfondito da tantissimi storici e letterati, da un lato Mussolini poteva incarnare l’ideale del superuomo che avrebbe rimesso in luce l’onore della patria; dall’altro lato, però, ci sono testimonianze di lettere e scritti dannunziani in cui viene espressa chiaramente la sua posizione antifascista. Per fare un esempio di queste dinamiche ambigue è interessante la vicenda di Palazzo Zoppola. Giordano Bruno Guerri ha rilasciato il 7 settembre un articolo al riguardo in cui mostra un D’Annunzio per così dire, indipendente. Nel marzo del 1924 il poeta cercava di acquistare questo Palazzo Zoppola a Brescia per farne un teatro e una scuola popolare. A causa dei suoi problemi economici dovette indebitarsi ma, insieme all’amico Masperi, riuscì nell’acquisizione del palazzo. I fascisti, venuti a conoscenza dei forti debiti e della collaborazione con i socialisti intervennero facendo sfumare l’idea. Le lettere successive all’evento mostrano un D’Annunzio rassegnato, un superuomo ormai costretto al silenzio da qualcuno politicamente più forte di lui. Si chiuse, infatti, nella sua arte e in una lettera del maggio dello stesso anno mandata proprio a Mussolini si legge “Ho ripreso la mia opera d’artista… Tutto il resto cade”.
D’Annunzio non può essere stato un vero e proprio fascista, anzi, secondo alcuni, Gabriele D’Annunzio non può proprio essere identificato con una fazione politica. Egli segue le sue idee da esteta e i suoi valori da superuomo al di sopra della massa. Certamente non combattè contro il fascismo, pubblicamente era costretto a schierarsi dalla parte del duce, ma non tradisce mai del tutto la sua fede commentando apertamente l’omicidio Matteotti come una “fetida ruina”.

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